Anfitrite sul carro tra Nereidi e Tritoni

dipinto, 1827 - 1827

Dipinto raffigurante una Galatea in mezzo a Nereidi e Tritoni, entro cornice in legno intagliato e dorato con motivo a foglie lanceolate all'interno e a palmette all'esterno

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tavola/ pittura a olio
  • MISURE Altezza: 98
    Larghezza: 119
  • ATTRIBUZIONI Mazzola Giuseppe (1748/ 1838)
  • LOCALIZZAZIONE Castello Ducale
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il dipinto raffigurante "Anfitride su Carro tirato da 4. Cavalli marini con Ninfe, Tritoni" è segnalato per la prima volta nelle collezioni del castello di Agliè nell'Inventario compilato nel 1831, quando risulta collocato nella camera d'Udienza (n. 63) dell'Appartamento detto del Duca verso Ponente, al secondo piano nobile. L'inventario reca già il riferimento al pittore "Mazzola Milanese" che verrà poi ripreso anche nelle successive registrazioni. Nello stesso ambiente il dipinto è segnalato pochi anni più tardi, nella prima parte dell' "Inventaro del R. Castello d'Agliè [...] contenente la descrizione di tutti i mobili fissi ed infissi proprii del R. Castello [...]" compilato nel settembre 1843, che rispetto alla precedente registrazione aggiunge solo il nome dell'artista per altro sbagliato: "antonio Mazzola Milanese". Nel marzo del 1855 la tavola risulta spostata al primo piano nobile del castello, nella "Camera successiva al Salone detto Arduino" (n. 30): al numero 296 è infatti registrato "1. Dipinto su tavola rappresentante La Dea delle Acque in cocchio con molte figure e cavalli marini del Giuseppe Mazzola del 1827. con cornice a gola scolpita e dorata", valutato 1000 lire. La sua presenza in questa sala è di breve durata se nel settembre dello stesso anno lo troviamo segnalato nella Galleria di Ponente, dove è ancora inventariato nel 1857, al numero 296. La ricognizione del 1876 ne segnala lo spostamento nella Galleria della Cappella (47) mentre nel 1927 è nuovamente segnalato al secondo piano nobile, nel Salotto (43) dell' Ex-alloggio del Principe Ferdinando (generale Brusati), con il numero 4429. Gli anni più recenti ne vedono la sistemazione dapprima in una guardaroba del secondo piano (1964) e quindi nella camera da letto del I Ministro (N. 6), nell'ammezzato fra il piano terra e il primo piano, noto come "Vecchia amministrazione", dove ancora oggi si conserva. Riferito da Vittorio Natale alla prima metà degli anni Novanta del Settecento, secondo un'ipotesi già avanzata da Paola Astrua (S. Pinto, a cura di, Arte di corte a Torino da Carlo Emanuele III a Carlo Felice, Torino 1987, p. 97), il dipinto reca in basso a destra la firma di "Giuseppe Mazzola" (1748-1838) e la data 1827 e non 1828 come finora sostenuto dalla critica. Secondo gli studiosi l'opera sarebbe rimasta probabilmente incompiuta in seguito all'arrivo dei francesi e quindi ultimata e consegnata a Carlo Felice solo nel 1828, in piena Restaurazione (V. Natale, in Vittorio Alfieri. Aristocratico ribelle (1749-1803), catalogo della mostra a cura di R. M. Serra, F. Mazzocca, C. Sisi, C. Spantigati, Torino 2003, p. 137, n. IV. 28), il quale di buon grado l'avrebbe accettata (A. Rasario, Il pittore Giuseppe Mazzola, in "Bollettino Storico per la Provincia di Novara", dic. 1933, fasc. IV, p. 412). Questa data è riportata in una lettera inviata da Mazzola al Gran Ciambellano del Re di Sardegna, con cui l'artista manifesta la propria gratitudine per i benefici ottenuti, inoltrando "al di Lei indirizzo" "l'umile omaggio della mia Amfritrite", "confidando che, copertane l'insufficienza del merito dalla valida di Lei egida non isdegnerà la Maestà del mio Re di gradirlo quale, benché tenue e scarso, frutto delle sovrane beneficenze, mercè cui pensionato ha percorsa gran parte dei miei studii in Roma, e fui successivamente qual Regio pittore pure con pensione sino all'occupazione francese di cotesti Regj Stati incoraggiato nell'esercizio di mia professione...Milano, li 27 febbraio 1828..." (A. Baudi di Vesme, Schede Vesme, Torino 1966, II, pp. 672-673). Nel 1798 il pittore è infatti ancora pagato per "quadri dipinti e che sta dipingendo per li reali appartamenti" (P. Astrua, Giuseppe Mazzola, in R. Maggio Serra, a cura di, Arte Moderna a Torino. II. Opere d'arte e documenti acquisiti per la Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino 1986-1992, Torino 1993, p. 137; P. Manchinu, Giuseppe Maria Mazzola, in P. Dragone, a cura di, Pittori dell'Ottocento in Piemonte. Arte e cultura figurativa 1800-1830, Torino 2002, p. 343). Paola Astrua, su segnalazione di Sandra Pinto, nel 1987 aveva già restituito il dipinto in questione agli anni tra il 1795 e il 1805, e comunque non troppo distante dall'esecuzione delle "Nozze di Peleo e Teti" della Sabauda (1789) e della tela di "Marte e Venere" del Museo Borgogna di Vercelli, cui il dipinto di Agliè si ricollega per lo "splendore cromatico" e la "smaltata tersa minuzia materica", quindi dopo il soggiorno romano, durante il quale Mazzola frequenta il classicismo filoellenico del circolo gravitante intorno all'Accademia di Francia (cfr. V. Natale, Giuseppe Mazzola, in P. Dragone, a cura di, op. cit., Torino 2002, p. 108) (prosegue in Osservazioni)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100207137
  • NUMERO D'INVENTARIO 403
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Complesso Monumentale del Castello Ducale, Giardino e Parco d'Agliè
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
  • DATA DI COMPILAZIONE 2003
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2006
  • ISCRIZIONI in basso, a destra - Giuseppe Mazzola/ pinse/ 1827 - corsivo - a penna -
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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