La donna nell'alto castello
La storia dei castelli molisani rivela il ruolo cruciale delle donne che li abitarono, trasformandoli da rocche difensive a centri di governo, cultura e rappresentanza. Da Giuditta di Molise a Costanza di Chiaromonte, da Jacovella da Ceelano a Ippolita d’Aragona, passando per Altabella De Sangro, Lucrezia Tumacella De Colonna fino a Elena Ciamarra, queste figure esercitarono potere politico, amministrativo e simbolico, spesso supplendo all’assenza dei signori e ridefinendo lo spazio feudale come luogo di autorità femminile e produzione culturale.
Fondo Archivio MPI; http://dati.beniculturali.it/iccd/fotografico/resource/CulturalProperty/MPI6089746
Carlo Carboni, Riccia, Campobasso – Riccia - Castello medievale (positivo) (sec. XX secondo quarto), 1928, gelatina ai sali d'argento, MPI6089746
Il percorso attraverso i castelli molisani offre un viaggio nella storia del territorio e nel ruolo, spesso sottovalutato, delle donne che ne furono protagoniste.
Si parte da Bojano, dove il Castello Pandone racconta la vicenda di Giuditta di Molise, capace di guidare eserciti e amministrare la contea in un’epoca segnata da instabilità politica. La sua difesa eroica della rocca contro Federico II rivela il peso strategico che una donna poteva assumere in assenza del marito.
Proseguendo verso Riccia, il Castello dei De Capua introduce Costanza di Chiaromonte, nobile siciliana che, dopo il ripudio di Ladislao, trovò nel Molise la possibilità di ridefinire il proprio ruolo politico. Qui trasformò la fortezza in un centro rinascimentale di governo e cultura.Il viaggio continua a Civitacampomarano, nel Castello dei De Sangro, dove emerge Altabella De Sangro. Sposata a Cola di Monforte, contribuì al rafforzamento architettonico della struttura e alla sua evoluzione in residenza signorile, dimostrando come le nobildonne potessero influire direttamente sulla gestione dei feudi e sul patrimonio culturale.
A Venafro, il Castello Pandone è legato alla figura di Jacovella da Celano, sposa Accrocciamurro, protagonista di alleanze e conflitti familiari. Governò con autorevolezza nonostante tradimenti e prigionie, usando la fortezza come strumento di potere e rappresentanza.
A Macchiagodena, il castello aragonese custodisce la memoria di Ippolita d’Aragona, che amministrò i feudi Pandone durante la minorità del figlio, attuando riforme fiscali e organizzative e trasformando il castello in un centro di vita politica.
A Cerro al Volturno, la rocca richiama Lucrezia Tumacella de Colonna, baronessa impegnata nella tutela dei beni e nella gestione amministrativa, come attesta l’epigrafe del 1623 che ne riconosce l’autorevolezza.
Il percorso si conclude a Torella del Sannio, nel Castello Ciamarra, dimora dell’artista Elena Ciamarra, che nel Novecento ne fece luogo di musica, pittura e memoria familiare, trasformandolo in laboratorio creativo.
Attraverso questi luoghi, il Molise rivela una storia in cui le donne non furono semplici presenze nei castelli, ma vere protagoniste del potere, della cultura e dell’identità territoriale.
BibliografiaGabriella Di Rocco, ArcheoMolise, n°2 anno I – INSEDIAMENTI FORTIFICATI DEL MOLISE OCCIDENTALE, CERP Isernia, Ottobre/Dicembre 2009
Rita Frattolillo - Barbara Bertolini, Il tempo sospeso. Donne nella storia del Molise, Campobasso, 2007
Giovanni Brancaccio, Il Molise medievale e moderno. Storia di uno spazio regionale (Vol. 5), Napoli, 2005
Gabriella Di Rocco, Castelli e borghi murati della contea di Molise (secoli X–XIV) – quaderni di archeologia medievale X, Firenze, 2009
Gabriella Di Rocco, Il Molise della bellezza. Rocche, fortezze, castelli, Monte Compatri, 2022
Luigi Marino - Simona Carnevale - Cristina Pesino, Il Molise della bellezza. Rocche, fortezze, castelli, Pescara, 2003
Lidia Falcone, Riflessioni sul programma di rinnovamento del castello di Enrico Pandone a Venafro, Bollettino online dell'Archivio di Stato di Caserta, Anno XV, n° 1, aprile 2020 – ISSN 2384-9290, 2020
Maria Pia Vittorini Mannetti, Jacovella da Celano. La contessa coraggiosa, San Giovanni Teatino, 2024