decorazione plastico-pittorica, complesso decorativo di Viani, Antonio Maria, Viani, Antonio Maria (e aiuti), Viani, Antonio Maria (e aiuti), Accorsi Pietro Antonio (fine/ inizio secc. XVI/ XVII)

decorazione plastico-pittorica, ca 1592 - ante 1612

Ambiente di pianta rettangolare dotato di soffitto ligneo a cassettoni impostato su mensole. Le testate (meridionale e settentrionale) comunicano con un vano di pianta rettangolare voltato a crociera, con nicchia sulla parete di fondo e presentano un'analoga articolazione architettonica: l'apertura centrale, a tutto sesto, è limitata lateralmente da due semicolonne corinzie sostenenti architrave e timpano triangolare aggettanti e fiancheggiato da due nicchie, sulle quali si collocano due bassorilievi e, a un registro superiore, due incassature recanti dipinti murali monocromi; le testate sono chiuse lateralmente da due lesene con capitello corinzio e base dipinta e recano una zoccolatura dipinta, il cui motivo a finta balaustra corre alla base delle restanti pareti della galleria. La parete occidentale è partita in diciannove campi di differente ampiezza da venti lesene con capitello corinzio: ciascun campo reca, al di sopra dello zoccolo dipinto, una nicchia rettangolare incassata nel muro e una soprastante specchiatura più leggermente incassata, oltre la quale si colloca una nicchia ovale ospitante un busto in gesso e affiancata da due campi dipinti a monocromi. Circa a metà della parete occidentale, in luogo della nicchia rettangolare incassata, si apre una mostra di porta %

