dipinto, ciclo di Caliari Giovanni, Pellesina Giovanni Paolo, Fiamminghi Giacomo (sec. XIX)

dipinto,
Giovanni Caliari
1802/ 1850
Giacomo Fiamminghi
1815/ 1895

Ciclo di ventitre dipinti preparatori per i ricami di un paramento in quar to

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • ATTRIBUZIONI Giovanni Caliari
    Giovanni Paolo Pellesina
    Giacomo Fiamminghi
  • LOCALIZZAZIONE palazzo
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L'idea di un paramento venne a don Mazza nel 1841, dopo aver inviato all'i mperatrice d'Austria Maria Anna Carolina Pia alcuni fiori artificiali e un velo omerale, e averne ricevuto in cambio apprezzamenti e aiuti economici . Concepì così il progetto di un paramento in quarto (per quattro offician ti) che rappresentasse simbolicamente la storia della salvezza, dalla rovi na alla redenzione, dal peccato originale alla nascita di Gesù, al suo sac rificio e resurrezione, fino al sorgere della Chiesa. Diede l'incarico ad alcuni pittori veronesi (Giovanni Caliari, Giampaolo Pellesina e Giacomo F iamminghi) di eseguire le copie dei dipinti che dovevano servire come mode lli da riprodurre: "i quali per amor di lui, non badando a viaggi e a spes e, si accinsero a copiare lavori di Raffaello, di Tintoretto, del Correggi o, del Veronese, del Cavazzola e dell'Orbetto" (Spagnolo 1916, p. 29). Nel 1852 don Mazza necessita di una nuova abitazione dove accogliere le fanci ulle africane e per acquistarla servono 18 mila lire. Pensa quindi di rico rrere all'imperatrice e coinvolge i suoi amici veronesi, il canonico Polid oro e padre Bragato, che sono alla corte di Praga, i quali gli suggeriscon o di inviarle qualche dono. La pianeta è quindi la prima ad essere eseguit a, a partire dal 1845, con un'interruzione nel 1848 per l'occupazione aust riaca; giunge a Praga il 15 gennaio 1853 e in cambio don Mazza riceve 6 mi la fiorini d'argento. L'intero paramento venne concluso nel 1861 e mandat o alla fine di quell'anno alla corte di Ferdinando I, che in rate successi ve inviò a don Mazza 42 mila fiorini. Nella lettera di monsignor Polidoro a don Mazza del 18 gennaio 1853 si danno alcune indicazioni sulle decorazi oni che dovrebbe avere il velo, ma così risponde prontamente don Mazza, da ndoci così un'idea dell'intero programma iconografico del paramento: "Tu m i scrivi (…) del paramento dandomi un'idea di ciò che vi dovrebbe esser so pra ricamato; ma non si confà con la mia idea (…) che sopra tutto l'intero paramento sia rappresentato in figura (già tutto in ricamo) il peccato d' Adamo e la Redenzione e la Chiesa. Quello che v'è sulla pianeta l'hai vedu to; sul pluviale v'è, sopra il così detto tabarrino ,la natività di Gesù; sotto a questo schienale il peccato di Adamo, sul lembo sinistro lo sposal izio di Maria, e sul lembo sinistro un fatto di Davidde per indicare la pr osapia di Lei, e sul fascione dello steso pluviale i sei Profeti Maggiori. Sulle tunicelle poi, sopra la diritta Misericordia e sopra la sinistra la Giustizia; finalmente sopra il velo umerale la Chiesa; ecco la mia idea p el ricamo di tutto il paramento". In realtà poi sul fascione del pluviale i profeti saranno quattro e sulle tunicelle verranno ricamate Scene della passione. In un'altra lettera, don Mazza chiarisce meglio il suo pensiero: "a compiere la mia idea del paramento, sopra il velo umerale vi deve esse r ricamata la Chiesa; e perciò elessi l'idea simbolica di Gesù Cristo che dà le chiavi a San Pietro e già ordinai al pittore la copia dell'originale di Raffaello che è veramente capo d'opera" (Davanzo Poli 1989, p. 28). "C i si può chiedere perché manchino i due fatti culminanti dell'umana redenz ione, il Cenacolo ed il Calvario. Ma si deve riflettere che don Mazza avev a concepito il suo paramento (…) secondo la sua reale funzione, come vesti sacre da usare all'altare; ora all'Altare l'ultima Cena si rinnova in rea ltà, e la crocefissione è rappresentata dal grande crocifisso che presiede al mistico sacrificio. Niente di mancante dunque, come niente di superflu o; ma la completezza e la sobrietà del genio" (Albrigi, 1946, pp. 73-75; 1 965, pp. 75-77). L'apprezzamento dell'opera fu tale che l'imperatore decis e di farne dono a papa Pio IX. Il paramento fu utilizzato alcune volte nel le funzioni papali e cardinalizie, e, fino al 1870, fu anche esposto alle Terme di Diocleziano. Poi Pio IX volle che non si usasse più per timore ch e si sciupasse e dispose che venisse ricoverato nel Tesoro della Cappella Sistina (Barbieri 1966, p. 21). Così scrive nell'elogio del 1866 Luigi Ga iter "Le stoffe qui ricamate, rappresentanti anche grandi quadri a figura, per esattezza di esecuzione, per isfumature singolarmente dalle tinte da gareggiare colle tavolozze dei pittori più celebri, per estetica perfezion e dei disegni onde dei capolavori classici furono di sovente riprodotti; n on che da molti artisti, riportarono laudi da munifici principi, e dal Vat icano, museo universale dei prodigi dell'arte cristiana di ogni secolo, e di ogni nazione"
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente religioso cattolico
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500405148-0
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Verona Rovigo e Vicenza
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Verona Rovigo e Vicenza
  • DATA DI COMPILAZIONE 2007

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