Le fontane pubbliche di Viterbo negli Archivi Fotografici ICCD
Un itinerario delle fontane di Viterbo per una rilettura della città storica. L'acqua costituiva uno degli elementi ordinatori dello spazio pubblico e attraverso il sistema idrico viterbese, quella proveniente dai fossi e dalle sorgenti circostanti veniva canalizzata, andando non solo ad alimentare il fabbisogno civile e produttivo, ma contribuendo anche al decoro e alla bellezza della città. Le fontane monumentali ancora conservate costituiscono oggi una delle permanenze più evidenti di questa organizzazione delle acque.
Fondo MPI, Archivi Fotografici ICCD
Fotografo non identificato, Viterbo - Paesaggio della città dall'alto, ripresa aerea in una foto prospettica dell’Aeronautica Militare, 1931, positivo, bn, MPI6117762
Le fontane pubbliche rappresentano l’emergenza visibile del sistema di approvvigionamento idrico di una città, e testimoniano la capacità idraulica di rendere l’acqua accessibile alla cittadinanza. Tra il XIII e il XIV secolo diverse città del Lazio si cimentarono nella realizzazione di nuovi sistemi di adduzione e canalizzazione, tra queste Viterbo, a partire dal 1276. Non a caso era conosciuta come “la città delle fontane”, per la presenza diffusa di manufatti costruiti nella pietra locale, il peperino, distribuiti nel fitto tessuto medioevale. La rete idrica diventa quindi manifestazione capillare di un’infrastruttura funzionale, caratterizzante dello spazio pubblico. I maestri fontanieri viterbesi acquisirono una reputazione tale da essere chiamati a operare anche fuori città, contribuendo alla diffusione di tali tradizioni tipologiche verso l’Umbria, le Marche e l’Abruzzo. Viterbo divenne così centro di elaborazione e irradiazione di una specifica cultura architettonica delle fontane urbane. Le fontane viterbesi presentano generalmente una vasca a terra, circolare, poligonale o cruciforme, dalla quale emerge un elemento centrale verticale. Si tratta di manufatti autonomi, visibili da ogni lato, riconducibili principalmente a due configurazioni: “a fuso”, per l’elemento verticale centrale, e “a coppe sovrapposte”, nella quale la colonna sostiene ulteriori vasche circolari, proprio quest’ultima viene considerata la caratteristica fontana “alla viterbese”. Esiste, inoltre, un vocabolario figurativo ricorrente: le protomi leonine, dalle quali sgorga l’acqua, simbolo civico e identitario della città, e la pigna sommitale, che nella tradizione iconografica cristiana rappresenta la fertilità e che, associata all’acqua, risulta ancora più legata al tema della rigenerazione e della vita. L’itinerario propone una lettura della città storica attraverso il sistema delle sue fontane, seguendo un percorso tra vicoli e piazze, luoghi religiosi e sedi del potere. Le fontane formano così una trama attraverso cui riconoscere il rapporto che, nel corso dei secoli, ha legato l’architettura delle mostre d’acqua viterbesi e lo spazio pubblico.
BibliografiaBartoli Langeli Attilio, Merli Sonia, Un aspetto della committenza pubblica in ambito urbano: le fontane, Civiltà urbana e committenze artistiche al tempo del Maestro di Offida (secoli XIV-XV), Atti del convegno per la XXIII edizione del Premio internazionale Ascoli Piceno (Ascoli Piceno 1-3 dicembre 2011), a cura di Maddalo Silvia e Lori Sanfilippo Isa, Ascoli Piceno, 2013
Piana Agostinetti Cecilia, Fontane a Viterbo. Presenze vive nella città, Roma, 1985
De Palma Rita Luisa, Lanconelli Angela, Terra, acque e lavoro nella Viterbo medievale, Roma, 1992