Il Castello di Riccia

Costanza di Chiaromonte, la Contessa ripudiata
a cura di Mariana Pizza, pubblicato il Dicembre 2025

Costanza di Chiaromonte - ripudiata dal marito quando smise di rappresentare un vantaggio politico per Ladislao I di Napoli, che necessitava di un’alleanza matrimoniale più solida per completare la riconquista del Regno - trasferì la sua autorità nel castello di Riccia, trasformandolo in centro di governo, cultura e prestigio feudale. La sua azione evidenzia la centralità del potere femminile nel Molise tardo-medievale, con il castello come fulcro strategico, amministrativo e simbolico, testimoniando oltre sette secoli di storia locale, resilienza e legittimazione politica.

Zezon incisione da De Luise disegno, Costanza di Chiaromonte, ca. 1838–1845, incisione calcografica su acciaio; ritratto di Costanza di Chiaromonte, regina consorte di Napoli (1389–1392), stampa di Sergio Trippini Illustrazione contenuta in Costanza dei Claromonte di Sicilia. La Chiaromonte sposa di De Capua ripudiata da Re Ladislao – A. Bascetta, S. Cuttrera – 15/01/2021, AbeBooks Napoli
Zezon incisione da De Luise disegno, Costanza di Chiaromonte, ca. 1838–1845, incisione calcografica su acciaio; ritratto di Costanza di Chiaromonte, regina consorte di Napoli (1389–1392), stampa di Sergio Trippini

Costanza di Chiaromonte (fine XIV – inizio XV sec.), figlia di Manfredi III Chiaromonte, conte di Modica, Malta e Gozo, operò nel contesto delle tensioni dinastiche tra Angioini e Aragonesi alla fine del XIV secolo, un periodo caratterizzato da instabilità politica nel Regno di Napoli e autonomie feudali rilevanti in Sicilia. Promessa e sposata nel 1390 a Ladislao I di Napoli, portava una dote considerevole; tuttavia il matrimonio la lasciò marginalizzata, priva di sostegno familiare e soggetta alla supervisione della regina madre Margherita. Dopo il ripudio, Costanza si trasferì nel Molise sposando nel 1396 Andrea De Capua, futuro principe di Riccia, stabilendo la sua autorità sul territorio attraverso il Castello di Riccia.

La posizione del castello, dominante sulle vallate tra Capitanata e alto Molise, consentiva il controllo strategico dei percorsi interni, riflettendo l’eredità dei castelli-comitato normanni, rafforzati in epoca sveva per funzioni difensive e amministrative. Nel XIV secolo l’edificio raggiunse una configurazione architettonica definita, con mura perimetrali robuste, torri cilindriche agli angoli e articolazione interna in corti. Tra XV e XVI secolo, sotto i De Capua, il castello subì interventi significativi: Bartolomeo III introdusse una biblioteca e opere d’arte, mentre Andrea De Capua lo trasformò in residenza rinascimentale, con cortili interni, sale decorate e logge, riducendo la funzione militare a favore di quella amministrativa e rappresentativa secondo il modello delle corti nobiliari aragonesi.

Il castello ospitava attività giudiziarie, amministrative e culturali, accogliendo artisti, letterati e ambasciatori, consolidando il prestigio dei De Capua come signori del Molise occidentale. Costanza esercitò un’autorità riconosciuta, gestendo i beni, promuovendo opere di sostegno agli abitanti e consolidando alleanze con la nobiltà locale. La sua presenza nel castello non fu mai una marginalizzazione post-ripudio, ma si tradusse nella gestione diretta delle proprietà, in un potere politico e una rete relazionale territoriale che le conferivano funzioni amministrative. Alla sua morte, nel 1424, la memoria di Costanza rimase viva nella comunità locale, attestata da fonti che ne sottolineano la posizione e l’attività nella governance feudale.

Nei secoli successivi, con l’abolizione dei privilegi feudali e la trasformazione dei castelli in residenze nobiliari o ruderi, Riccia visse un lento declino. Eventi come la rivoluzione napoletana del 1799, il terremoto del 1805 e la progressiva dismissione della struttura contribuirono al degrado. Nel XX secolo il castello perse la funzione residenziale e divenne monumento storico: acquisito dal Comune di Riccia nel 1934, fu oggetto di restauri tra il 1950 e gli anni ’90, che ne hanno garantito la conservazione dei principali elementi medievali e rinascimentali, rendendo leggibili le diverse fasi della sua storia.