Il castagno a Palazzuolo sul Senio
Questo albero e il suo frutto hanno da sempre rappresentato un punto di riferimento per le comunità di questo territorio. In un passato non troppo lontano, le tecniche di coltivazione e gli usi legati al castagno hanno contribuito a costruirne la memoria collettiva; una memoria che oggi non si limita a custodire il passato, ma diventa slancio e fondamento per un rinnovamento consapevole, capace di mantenere viva e centrale l’importanza del castagno e del marrone.
Per gentile concessione della famiglia Poli
Autore sconosciuto, Raccolta dei marroni, anni ’80 del Novecento, fotografia analogica, 10x 15 cm
Per le genti di Palazzuolo sul Senio il castagno era definito “Albero del pane” e il marrone “Pane dei poveri” perché rappresentava una risorsa economica e di sostentamento per tutto il territorio.
Un tempo inserito all’interno del sistema economico della mezzadria, il castagneto era di pertinenza del padrone, che ne vendeva il taglio ai mercanti. Al contadino restava invece il legname derivante dalle operazioni di pulizia e potatura per uso personale, mentre il ricavato di alcuni prodotti, compresi i
marroni, veniva suddiviso. Oggi, conclusosi quel sistema, il castagneto risponde alle dinamiche del libero mercato ed è divenuto proprietà e risorsa dei singoli, siano essi agricoltori o privati cittadini.
La robustezza e la resistenza del legno di castagno lo rendono particolarmente adatto alla realizzazione di numerosi manufatti. Questa qualità è stata ampiamente sfruttata nel tempo per creare oggetti di uso quotidiano, talvolta ricavati direttamente scavando il tronco stesso.
I frutti del castagno erano particolarmente importanti per il nutrimento come testimoniano alcune storielle e filastrocche che si sono tramandate tra generazioni.
L'utilizzo del castagno, dunque, comprendeva l’uso dei suoi frutti (marroni e castagne), del suo legno utilizzato per costruire vari oggetti, sia mobilio sia utensili per la vita quotidiana e l’allevamento del bestiame, e, soprattutto negli anni Sessanta del Novecento, per il tannino e per il miele, utilizzato nella maggioranza dei casi per essere venduto e in misura minoritaria per il consumo personale. La pratica della raccolta nel castagneto era fondamentale e si avvaleva di diverse tecniche. In passato, tutte le fasi della raccolta coinvolgevano l’intero nucleo familiare, con una distribuzione dei compiti tra i vari membri.
BibliografiaElvio Bellini, Coltura e cultura del castagno. Una sintesi attraverso suggestive immagini fotografiche, Marradi, 2019 , p.
Elvio Bellini, ll Castagno e le sue Risorse. Immagini e considerazione, Catalogo della mostra Il castagno e le sue risorse Firenze 27 febbraio - 3 aprile 2002, Firenze, 2002 , p.
Roberto Campomori, Palazzuolo sul Senio: le immagini e la memoria tra storia, cronaca e costume, Modigliana, 2003 , p.
Paolo De Simonis, Museo delle Genti di Montagna, Borgo San Lorenzo, 2006 , p.
Antonio Loli, Un viaggio lungo novanta anni, Rufina, 2007 , p.
Roberto Togni, Gaetano Forni, Francesca Pisani, Guida ai musei etnografici italiani. Agricoltura, pesca, alimentazione e artigianato, Firenze, 1997 , p. 189
Antonio Poli, Museo della vita e del lavoro della gente di montagna. Usi e costumi del primo Novecento, Marzabotto, 1990 , p.
Il museo della civiltà contadina ed artigiana, Casalecchio sul Reno, 1983 , p.