Cristo in pietà tra la Madonna e San Giovanni Evangelista

dipinto, 1497 - 1497
Pietro Detto Perugino
1450 ca./ 1523

Cristo morto, seduto sul sarcofago, è sostenuto da Giuseppe d'Arimatea e da Nicodemo. Ai suoi fianchi Maria a sinistra e Giovanni a destra. Dietro si intravede un paesaggio che si allarga e che termina con una catena di montagne. Le tinte non sono staccate e prevale tra esse il grigio (abito di Maria, di Giovanni, di Giuseppe e Nicodemo, sarcofago, perizoma di Cristo). Si evidenziano il rosa dei manti di Giovanni e Nicodemo. I colori del paesaggio sono tradizionali

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tavola/ pittura a tempera
  • ATTRIBUZIONI Pietro Detto Perugino
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Chiesa di S. Maria Nuova
  • INDIRIZZO via de Tonsis, s.n, Fano (PU)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L'opera costituisce la cimasa della pala con Madonna e Santi. Sia nell'anonimo catalogo relativo alle pitture esistenti nella città di Fano, scritto presumibilmente dopo il primo ventennio del XVIII secolo (Battistelli, comunicazione orale) che nella guida anonima dl 1793 relativa alle pitture presenti nelle chiese di Fano, così come nella guida del Francolini risalente al 1877, la lunetta in esame viene attribuita a Raffaello. Nella letteratura artistica ottocentesca invece, Tomani Amiani non accoglie tale attribuzione. Lo stesso sottolinea del manufatto la pienezza dei contorni, la fusione delle tinte, la maestria del disegno. Particolarmente apprezzata dallo studioso la testa di Giovanni. Nella letteratura novecentesca tale attribuzione non viene più ripresa. Cavalcaselle (1866/1902) considera la lunetta rispetto allo scomparto centrale, meno felice, in particolare nel nudo del Cristo considerato scorretto e rozzo. Gualdi Sabatini (1983) sottolinea l'analogia compositiva tra il manufatto e l'affresco peruginesco di S. Pier Maggiore a Firenze pubblicato dal Berenson neol 1968 ed inoltre la similitudine della figura di Giovanni con altre opere del pittore come il Compianto sul Cristo morto di Palazzo Pitti. Scarpellini (1984) vi riscontra invece venetismi già presenti nel repertorio di Pietro, qui rinforzati dalla committenza locale. Anche Battistelli (1987) sottolinea echi veneti e belliniani. L'opera complessiva fu eseguita da Perugino tra il 1488, anno dell'allogazione, ed il 1497, anno in cui l'artista firma l'opera. Scarpellini (1984) ritiene che presumibilmente la lunetta sia stata eseguita dopo la pala centrale e forse tra il maggio e il settembre 1497, allorchè il pittore non risulta essere presente in nessun luogo o città da lui frequentati
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1100246842
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio delle Marche
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici delle Marche
  • DATA DI COMPILAZIONE 1990
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2006

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