Fontana di San Tommaso

a cura di Elisabetta Tortora, pubblicato il 26/06/2026

La Fontana di San Tommaso, detta “della Morte”, risale alla metà del XIII secolo ed è tra le più antiche conservate a Viterbo. Realizzata in peperino, costituisce un esempio particolarmente leggibile della tipologia “a fuso”, con vasca circolare, protomi leonine, cuspide ottagonale e pigna sommitale. Nonostante i successivi interventi al sistema di adduzione, conserva la configurazione e il repertorio decorativo della tradizione duecentesca viterbese.

Fotografo non identificato, Viterbo – Fontana della piazza S. Tommaso (sec. XIII), 1918, FFC006145 Fondo Ferro Candilera, Archivi Fotografici ICCD
Fotografo non identificato, Viterbo – Fontana della piazza S. Tommaso (sec. XIII), 1918, FFC006145

dal Catalogo

La Fontana di San Tommaso, comunemente detta Fontana della Morte, sorge nell’omonima piazza, lungo il percorso che collega piazza del Gesù al quartiere medievale di San Pellegrino. La fontana prende originariamente il nome dalla vicina chiesa di San Tommaso; l’opera è databile intorno alla metà del XIII secolo, ed è considerata una delle più antiche conservate a Viterbo. La piazza in cui si colloca, precedentemente denominata delle Carbonare, assunse dal XV secolo il nome della chiesa, mentre dal XVI secolo venne chiamata Piazza della Morte, in seguito all’insediamento nell’edificio religioso della Confraternita dell’Orazione e della Morte, dedita all’assistenza dei moribondi e alla sepoltura dei defunti. La fontana realizzata in peperino costituisce uno degli esempi più rappresentativi della tipologia medievale “a fuso”: la vasca circolare è scandita esternamente da specchiature rettangolari; al centro si innalza un elemento troncoconico caratterizzato da quattro protomi leonine, dalle cui cannelle sgorga l’acqua. Il fusto prosegue con una cuspide ottagonale decorata da motivi vegetali stilizzati e foglie d’acanto, conclusa da una corona di foglie ricurve, che sostiene una pigna sommitale. Le teste leonine e la pigna appartengono al repertorio figurativo ricorrente delle fontane duecentesche viterbesi e contribuiscono alla riconoscibilità di una specifica tradizione architettonica cittadina. Nel corso dei secoli il sistema di adduzione richiese numerosi interventi: sono documentate riparazioni nel 1587 e nel 1607, mentre nel 1777 la fontana rimase priva d’acqua e furono necessari consistenti lavori per ripristinarne il funzionamento. Per la permanenza della configurazione originaria e del suo repertorio decorativo, la Fontana di San Tommaso costituisce una delle testimonianze più leggibili della tipologia “a fuso” e del linguaggio architettonico sviluppato dalle fontane viterbesi nel corso del XIII secolo.

Bibliografia

Bartoli Langeli Attilio, Merli Sonia, Un aspetto della committenza pubblica in ambito urbano: le fontane, Civiltà urbana e committenze artistiche al tempo del Maestro di Offida (secoli XIV-XV), Atti del convegno per la XXIII edizione del Premio internazionale Ascoli Piceno (Ascoli Piceno 1-3 dicembre 2011), a cura di Maddalo Silvia e Lori Sanfilippo Isa, Ascoli Piceno, 2013

Corradini Bruno, Le fontane di Viterbo - The fountains of Viterbo, Viterbo, 1988

Carosi Attilio, Le epigrafi medievali di Viterbo. Secoli VI-XV, Viterbo, 1986