Tessitura della lana
La donna è seduta frontalmente ad un telaio manuale a pedali, con una postura leggermente inclinata in avanti, così da ottimizzare tutti i movimenti. Le mani e i piedi, per tutta la durata della performance, eseguono movimenti ritmici e ciclici. I piedi agiscono sui sei pedali collegati ai licci, che sollevano alternativamente i gruppi di fili dell'ordito; questo movimento verso l'alto e verso il basso crea il passo, ovvero lo spazio necessario al passaggio della navetta, tenuta con la mano destra, attraverso l'apertura dei fili nell'ordito. In modo alternato la navetta passa prima da sinistra verso destra e poi viceversa all'interno del passo. La navetta conduce il filo della trama che, una volta passato dall'altra parte, viene sistemato manualmente dalla donna. Dopodiché, con entrambe le mani porta verso di sé il pettine, o battente, che compatta il filo della trama, garantendone una finitura regolare. Terminata questa operazione il ciclo inizia da capo, premendo la seconda terzina di pedali
- OGGETTO tessitura della lana
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CLASSIFICAZIONE
TECNICHE
- LOCALIZZAZIONE Scanno (AQ)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE In quanto terra di pastorizia e transumanza, la lana e le sue lavorazioni hanno da sempre rivestito una notevole importanza economica e sociale per Scanno, trovandosene testimonianza già dal periodo romano (BIBR: SEBESTA 1991, p. 350). La lana prodotta in zona era famosa in tutto il sud Italia per la sua qualità, sia nella tessitura che, soprattutto, nella tintoria, come testimonia Michele Torcia: "La gonnella di panno è di tinta immarcescibile paesana, a segno che neppur l'orina del gatto la stinge: è poi tagliata a guisa di toga o stoa sino ai talloni, lavorata colle proprie mani." (BIBR: TORCIA 1793). In generale la produzione dei panni lana è stata prerogativa femminile, suddividendosi nelle fasi di cardatura, filatura, tintura e tessitura. Tra le donne del Regno di Napoli le scannesi erano riconosciute come abili filatrici e tintore; questa nota abilità può essere alla base della resistenza storica del costume muliebre, in quanto realizzato da vere e proprie professioniste. A riprova di questa riconosciuta abilità v'è la storia di Colomba Mancinelli, che da Scanno venne chiamata ad insegnare le lavorazioni di filatura e tintoria nel nuovo setificio di San Leucio, appena inaugurato dal re di Napoli Ferdinando IV (BIBR: TORCIA 1793, p. 130). In ogni caso, la lavorazione in paese avveniva durante i periodi di transumanza, vale a dire in autunno e in inverno, con le greggi spostate verso il nord della Puglia (BIBR: NOTARMUZI 1993). In seguito alla tosatura le donne restavano sole in paese ed in ogni abitazione si installava un piccolo lanificio domestico, cui partecipavano tutti i membri famigliari. Anche i bambini, laddove presenti, erano resi partecipi, specialmente nel lavoro di scarmigliatura. Le masse di pelo, una volta lavate, venivano cardate e poi filate dalle stesse donne, dopodiché raccolte in matasse. Questo genere di lavorazione, in auge almeno dal 1500, resistette indicativamente fino agli anni '70 del 1800, periodo in cui fu sempre più soppiantata dall'industria tessile. Ancor più che per il lavoro di filatura, le donne scannesi erano riconosciute per la loro abilità nella tintoria; in questa fase venivano utilizzati estratti naturali, sia vegetali che animali, per conferire la colorazione desiderata alla lana. Le colorazioni erano quindi tutte ottenute da elementi naturali, con ricette originali rispetto al circondario.Il patrimonio culturale immateriale incorporato nell’abito muliebre tradizionale di Scanno, vive anche grazie alla passione di singole persone. Ad esempio, a praticare attualmente l’arte della tessitura manifatturiera della lana c’è un’imprenditrice che opera nel centro storico del borgo, nel suo piccolo laboratorio, che è anche il punto di contatto con il pubblico che domanda prodotti manifatturieri in lana. Per la tessitura vengono utilizzati telai di varie dimensioni, basati sulla tecnologia originaria. Nel paese esiste anche un esemplare di telaio funzionante, rifacimento fedele della struttura antica, nonché un telaio molto antico, un mangano e altri attrezzi originali per la filatura
- TIPOLOGIA SCHEDA Modulo informativo
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AUTORE DELLA FOTOGRAFIA
Paletta, Donato
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 13-ICCD_MODI_2474106335571
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di L'Aquila e Teramo
- ENTE SCHEDATORE Comune di Scanno
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0