Gloria dell'ordine Domenicano/ angeli rappresentati come adolescenti/ la trinità/ rappresentazioni allegoriche dei continenti/ quattro telamoni

dipinto,
  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA intonaco/ pittura a fresco
  • ATTRIBUZIONI Diziani Gaspare (1689/ 1767): esecutore
    Palazzi Riva Giovanni Francesco (/ 1751)
  • LOCALIZZAZIONE Bergamo (BG)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE "25 giugno 1747. Il Consiglio dei padri domenicani determina di far pingere la chiesa" (Zillioli, Annali): è una decisione importante perché si trattava di affrescare tutte le pareti delle 10 cappelle (eccetto quella del Rosario) e l'enorme superficie comprendente la volta del coro, del presbiterio e della navata di 1340 mq. (A. Selva, Il cielo domenicano di S.Bartolomeo, 1983, p. 109 nota 3). Per la parte architettonica del coro e del presbiterio furono chiamati Giovanni Francesco Riva Palazzi milanese per dipingere le riquadrature a finti pennacchi e fantasiosi inserti vegetali, (Zilioli, 3 marzo 1749) e il figurista Matteo (Mattia) Bortoloni veneziano (oriundo di Rovigo) per eseguire telamoni, allegorie ,putti ecc., il quale dopo aver terminato la volta del coro e del presbiterio "muore il 9 giugno 1750" (Zillioli cit., e G. Bottari - S. Ticozzi, Raccolta di lettere... , Milano 1822, 4, p. 130). Fu scelto allora, per supplire il vuoto, un altro artista veneto: Gaspare Diziani ("Gaparo Dizzian") che si mise all'opera per eseguire il grande affresco della volta della chiesa. Secondo il documento conservato nell'Archivio di Stato di Bergamo (trascritto da p. Agostino Selva 1983, pp. 104-107), il Diziani "dì 8 febbraio 1751" stipula il contratto con i domenicani in cui si impegna ad affrescare la navata e "adì 8 giugno 1751 afferma di aver compiuto l'opera come risulta dalla ricevuta di saldo che lo stesso ha firmato nel retro del foglio". Gaspare Diziani nasce a Belluno nel 1689 e dopo un alunnato presso Antonio Lazzarini, a 20 anni, va a Venezia nella bottega di Sebastiano Ricci. Nel 1717 è a Dresda a servizio dell'Elettore di Sassonia e re di Polonia, dove svolge attività di scenografo. Nel 1720 risulta a Venezia e dopo un viaggio a Roma ritorna in patria, sposa Angela ed ha 10 figli di cui Giuseppe e Antonio pittori. Nel 1755 Diziani è tra i fondatori dell'Accademia veneziana. Muore nel 1767. Tutte le quadrature prospettico architettoniche ai lati della volta, con finti pennacchi triangolari che racchiudono le finestre ornati con cornici, volute, inserti vegetali e angioletti, sono opera di Giovanni Francesco Riva Palazzi. Di questo artista si hanno pochissime notizie: si sa che è milanese, che redige una stima datata 30 gennaio 1743 di disegni eseguiti da Pietro Ligari nel 1742 per il campanile della Collegiata di Sondrio (da Liliana Grassi, Province del Barocco e Rococò, Mi1ano l966, p. 349) e che lavorò nelle chiese della SS. Trinità a Como e di S. Bartelomeo a Bergamo dal 1749 al 1751, anno in cui morì (Thieme Becker XXVI, 1932, p. 157). Ce lo dice C. Zillioli (Annali, 3 marzo 1749) che aggiunge in nota: "Il Palazzi finita tutta l'architettura della chiesa (di S. Bartolomeo) esso pure morì pochi mesi dopo. Le lesene e cornicione del coro e presbiterio dipinte dal sudetto, e quelle della chiesa da Giuseppe Mazza". Scarse le notizie del pittore Giuseppe Mazza da Crema (not. 1750-75, da Guida d' Italia, Lombardia, Touring Club Italiano, 1987), che è noto soprattutto per il suo intervento di restauro del Cenacolo di Leonardo del 1770 ca., dopo quello di Michelangelo Bellotti, che sarebbe consistito in una pulitura generale e una ridipintura delle tre figure di apostoli a sinistra, lavoro sospeso per la protesta di un priore (da Carlo Bianconi, Nuova guida di Milano 1787, p. 326-27 e P. Brambilla Barcilon, Il cenacolo di Leonardo. Storia condizioni problemi, 1984, p. 25; 35). Troviamo inoltre la presenza di Giuseppe Mazza nella chiesa bergamasca di Parre, con affresco sopra la porta maggiore raffigurante S. Pietro che resuscita Tabita 1758 (Pagnoni, 1979, p. 269) e nella chiesa di S. Afra in S. Eufemia (Brescia) con decorazioni della cupola 1750,55. Nell'affrescare il grande soffitto della chiesa domenicana Diziani mostra il tratto sicuro e spedito dei veneziani nel trattare gli ampi spazi: la sapiente e abile composizione ricca di scorci e di figure in controluce è organizzata come un grande scenario teatrale, secondo uno schema barocco su linee a zig-zag, che culmina nella visione della Trinità in un mare di luce (A. P. Zugni Tauro, 1983, p.29). Secondo p. Venturino Alce (1983, pp. 119-124) il soffitto della chiesa va guardato voltando le spalle alla porta d'entrata così che si offra ai nostri occhi la finta architettura di un immenso salone che si spalanca verso il cielo nel quale è rappresentata la gloria dell'Ordine Domenicano. L'artista cominciò l'opera raffigurando la Trinità, collocata in un dantesco abisso di luce. Sopra nove cherubini formano un prezioso diadema, mentre sotto altri tre fungono da piedistallo. Le notizie continuano in AN
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0300202243-0
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Bergamo e Brescia
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici per le province di Milano Bergamo Como Lecco Lodi Monza Pavia Sondrio Varese
  • DATA DI COMPILAZIONE 1998
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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