Seccatoio

a cura di Paola Bertoncini – Viviana Massai - Cinzia Marchesini, pubblicato il 2026

Il seccatoio è una tradizionale costruzione in pietra a due piani, utilizzata per l’essiccazione dei marroni attraverso un fuoco controllato e continuo. La struttura, i graticci in legno, la gestione del calore e la presenza costante dell’uomo testimoniano un sapere tecnico e quotidiano profondamente legato alla cultura della castanicoltura.

Autore sconosciuto, Seccatoio, anni ’80 del Novecento, fotografia analogica, 10x15 cm Per gentile concessione della famiglia Poli
Autore sconosciuto, Seccatoio, anni ’80 del Novecento, fotografia analogica, 10x15 cm

dal Catalogo

 

Il seccatoio è una costruzione in pietra, un unico ambiente su due piani. Questi sono suddivisi da graticci di legno di castagno di forma triangolare (c.d. stangarelli, stangarel in gergo; ne esistono, anche, di quadrati che prendono il nome di filaroli), locati con la punta verso il basso a formare un piano verso l’alto dove si poggiano i marroni da essiccare. Questi sono posti uno a fianco dell’altro, a una distanza di un dito circa, in modo tale da favorire il passaggio del fumo ma, anche per impedire la caduta all’interno, sulle fiamme. Al piano terreno veniva acceso il fuoco, utilizzando gli scarti della pulitura del bosco dell’anno precedente. Il fuoco doveva essere mantenuto costante, sorvegliato e alimentato con cura, senza mai lasciarlo diventare a fiamma viva.

Al di sopra del fuoco era collocata una lamiera, necessaria per impedire che il calore raggiungesse direttamente i marroni; essa doveva essere pulita a giorni alterni. Una particolarità era che i marroni disposti sul graticcio in corrispondenza della lamiera risultavano gli ultimi a completare l’essiccazione. L’accesso a questo ambiente era garantito da una porta posta sulla facciata, all’interno della quale si trovava anche una finestra di collegamento con il piano superiore, utilizzata per sistemare, rimuovere, girare e controllare i marroni.

Un tempo, per presidiare costantemente il seccatoio, si dormiva al suo interno su un’asse di legno posta in basso, vicino a fori a livello del terreno che favorivano il ricambio d’aria; il fumo, salendo verso l’alto, non comprometteva la respirazione.

Oggi alcuni seccatoi sono ancora in funzione e vengono, a volte, utilizzati.

Autore sconosciuto, 'Pilatura' della castagne – Podere Poggio di Piedimonte, anni '80 del Novecento, fotografia analogica, 10x15 cm Per gentile concessione della famiglia Poli
Autore sconosciuto, 'Pilatura' della castagne – Podere Poggio di Piedimonte, anni '80 del Novecento, fotografia analogica, 10x15 cm

Autore sconosciuto, Seccatoio, anni '80 del Novecento, fotografia analogica, 10x15 cm Per gentile concessione della famiglia Poli
Autore sconosciuto, Seccatoio, anni '80 del Novecento, fotografia analogica, 10x15 cm

Autore sconosciuto, Traliccio del seccatoio dove sono poggiati i marroni, anni '80 del Novecento, fotografia analogica, 10x15 cm Per gentile concessione della famiglia Poli
Autore sconosciuto, Traliccio del seccatoio dove sono poggiati i marroni, anni '80 del Novecento, fotografia analogica, 10x15 cm

Autore sconosciuto, Marroni nel seccatoio stesi sul tavolato della parte superiore della costruzione per favorirne l'affumicatura, anni '80 del Novecento, fotografia analogica, 10x15 cm Per gentile concessione della famiglia Poli
Autore sconosciuto, Marroni nel seccatoio stesi sul tavolato della parte superiore della costruzione per favorirne l'affumicatura, anni '80 del Novecento, fotografia analogica, 10x15 cm

Bibliografia

Elvio Bellini, Il Marron Buono di Marradi con Uso Gastronomico e gli Antichi Mulini ad Acqua dell’Alto Mugello, Marradi, 2020 , p. 8

Paolo De Simonis, Museo delle Genti di Montagna, Borgo San Lorenzo, 2006 , p. 18

Antonio Loli, Un viaggio lungo novanta anni, Rufina, 2007 , p. 74

Il museo della civiltà contadina ed artigiana, Casalecchio sul Reno, 1983 , pp. 54-55

Antonio Poli, Museo della vita e del lavoro delle genti di montagna. Palazzuolo sul Senio. Firenze, Pontecchio Marconi, 2004 , p. 47

Antonio Poli, Museo della vite e del lavoro della gente di montagna. Usi e costumi del primo novecento, Marzabotto, 1990 , p.