cornice a impostazione architettonica di dipinto, opera isolata di Isabello Pietro detto Abano (attribuito), Palazzi Riva Giovanni Francesco (sec. XVIII)

cornice a impostazione architettonica di dipinto,

cornice

  • OGGETTO cornice a impostazione architettonica di dipinto
  • MATERIA E TECNICA legno/ pittura
  • ATTRIBUZIONI Palazzi Riva Giovanni Francesco (/ 1751): esecutore
  • LOCALIZZAZIONE Bergamo (BG)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Ad una pala come quella di Lorenzo Lotto di grandiose dimensioni con effetti prospettico architettonici altamente spettacolari doveva corrispondere una cornice adeguata, ma di essa, purtroppo, sappiamo ben poco. "Di come essa fosse è dato solo immaginarlo" scrive Giorgio Mascherpa nel suo saggio "L'ancona perduta" (in La pala Martinengo di L. Lotto. Studi e ricerche in occasione dei restauri, Bergamo l978, pp. 39-53). Essa, presumibilmente, seguì le vicende della pala dipinta dal Lotto: terminata nel 1516 e collocata nel 1517 nell'altare maggiore della chiesa domenicana di S. Stefano in Bergamo alta, nel 1561 sfugge alla distruzione dei convento voluta dalla Serenissima per far posto alla costruzione della cinta muraria e venne trasportata nel convento della Basella presso Urgnano, indi a Bergamo nella chiesa di S. Bernardino in borgo, S. Leonardo (1565) e dopo il 1571, quando il papa Pio V concesse ai padri predicatori il vecchio monastero di S. Bartolomeo, nella nuova chiesa. Non si sa con esattezza quando e come la pala con la sua cornice lignea venne sistemata nel centro dell'abside della chiesa di S. Bartolomeo; è plausibile comunque che ciò sia avvenuto nel 1647 quando venne terminata la costruzione del coro. Vi rimase fino al 1749 quando, ahimè, venne smantellata e distrutta. L'unica descrizione pervenutaci della struttura della cornice - scrive Maschera (1978, p. 47) - è quella tardo-ottocentesca di Enea Fornoni (Storia di Bergamo ms. vol. XIII, p. 124, Curia Vescovile) per il quale la pala di S. Bartolomeo " aveva una cornice architettonica con colonne scanalate simile a quella della pala di Alzano Lombardo, attribuita a Palma il Vecchio e raffigurante S. Pietro Martire" (databile attorno al 1510, questa venne trasportata nel XVIII sec. dalla chiesa di S. Pietro Martire nella Basilica di S. Martino, II cappella a sinistra, sempre ad Alzano). Questa ancona lignea intagliata e dorata è costituita da un basamento sagomato, alte colonne corinzie scanalate con paraste laterali poggianti su alti punti, un possente architrave e un timpano triangolare. Questo tipo di "soase" o cornici, realizzate tra Bergamo e Brescia nella prima metà del Cinquecento, vengono attribuite all'"architetto-inzegner" Pietro Isabello (v. Mascherpa, 1978, pp. 47-49), il quale risulta essere amico del pittore veneziano, come dimostra una lettera datata 31 ottobre 1531, in cui il Lotto si rivolge all'architetto con le seguenti parole: "Carissimo fratello maggiore...", lettera trovata nell'archivio della MIA (Consorzio della Misericordia) e pubblicata da monsignor Luigi Chiodi (numero 1-2 della rivista Bergomum, settembre 1977). Per chiarire come doveva essere l'ancona della pala del Lotto, il Maschera nel suo saggio "L'ancona perduta (cit. 1978, p. 50, figura n.35) presenta la foto della cornice isabelliana della pala di S. Pietro Martire di Alzano Lombardo in cui ha inserito, al posto del dipinto di Palma il Vecchio, la pala del Lotto. In queste grandi cornici isabelliane di forma rinascimentale, spesso erano inserite tavolette dipinte; così era anche nella cornice lottesca. Nella cuspide triangolare vi era l'Angelo con scettro e globo, mentre le tre tavolette con scene del miracolo di S. Domenico, la Deposizione e la Lapidazione di S. Stefano costituivano la predella o base dell'ancona. Anche i due piccoli tondi con il Martirio di S. Alessandro e la Pietà (ora a Releigh, North Carolina Museurn of Art) potrebbero essere stati inseriti nelle paraste laterali della cornice (secondo P. Zampetti e F. Cortesi Bosco in "Lotto, Pittori Bergamaschi. Il Cinquecento", vol. I, 1975, p. 45), mentre G. Mascherpa li esclude perché non pertinenti alla pala (1978, p. 45). Un secolo dopo l'insediamento della pala del Lotto nel coro della chiesa di S. Bartolomeo, con la sua spettacolare "soasa" lignea dorata per cui le dimensioni di tutto il complesso dovevano raggiungere circa 8 metri in altezza e oltre 4 metri in larghezza (Maschera 1978, p. 46), i padri del Consilio decisero di "far pingere (cioè affrescare) tutta la chiesa" (Zillioli, Annali, 25 giugno 1747), iniziando dall'abside e dalla volta del presbiterio. La parte architettonica del coro fu affidata a Giò Francesco Riva Palazzi milanese e come figurista fu chiamato Matteo Bortoloni veneziano (da Zillioli, Annali, contratto 3 marzo 1749). Continua lo Zillioli: "In occasione della pittura della chiesa si levò la cornice vecchia alla Pala del coro, che è di Lorenzo Lotto insigne Pittore, e fu fatta dal Palazzi quella che vi è presentemente". L'ancona, distrutta dal falegname che l'aveva rimossa, venne privata delle tre tavole della predella, che nel 1749 furono riposte nella sagrestia di S. Bartolomeo e vi rimasero fino al 1893, allorché la Fabbriceria Vicariale della chiesa le vendette all'Accademia Carrara per ottenere fondi per la costruzione della nuova facciata (R. Amerioi Tardito 1978, Bergamo, p. 37). Le notizie continuano in AN
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0300202240
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Bergamo e Brescia
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici per le province di Milano Bergamo Como Lecco Lodi Monza Pavia Sondrio Varese
  • DATA DI COMPILAZIONE 2000
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2006
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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