La castagna: pane dei poveri
I marroni costituivano un alimento centrale nella dieta tradizionale, consumati freschi o secchi in diverse preparazioni quotidiane e stagionali. Oltre al valore nutrizionale, essi scandivano momenti di socialità e tradizione, dalle veglie invernali alle produzioni familiari, diventando elemento della vita comunitaria.
Per gentile concessione della famiglia Poli
Autore sconosciuto, Cottura dei marroni freschi in occasione di una sagra in piazza IV Novembre, anni '80 del Novecento, fotografia analogica, 10x15 cm
dal Catalogo
I marroni, consumati sia freschi sia secchi, venivano impiegati in numerose preparazioni, tra le quali la più diffusa e rappresentativa era la polenta.
L’alimentazione seguiva questo schema: per colazione polenta di marroni con ricotta e formaggio, per pranzo pane con fagioli, patate, frittata di uova, ortaggi di stagione, noci e se possibile mele e pere, per cena polenta di granoturco con ricotta e formaggio. Nei mesi di ottobre, novembre e dicembre c’era molto uso del marrone fresco; da gennaio a primavera si cuocevano le castagne secche usate nel brodo. Alcuni poderi potevano produrre miele di castagno prevalentemente da vendere. La produzione del miele non era praticata da tutti i mezzadri: solo pochi, in numero limitato, potevano ottenerlo. Il miele era destinato principalmente alla vendita, ma veniva anche utilizzato per il consumo familiare, soprattutto durante il pranzo.
Insieme ad alcuni dolci fatti con farina di castagne, le ballotte (marroni freschi, più grandi, bolliti, in acqua) e le bruciate (marroni freschi, più piccoli, cotti sul camino in un apposito bruciatore) venivano consumate durante le veglie invernali, come nella "veglia a sedia": si giocava a carte, si beveva un vino leggero chiamato "acquerello" e si narravano leggende, come quella di Malafrone. Questa leggenda popolare racconta che presso il podere della parrocchia di Piedimonte, una sera, conclusa la veglia e dopo la partenza degli ospiti, i padroni di casa si accorsero dell’assenza di un ragazzo, che fu poi ritrovato addormentato sotto le bucce dei marroni consumati dai “vegliarini”, come venivano chiamati i partecipanti alle veglie notturne. Nacque, anche una canzone: «Ala véggia ed Malafrò – sempre aligre e mai pasiò» (Alla veglia di Malafrone – Sempre allegri e mai passione).
Catalogo Generale dei Beni Culturali
Viviana Massai, staio, 2025/06/29, fotografia digitale (file), jpg, Museo della vita e del lavoro delle genti di montagna, New_1761149354590
Catalogo Generale dei Beni Culturali
Viviana Massai, 2025/09/20, bruciatore per caldarroste, fotografia digitale (file), jpg, Museo della vita e del lavoro delle genti di montagna, New_1758446244240
Per gentile concessione della famiglia Poli
Autore sconosciuto, mugnaio batte la macina per rifinire le scanalature, anni '80, fotografia analogica, 10x15 cm
Catalogo Generale dei Beni Culturali
Viviana Massai, macina, 2025/09/20, fotografia digitale (file), jpg, Museo della vita e del lavoro delle genti di montagna, New_1758438244001
Catalogo Generale dei Beni Culturali
Viviana Massai, contenitore raccolta farine, 2025/06/29, fotografia digitale (file), jpg, Museo della vita e del lavoro delle genti di montagna, New_1752657064195
Catalogo Generale dei Beni Culturali
Viviana Massai, arnia, 2025/06/29, fotografia digitale (file), jpg, Museo della vita e del lavoro delle genti di montagna, New_1757168817191
Elvio Bellini, Il Marron Buono di Marradi con Uso Gastronomico e gli Antichi Mulini ad Acqua dell’Alto Mugello, Marradi, 2020
Antonio Poli, Museo della vita e del lavoro delle genti di montagna. Palazzuolo sul Senio. Firenze, Pontecchio Marconi, 2004
Antonio Poli, Le avventure di Nello il figlio del carbonaio, Borgonuovo di Pontecchio Marconi, 1999
Antonio Poli, Museo della vite e del lavoro della gente di montagna. Usi e costumi del primo novecento, Marzabotto, 1990
Luigi Fenaroli, Il castagno, Roma, 1945