  • OGGETTO decorazione plastico-pittorica
  • MATERIA E TECNICA stucco/ modellatura a stampo
    legno/ pittura
    intonaco/ pittura a fresco
    legno/ doratura
    legno, intaglio
    stucco/ doratura
    stucco/ modellatura
    stucco/ pittura
  • ATTRIBUZIONI Viani, Antonio Maria (1550 (?)-1635): architetto
    Accorsi Pietro Antonio (notizie 1592-1596): pittore
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Complesso Museale di Palazzo Ducale
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo Ducale/ D, 1, 33/ Galleria della Mostra
  • INDIRIZZO p.zza Sordello, 40; p.zza Paccagnini, 3, Mantova (MN)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La galleria è collocata nel lato occidentale del cosiddetto cortile della Mostra, denominazione che deriva dall'uso del cortile stesso per feste e parate militari. Fin dal 1556 (Carpeggiani 2003, pp. 192-212) Giovan Battista Bertani risulta impegnato nella realizzazione dei due lati lunghi di collegamento tra i complessi giulieschi della Rustica e dell'appartamento di Troia, ma risale al 1579 la notizia di lavori in una galleria, identificabile con l'ambiente in oggetto, ad opera dell'architetto Pompeo Pedemonte, probabilmente operante su idee dovute a Bertani. La prima configurazione della galleria dovette pertanto attuarsi alla fine dell'ottavo decennio, durante il ducato di Guglielmo Gonzaga e a conclusione dei lavori di raddoppio della loggia dei Marmi (detta anche galleria dei Mesi). Solo a partire dal 1592 circa, tuttavia, durante la prefettura di Giuseppe Dattari (1590-1595) e quindi del successore alla carica Antonio Maria Viani (1595-1630), la galleria riceve la sua definitiva configurazione architettonica; negli anni 1592, 1595 e 1596 sono registrati pagamenti a favore dell'intagliatore Pietro Antonio Accorsi di Guastalla per l'esecuzione del soffitto ligneo a cassettoni e la decorazione interna risulta interamente conclusa tra 1611 e 1612. L'ammodernamento del primitivo ambiente, pensato dal duca Guglielmo per fini espositivi come la vicina galleria dei Mesi (Morselli 2000, pp. 118-119; Rausa 2002, p. 71), comporta una radicale trasformazione: per volontà del duca Vincenzo I, la galleria viene sopraelevata di un registro e nella parte alta della parete orientale sono ricavate grandi finestre, così da aumentare l'illuminazione del lato opposto; le arcate della stessa parete, in un primo momento aperte e con intradosso dipinto (la decorazione risale a dopo il 1608), sono in seguito tamponate e ornate da portali in stucco di accesso ai poggioli, il cui disegno ricalca quello del portale collocato, sulla parete occidentale, a ingresso della cosiddetta “Zoiolera”, ambiente di pianta ottagonale realizzato su progetto di Bernardino Facciotto entro il 1594. La galleria della Mostra, fulcro e snodo ideale del sistema di collegamenti attuati da Guglielmo Gonzaga, fu destinata fin dal suo nascere all'esposizione di parte della collezione famigliare. La parete orientale fu concepita per ospitare sculture entro nicchie, mentre sulla parete opposta, priva di aperture, trovavano collocazione busti e quadri: le 19 campate che la compongono presentano nel registro inferiore una balaustra dipinta, sulla quale si aprono nicchie rettangolari di uguali altezza e profondità, ma differenti lunghezze; sopra di esse si collocano specchiature lievemente incassate, oltre le quali, alla sommità della parete, si dispone una sequenza di nicchie circolari destinate a busti, affiancate da riquadri dipinti (Morselli 2000, pp. 122-126). L'inventario dei beni gonzagheschi del 1626-1627 (ASMn, A.G., b. 330, cfr. Morselli 2000) restituisce l'allestimento della galleria pochi anni prima del passaggio ereditario al ramo Nevers, della vendita parziale della collezione all'Inghilterra e del Sacco della città ad opera dei soldati tedeschi: in essa Vincenzo I aveva fatto collocare almeno tredici sculture antiche, frutto di mirati acquisti o già parte della collezione famigliare (Rausa 2002, pp. 71-72), e quarantasette dipinti, tra i quali i nove “Trionfi” di Andrea Mantegna e la “Morte della Vergine” di Caravaggio. Dal 1612 il duca Ferdinando mise mano all'allestimento vincenzino, prelevando e spostando i dipinti di maggior pregio nel “Logion Serrato” (poi galleria degli Specchi). Un resoconto del tedesco Martin Zeiller (1627-1630, in Morselli 2000, pp. 132-134) descrive, nell'itinerario tra gli ambienti del palazzo, una “sala eccellentemente adorna” con 18 armadi contenenti oggetti d'arte, reliquie, preziosi, armi e meccanismi: l'identificazione con la galleria della Mostra, il cui allestimento era stato recentemente mutato, resta tuttavia solo un'ipotesi. Risale invece al duca Carlo II Nevers (1637-1665) la trasformazione della galleria da luogo eminentemente espositivo di pitture e sculture a galleria “dei libri”, custoditi nelle specchiature a incasso del registro inferiore della parete occidentale; nel 1665, tuttavia, essa ospita ancora dipinti, benchè in numero inferiore al passato, e quattro angeli in terracotta tinti color bronzo nelle quattro nicchie delle testate, due dei quali tuttora conservati a Palazzo Ducale (Piccinelli 2010, pp. 37, 111). La denominazione “galleria dei Libri”, attestata dunque nella seconda metà del Seicento, si mantiene fino ai primi decenni del secolo successivo. Il degrado dell'ambiente comportò, nel 1875, la caduta del soffitto ligneo ad eccezione di due porzioni della metà meridionale, che guidarono la ricostruzione della copertura nell'ambito del restauro della galleria diretto tra 1933 e 1934 da Clinio Cottafavi, grazie al finanziamento messo in campo da Samuel H. Kress
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0303267713-0
  • DATA DI COMPILAZIONE 2017
  • ISCRIZIONI parete ovest, nono settore, su lapide marmorea - Restaurata in parte e / in parte ricostruita / a spese di Samuele En- / rico Kress di New-York / A.D.MCMXXXIV – XII – E.F - capitale - a solchi - italiano
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

BENI COMPONENTI

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