Lavanda dei piedi. Cristo, Pietro, Simone, Giacomo Minore, Filippo, Giacomo Maggiore, Giovanni, Giuda Taddeo, Tommaso, Andrea, Matteo, Giuda Iscariota, Bartolomeo

statua, ca 1580-83 - ca 1600

Il gruppo della Lavanda dei piedi è formato da tredici statue (i dodici apostoli e Cristo) e tre principali oggetti di arredo: un bacile, un tavolo e uno sgabello. Sul retro le sculture conservano il supporto grezzo in cotto, forato da un supporto ligneo che ne garantisce la stabilità

  • OGGETTO statua
  • MATERIA E TECNICA legno/ doratura
    terracotta/ pittura a olio
    fibra vegetale/ tessuto
  • LOCALIZZAZIONE chiesa di S. Sepolcro
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il gruppo statuario della Lavanda dei piedi è collocato nell’ emiciclo a capo del transetto sinistro di S. Sepolcro, dove è citato anche nelle fonti antiche, sebbene non sia specificato il lato. È composto da 13 statue in terracotta a grandezza naturale: si inscena la lavanda dei piedi effettuata da Cristo a Pietro durante l’Ultima Cena, sotto lo sguardo ammirato e confuso degli altri apostoli (Romussi, 1912). Alcuni documenti ci consentono di ricostruire almeno parzialmente il progetto all’ interno del quale si inserisce la commissione delle sculture. Sappiamo infatti, da una lettera che Carlo Borromeo invia il 7 ottobre 1577 a Cesare Speciano (Biblioteca Ambrosiana, F 188 inf. 2, V, Marcora), che egli voleva far realizzare “24 cappelle de misterii de la passione per qualche esercitio di oratione nella detta chiesa di San Sepolcro cioè nella chiesa sotterranea…”. La Lavanda dei piedi rappresenterebbe uno dei Misteri del programma di Carlo Borromeo: la collocazione del gruppo non è quella indicata dall’epistola, ovvero la cripta, ma il dato non è rilevante, dal momento che l’idea delle cappelle deve essere stata rivista. Dei ventiquattro Misteri previsti, ne vengono realizzati con certezza solamente quattro: la Lavanda dei piedi, Cristo davanti a Caifa e il rinnegamento di Pietro, la Crocifissione e l’Orazione nell’orto. Gli ultimi due non ci sono pervenuti: all’inizio del Settecento furono tolti per dedicare le cappelle del nartece a S. Carlo e a S. Filippo Neri (Oltrocchi, 1751). Il programma di Carlo si prestava all’ enfatizzazione nella chiesa della devozione della Passione, Morte e Sepoltura di Cristo: il progetto aveva preso avvio nel 1577, quando si era instituita la solenne processione annuale con il Sacro Chiodo che dal Duomo arrivava a San Sepolcro. La Lavanda dei piedi fu iniziata fra il 1580 e il 1583: a questa altezza risale la prima campagna dei lavori, affidata da Giovanni Fontana a Francesco Brambilla, Antonio Rotta detto il Padovano e Pietro Antonio Daverio, scultori legati alla fabbrica del Duomo e sotto le direttive dell’architetto Lelio Buzzi (Della Torre e Schofield, 1994). La Lavanda dei piedi è stata oggetto di un’opera di restauro condotta da Pinin Brambilla Barcilon. Il gruppo versava infatti in condizioni disastrose, che impedivano di leggerne le cromie, annerite per via dei ceri devozionali e compromesse da pesanti ridipinture e da un intervento di patinatura (antecedente il 1930). La pulitura delle terracotte ha permesso di far riemergere i vivaci pigmenti più superficiali. Da menzionare il restauro ottocentesco (1829-1830) condotto dallo scultore Luigi Scorzini e dal pittore Alessandro Sanquirico. Quest’ultimo interviene sugli incarnati e sulle vesti, ridipingendoli con tinte che apparvero ai contemporanei “vive, morbide e significanti” (Memorie di Sacrestia della chiesa di San Sepolcro dell’anno 1830 all’anno 18- ). Egli riprende inoltre con il pennello il basamento su cui poggiano le statue, dipinto superiormente in finto marmo e rivestito lateralmente con uno stucco lucido di color “cinericio marmorizzato”. In questa occasione Sanquirico affresca infine le pareti alle spalle del gruppo, dipingendo finte porte al centro di ogni abside, fregi istoriati a bassorilievo, fasce classicheggianti con festoni e patere e finti tendaggi verdi. Lo scultore Scorzini opera invece per ripristinare la lettura plastica delle terracotte. I documenti registrano un altro intervento, nel 1883-1884, che interessa le statue, “novellamente dipinte ed ornate con tanto decoro” (Memorie di Sacrestia della chiesa di San Sepolcro dell’anno 1830 all’anno 18- ). Il restauro comprende la creazione delle finte boiserie e la sostituzione delle porte dipinte di Sanquirico con quelle lignee, che fanno ancora oggi da quinta scenografica al gruppo. Le opere di ridipintura, almeno due, come abbiamo visto, hanno arbitrariamente modificato i colori originali delle vesti, dei calzari e degli oggetti del gruppo, adeguandoli al gusto dell’epoca. Il rosso delle gote è stato accentuato, capigliature e barbe sono state uniformate stendendo tinte che le hanno private di trapassi chiaroscurali. Attraverso piccoli tasselli esplorativi e micro prelievi è stato possibile individuare le cromie originarie delle statue, che tuttavia non sono state liberate dalle ridipinture più recenti per via della frammentarietà della pellicola pittorica antica. A volte i colori delle stesure precedenti appaiono per via delle pennellate poco coprenti con cui è stato affrettato l’ultimo intervento di ridipintura. È stata realizzata per ogni personaggio (eccetto che per Giuda Taddeo) una documentazione grafica che mostra le tinte della prima ridipintura (1830-1840) e della fase più antica. La restauratrice Pinin Brambilla Barcilon ha provveduto a ricostruire le dita e gli arti fratturati degli apostoli, danneggiati probabilmente durante i lavori ottocenteschi di risistemazione del fondale
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente religioso cattolico
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0300323770-0
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Milano
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Milano
  • DATA DI COMPILAZIONE 2018
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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