Madonna in trono con Bambino e Santi

dipinto, 1497 - 1497

La Madonna in trono è collocata al di sotto di un portico che, inquadrando e delimitando lo spazio, media anche il passaggio al paesaggio che si dilata in lontananza. Il Bambino, diritto sulle sue ginocchia, è nudo. Simmetricamente al trono si dispongono sei Santi. A sinistra San Giovanni Battista, S. Ludovico da Tolosa, S. Francesco, mentre a destra S. Maria Maddalena, S. Pietro e S. Paolo. Su di un gradino antistante il trono, al di sotto di un cantaro da cui fuoriescono fiori, compare un'iscrizione. I Santi sono riconoscibili per i loro consueti attributi. La veste della Vergine è tradizionalmente rossa coperta da un manto blu; la Maddalena ha un manto verde ed un abito grigio, S. Pietro una tunica blu ed un manto giallo, S. Giovanni un manto rosso ed una veste grigia, il saio dei francescani è del colore consueto. L'architettura è grigia

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tavola/ pittura a tempera
  • ATTRIBUZIONI Pietro Vannucci Detto Perugino
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Chiesa di S. Maria Nuova
  • INDIRIZZO via de Tonsis, s.n, Fano (PU)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il contratto di allogazione del dipinto risale al 1488. Il ritrovamento del documento (Battistelli 1974) ha permesso di chiarire che l'intero complesso di lunetta, pala e predella nacque unitariamente e che i tempi di esecuzione furono piuttosto lunghi essendo il dipinto firmato nel 1497. Committente dell'opera fu, come risulta dal contratto nonchè dall'iscrizione, Durante di Giovanni Vianuti di Fano. Dal confronto con il testo documentario si evince che Perugino non eseguì, come invece era stato stabilito, le due figure di San Michele Arcangelo e San Girolamo. Tra i contraenti accanto a Pietro Perugino compare il maestro di legname Giovacchino Blasi, esecutore della cornice che conteneva ed integrava le diverse tavole. Tutta l'opera del Blasi, che come chiarisce un'annotazione in margine alla prima pagina del contratto, era stata conclusa nel 1489 e andò perduta allorchè la pala d'altare venne separata dalla sua cornice. Ciò avvenne presumibilmente attorno al 1631, stando a quanto riporta Pellegrini (1926), il quale riferisce che in quell'anno il Comune stabilì di dare some di grano per compiere la "cona" del Perugino. Forse poco dopo la pala venne trasferita su di un altare laterale di proprietà della Municipalità (Battistelli 1974) dove si trovava quando venne nuovamente rimossa nel Settecento in occasione del rinnovamento della chiesa. Per essa venne eseguito l'altare dove ancora si trovava intorno al 1739 (Pellegrini 1926). Come l'altra opera del maestro presente nella chiesa, la pala di G. Santi ed ancora il coro del Barili, tale pala d'altare venne trasferita nella chiesa attuale quando i frati si ripararono dentro le mura della città. L'opera è citata in tutte le guide e cataloghi locali sette-ottocenteschi come opera del Perugino, così come dalla restante letteratura novecentesca locale (Pellegrini, Selvelli, Talamonti, Battistelli) che considera l'opera di elevato livello. Nel XIX secolo essa è citata e lodata da Passavant (1839), dal Cavalcaselle (1866, 1902) secondo cui la pala deriva da quella dei Decemviri in Vaticano, dal Milanesi (1878(81) che pubblica l'iscrizione in maniera completa. Nel XX secolo Venturi (1913), considerando migliore dello scomparto centrale la cimasa, pensa all'Ingegno (Andrea di Assisi) come probabile esecutore della pala che considera replica del quadro con stesso soggetto di Senigallia. Serra (1934) concorda con l'affinità tra le opere, ma tuttavia non considera l'opera fanese replica di quella di Senigallia. Il Bombe (1914), lo Gnoli (1923), il Canuti (1931), il Van Marle (1933), come il Bertini Calosso (1935) ed il Gamba (1949) insistono sull'autografia peruginesca sottolineando spesso il buon livello dell'opera. La pala è stata pubblicata nel 1981 e nel 1983: nella prima occasione Caldari Giovannelli sottolinea nell'opera l'atteggiamento di mistica contemplazione dei personaggi, il ritmo pausato, il bilanciarsi preciso degli atteggiamenti e infine il raggiungimeto, da parte dell'artista, di una dimensione lirica. Nella seconda occasione Gualdi Sabatini, considerando l'opera uno dei più notevoli esiti nella produzione dell'artista, ne evidenzia le analogie con altre opere del Perugino, come la pala dei Decemviri, oppure, relativamente alla figura della Maddalena, ad esempio, come gli affreschi del Cambio. Nel 1984 Scarpellini nella sua monografia sull'artista, invece, notando l'analogia con la predetta pala dei Decemviri, considera l'opera di Durante una replica assai infiacchita di quella e facendo rientrare la pala di Fano nell'ambito di una produzione di serie, rileva un generale abbassamento di tono rispetto alle migliori opere del maestro
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1100246843
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio delle Marche
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici delle Marche
  • DATA DI COMPILAZIONE 1990
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2006
  • ISCRIZIONI sulla specchiatura del gradino antistante il trono - DURANTES PHANEN. AD INTEMERATE/ VIRGINIS LAUDE. TERCENTU. AUREIS. ATQ(UE)/ HUIUS. TEMPLI. BONO. CENTU SUPERADDITIS/ HANC SOLERTI CURA. FIERI. DEMANDAVIT/ MATEO. DE. MARTINOTIIS. FIDEI COMMISSARIO. PROCURANTE. MCCCC 97/ PETRUS. PERUSINUS. PINXIT - lettere capitali - a pennello - latino

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