Piacenza/ S. Maria di Campagna/ Pordenone - S. Stefano/ pennacchio della cupo-/ letta sopra La Disputa di di S. Caterina/ a restauro compiuto (1939)
Riprese degli affreschi del Pordenone: Decapitazione di Santa Caterina e Disputa di Santa Caterina nella Chiesa di Santa Maria di Campagna di Piacenza (10 lastre)

negativo servizio, 1939 - 1939
Podio
notizie 1920 ca. – 1975 ca

Il servizio fotografico è costituito da 10 lastre alla gelatina di formato 13 x 18, 5 orizzontali (N_000651, N_000652, N_000664, N_000665, N_000671) e 5 verticali (N_000663, da N_000668 a N_000670, N_000672). Il vetro della lastra N_000652 è irregolare, mentre il vetro del fototipo N_000663 è scheggiato. Tutti i negativi erano originariamente contenuti nella loro busta pergamina; tali custodie si conservano separatamente in una scatola

  • OGGETTO negativo servizio
  • SOGGETTO Pittori italiani - Sec. 15-16. – De Sacchis, Giovanni Antonio detto il Pordenone
    Italia - Emilia Romagna – Piacenza – Chiesa di Santa Maria di Campagna – Cappella Paveri Fontana – Ciclo di Santa Caterina
    Disputa di Santa Caterina - Affreschi – Sec. 16
    Santo Stefano - Affreschi – Sec. 16
    Decapitazione di Santa Caterina – Affreschi – Sec. 16
  • MATERIA E TECNICA VETRO
    gelatina ai sali d'argento
  • CLASSIFICAZIONE DOCUMENTAZIONE DEL PATRIMONIO ARCHITETTONICO E STORICO ARTISTICO
  • ATTRIBUZIONI Podio: fotografo principale
    Giovanni Antonio Detto Il Pordenone De Sacchis: pittore
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Bologna, Modena e Reggio Emilia
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo Dall'Armi Marescalchi
  • INDIRIZZO via IV Novembre, 5, Bologna (BO)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Eretta su iniziativa di un gruppo di cittadini che si costituì in fabbriceria nei primi anni del sedicesimo secolo (1522- 1528), la chiesa di Santa Maria di Campagna sorge su un'area in precedenza occupata da un altro edificio sacro, dove si venerava un’immagine lignea della Madonna con il Bambino risalente al XIV secolo. Progettista e direttore dei lavori fu l’architetto piacentino Alessio Tramello. I “Rettori e Gubernatori della Fabbrica”, desiderosi di completare la nuova costruzione con un’opera ornamentale, stipularono un atto rogato il 27 dicembre 1521, in cui si prevedeva di “ampliare e decorare la detta chiesa” (Arisi, 1984). La convenzione firmata tra Giovanni Antonio De Sacchis detto il Pordenone e i Fabbriceri è datata 15 febbraio 1530. Nel marzo del 1532 il Pordenone aveva già eseguito gli affreschi della cupola e della cappella di Santa Caterina. I documenti consultati da Arisi, non spiegano perché l’artista non continuò la decorazione del tamburo e dei pennacchi della cupola come previsto dalla convenzione firmata con i committenti, ma procedette a dipingere la cappella del cavalier Francesco Paveri, uno dei rettori della chiesa. Non è nemmeno chiara la motivazione che spinse il Pordenone a rappresentare le storie di Santa Caterina. Un’epigrafe del 1629 murata in un angolo dell’affresco “Disputa di Santa Caterina”, ricorda (erroneamente) che la cappella fu costruita a spese della contessa Caterina Scotti: in realtà nell’atto rogato dal notaio Bernardino Cerioli, gli affreschi furono commissionati al Pordenone dal Cav. Francesco Paveri Fontana, per la somma di Lire 400. Nella cupoletta ottagonale della cappella sono raffigurati gli Apostoli (nelle vele) e i putti, gli strumenti musicali e i medaglioni monocromi con storie della Passione (nelle lesene). Nei peducci sono rappresentati San Giovanni Battista, Santo Stefano, San