Fontana Grande

a cura di Elisabetta Tortora, pubblicato il 26/06/2026

La Fontana Grande, lungo via Cavour, è tra le più antiche e monumentali di Viterbo. Documentata come Fons Sepalis dal XII secolo, fu realizzata e ampliata nel corso del Duecento. In peperino, presenta una vasca a croce greca, protomi leonine e uno sviluppo verticale a coppe sovrapposte. La stratificazione di interventi e il dialogo tra forme romaniche e gotiche ne fanno uno dei maggiori esempi della cultura dell’acqua e dell’identità civica viterbese.

Fotografo non identificato, Viterbo - La Fontana Grande (Lavoro del 1206), 1905, FFC006144 Fondo Ferro Candilera, Archivi Fotografici ICCD
Fotografo non identificato, Viterbo - La Fontana Grande (Lavoro del 1206), 1905, FFC006144

dal Catalogo

La Fontana Grande domina l’omonima piazza lungo uno dei principali assi di attraversamento della città storica, via Cavour. Anticamente nota come Fons Sepalis, è tra le più antiche e monumentali fontane di Viterbo; una fonte con questo nome sarebbe attestata già nel 1192, mentre l’inizio della costruzione del manufatto è tradizionalmente legato al 1206. Nel 1212 il Comune ne affidò la realizzazione ai maestri Bertoldo e Pietro di Giovanni, ricordati dall’epigrafe incisa sulla fontana. L’opera fu successivamente ampliata e nel 1279 raggiunse una configurazione prossima a quella monumentale attuale, per volontà del podestà Orso Orsini e del capitano del popolo Arturo di Pietro da Monte Cocozzone. Interamente scolpita nel peperino, si innalza sopra un’ampia gradinata che segue il profilo della grande vasca inferiore a croce greca; al centro emerge una colonna con capitello corinzio, circondata da protomi leonine collegate a fistole bronzee per l’erogazione dell’acqua, sulle quali compaiono stemmi civici e gentilizi. La struttura prosegue verso l’alto con due coppe sovrapposte e culmina in un articolato pinnacolo, che accentua lo slancio verticale della composizione scultorea. Iscrizioni ed elementi araldici integrano la funzione idraulica con la rappresentazione della memoria civica. La fontana è oggi il risultato di una lunga stratificazione: alle strutture duecentesche si aggiunsero interventi successivi, tra cui il restauro delle grandi protomi leonine attribuito a Benedetto da Perugia nel 1422 e modifiche alla parte superiore nel XIX secolo. La compresenza di un saldo impianto di matrice romanica e di uno sviluppo verticale più vicino al linguaggio gotico conferisce al monumento un carattere peculiare. La Fontana Grande rappresenta così il maggiore episodio monumentale della cultura dell’acqua viterbese, nel quale esigenze funzionali, ambizione architettonica e autorappresentazione comunale hanno dialogato nel corso dei secoli.

Giovanni Gargiolli, Viterbo – Fontana Grande, 1904-1905, gelatina ai Sali d’argento, 18x24, E001395 Fondo GFN, Archivi fotografici ICCD
Giovanni Gargiolli, Viterbo – Fontana Grande, 1904-1905, gelatina ai Sali d’argento, 18x24, E001395

Giovanni Gargiolli, Viterbo – Fontana Grande, 1907-1908, gelatina ai Sali d’argento, 18x24, C001774 Fondo GFN, Archivi fotografici ICCD
Giovanni Gargiolli, Viterbo – Fontana Grande, 1907-1908, gelatina ai Sali d’argento, 18x24, C001774

Bibliografia

Perugi Alessandro, Fontana Grande, In Maria Grazia Gimma (a cura di), Il centro storico di Viterbo, Viterbo, 2001

Piana Agostinetti Cecilia, Fontane a Viterbo. Presenze vive nella città, Roma, 1985

Signorelli Giuseppe, Le fontane di Viterbo, Viterbo, 1929