Il castello di Cerro al Volturno
Lucrezia Tumacella de Colonna, baronessa di Cerro tra XVI e XVII secolo, amministrò i feudi dal Castello di Cerro al Volturno, centro strategico della valle del Volturno. La fortezza, nata in età longobarda e rinnovata dai Pandone con torri bastionate e ambienti residenziali, costituì il fulcro delle attività fiscali e gestionali della baronessa, come attestato dalla lapide del 1623 che ne documenta titoli e competenze.
Documento fotografico di opera d’arte, Galleria Colonna, Roma
Autore non identificato, Ritratto di Lucrezia Colonna, riproduzione da opera di Antoon van Dyck, fine XIX – inizi XX secolo, stampa fotografica su carta
Lucrezia Tumacella de Colonna operò all’interno del sistema feudale molisano durante il dominio spagnolo sul Regno di Napoli. L’appartenenza alla famiglia Colonna, dotata di estesi possedimenti tra Lazio, Campania e Molise, suggerisce un inserimento di Lucrezia in una rete dinastica articolata, probabilmente attraverso un matrimonio strategico o un passaggio ereditario. In qualità di baronessa, amministrò i territori dipendenti dal Castello di Cerro al Volturno, coordinando attività fiscali, gestionali e di controllo locale. Dal castello derivavano funzioni di vigilanza sulle rendite, regolazione dei rapporti con i vassalli e supervisione delle infrastrutture feudali.
Il castello costituisce una delle più antiche fortificazioni dell’alto Molise. Il primo impianto, sorto tra X e XI secolo in età longobarda, era collocato sullo sperone roccioso dominante la valle del Volturno, con funzioni di controllo strategico e di protezione del monastero di San Vincenzo. L’assetto attuale deriva principalmente dalle trasformazioni realizzate tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento sotto i Pandone, che integrarono il nucleo primitivo con tre torri circolari bastionate dotate di murature atte al tiro d’artiglieria e coronamenti merlati. Parallelamente, il complesso fu adeguato all’uso residenziale mediante sale di rappresentanza, logge e ambienti abitativi.
La presenza di Lucrezia a Cerro è attestata dalla lapide del 1623, che ne elenca i titoli e conferma la centralità del castello nella gestione di un sistema di feudi comprendente territori nel Lazio meridionale e nel Molise. Nel XVII secolo il castello continuò a svolgere funzioni amministrative e residenziali senza modifiche strutturali di rilievo. Successivamente passò ai Carafa, che ne conservarono l’impianto rinascimentale, e nell’Ottocento ai Lombardi, che ne fecero una residenza privata mantenendo le principali caratteristiche architettoniche. La compresenza di strutture longobarde, integrazioni pandoniane e adattamenti moderni evidenzia la continuità d’uso del castello come centro del dominio territoriale e sede delle principali funzioni amministrative esercitate dalla baronessa.