Francesco e San Girolamo. I lavori di maggiore impegno per il Pordenone furono l’affresco raffigurante la “Disputa di Santa Caterina”, sovrastato nella lunetta dalla “Decapitazione della Santa”, il dipinto ad olio su tela “Sposalizio mistico di Santa Caterina tra San Pietro e San Paolo”, sovrastato nella lunetta dal “Martirio Fallito della ruota dentata”. La scena della “Disputa di Santa Caterina” è, da parte della critica, una delle più ammirate dell’intero ciclo. Tra il 1939 ed il 1943, gli affreschi della cupola grande furono restaurati da Enrico Podio, sotto la direzione del Soprintendente della Regia Galleria di Parma, Armando Ottaviano Quintavalle. Il servizio fotografico in esame è stato realizzato dal restauratore Podio nel 1939, in occasione dei restauri. Le lastre N_000651, N_000664 e N_000665 riguardano la Decapitazione di Santa Caterina, mentre i negativi N_000652, N_000663 e da N_000668 a N_000652 N_000671 interessano la Disputa di Santa Caterina. Quella dei Podio fu un’importante famiglia di restauratori di dipinti che nel corso del Novecento operò, per tre generazioni, nelle principali città italiane. L’attività fu avviata a Roma nella seconda metà dell’Ottocento da Publio Podio. Il mestiere venne appreso dai figli Decio (del quale non si conoscono gli estremi cronologici), Luigi ed Enrico che aprirono laboratori di restauro in diverse città. L’attività di Decio a Bologna risale alla fine degli anni Venti; in precedenza aveva lavorato come restauratore a Venezia insieme al fratello Enrico Podio. Nel 1975 Decio con il figlio Benito (Venezia 1925 – Grizzana Morandi 1993) si trasferì nel laboratorio bolognese in Palazzo Fantuzzi, in via S. Vitale 23, dove iniziò la collaborazione con Manuela Mattioli, incaricata di occuparsi dell’integrazione pittorica dei dipinti. Decio e Benito Podio, si occuparono prevalentemente del restauro di dipinti su tela e su tavola eseguendo parchettature, foderature ed intelaiature tecnicamente ineccepibili, realizzate secondo le norme di una tradizione artigiana che si affidava ancora all’occhio clinico e all’esperienza, lontana dalle moderne tecniche diagnostiche e d’intervento. L’alta qualità dei loro interventi emerge anche dalle parole di Alessandro Conti, che nel suo “Manuale di restauro” rileva che “la nostra immagine del quadro foderato si è formata sui lavori di restauratori di indiscussa bravura come (...) Decio e Benito Podio di Bologna” (ed. 2004, p. 158). Tra gli interventi “importanti” si ricorda la foderatura eseguita nel 1956 da Decio Podio sulla Madonna dei Pellegrini di Caravaggio; le indagini condotte sull’opera nel corso del recente restauro hanno giudicato ancora soddisfacenti le condizioni del supporto. Consuetudine che accompagna la pratica di restauro è la documentazione fotografica sull’opera, per mantenere memoria dello stato conservativo precedente, per individuare criticità o peculiarità e per rilevare il tipo di intervento eseguito. [LE NOTIZIE STORICO-CRITICHE PROSEGUONO IN OSSERVAZIONI]
  • TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0800634043
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara
  • DATA DI COMPILAZIONE 2015
  • ISCRIZIONI sul pergamino della lastra inv. N_000651: recto - R. SOPRINTENDENZA/ ALL'ARTE MEDIOEVALE E MODERNA/ DELL'EMILIA E DELLA ROMAGNA/ 27/ MOBILE B SCAF. V N. 50/ INVENT. N. 9514/ LUOGO Piacenza/ MONUMENTO S. Maria di Campagna/ Pordenone - Martirio di/ S. Caterina/ durante il restauro (1939)/ STAMPE N./ FOTOGRAFO Podio/ OSSERVAZIONI -
  • LICENZA CC-BY 4.0

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