Abito muliebre tradizionale (abito, bene complesso/ insieme)
Abito femminile composto da 5 elementi: una gonna di colore verde scuro, formata da diversi teli di panno di lana cuciti parallelamente, lunga fino alla caviglia e con una striscia interna scarlatta, detta #pedera#, fissata nella parte finale; un grembiule in lana bordeux, detto #mantera#, della stessa lunghezza della gonna, legato in vita così da coprirne totalmente la parte frontale e parzialmente quella posteriore; un giubbino girocollo di panno di lana nero, detto #comodino#, chiuso frontalmente da bottoni d'argento decorato e a maniche lunghe; un colletto bianco, realizzato a tombolo, detto #scolla#; un copricapo, detto #cappellitto#, di colore nero e bianco posizionato sul capo e con un lembo più lungo nella parte posteriore. Al #cappellitto#, inoltre, sono agganciati dei cordoni di seta di colore arancione e giallo, annodati ed intrecciati tra loro. Il costume è ornato da un paio di orecchini pendenti e da una collana con un grande ciondolo rotondo, al cui interno sono raffigurati due cuori circondati da raggi solari stilizzati
- OGGETTO abito femminile
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CLASSIFICAZIONE
ABBIGLIAMENTO E ORNAMENTI DEL CORPO/ VESTIMENTI
- LOCALIZZAZIONE La Violetta
- INDIRIZZO Via Roma, 32, Scanno (AQ)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE L’abito muliebre tradizionale di Scanno costituisce uno degli elementi più iconici e rappresentativi dell’intero Abruzzo. Risulta degna di nota la scelta fatta dall’ENIT (Ente Nazionale per l’incremento delle Industrie Turistiche) negli anni 1939 e 1947/1948 ai fini della creazione di due manifesti pubblicitari per l’Abruzzo, di rappresentare questa regione attraverso l’immagine dell’abito femminile tradizionale di Scanno, mirabilmente realizzata in primo piano da due artisti incaricati allo scopo (https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500657162, https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500657164). L’esteticità della sua foggia ha catturato l’attenzione di numerosi artisti che ne sono venuti a contatto, a partire dai protagonisti del Grand Tour che ne hanno disegnato, dipinto e descritto la fattura (Edward Lear, Estella Canziani, Anne MacDonell) fino ad arrivare ai più celebri fotografi del Novecento a livello mondiale, che lo hanno immortalato con i loro scatti d’autore (Hilde Lotz-Bauer, Henri Cartier-Bresson, Mario Giacomelli). Soprattutto, ciò che lo caratterizza e che lo rende esclusivo in rapporto ai costumi tradizionali di altri territori regionali ed extra-regionali è l’originalità e la complessità della sua foggia che evoca regalità e solennità. Ciò che maggiormente lo rende particolare e significativo è il suo costituire un “oggetto pletorico” che assembla su di sé funzioni estetiche, sociali, identitarie e simboliche. Un oggetto che incorpora un patrimonio immateriale che racconta l’evoluzione storica, economica e culturale di Scanno che proprio nel costume ha saputo trovare il più efficace mezzo di (auto)rappresentazione, nonché punto di partenza di vitale saper fare artigianale da trasmettere alle generazioni future. Le prime notizie scritte riguardo il costume femminile risalgono agli inizi del XVII secolo, rintracciate in alcuni elenchi di corredi dotali (BIBR: DE ROSA – TRASTULLI 1985). Stando alle fonti, tra il XVII e il XVIII secolo la foggia dovette rimanere pressoché immutata, con un abito composto da tessuti di lana, ornati di passamanerie, e da un busto che manteneva eretta la figura; l'unico cambiamento percepibile dalle descrizioni settecentesche è il leggero accorciamento della gonna alla caviglia, così da mostrare le tipiche calzature scollate con fibbie d’argento e le calze di lana, solitamente azzurre, che da qui in poi emergeranno sempre più negli stessi registri dotali (BIBR: DE NINO 1879). Nel XIX secolo il costume raggiunse la sua forma attuale, fissandosene delle caratteristiche ed emergendone delle nuove. Il #cappellitto#, il copricapo usuale, divenne standardizzato e cessò di modificarsi. Il momento cardine di questa standardizzazione fu sicuramente l’ingresso dei cordoni, detti #lacci#, nell’abbigliamento quotidiano, fattore che determinò la forma compiuta del copricapo. In precedenza, invece, nell’abito quotidiano e festivo, i capelli erano raccolti in reti dette #rezzole#, poi coperte da una lunga fascia avvolta attorno al capo; dei lacci, più minuti in ogni caso dei cordoni odierni, erano invece riservati al giorno del matrimonio. Così come appare ora, il copricapo veniva smontato assai di rado, solamente per lavarne la parte interna. Un ulteriore cambiamento apprezzabile riguarda le tinte del costume: in maniera assai repentina si passò da un abito estremamente colorato, la cui sfumatura identificava l’estrazione sociale della donna, a costumi scuri, in cui venivano utilizzati soltanto il nero per il corpetto, ovvero il #comodino#, i toni scuri del verde per la gonna. La gonna plissettata era invece formata da diversi teli cuciti insieme (di norma 12), lunga tra i 6 e i 13mt e con un peso di circa 5-6kg. Il grembiule, #mantera#, che copriva la parte anteriore e gran parte del retro della gonna, era in lana leggera per il costume festivo, in broccato di seta per impreziosire l’abito nuziale (BIBR: DE NINO 1879) e in cotone per il costume giornaliero semplificato. La #scolla#, in merletto a tombolo, che fuoriusciva sul collo della donna. I tessuti in seta provenivano tutti dalla seteria di San Leucio, dove operavano anche donne provenienti dalla stessa Scanno. Tutto ciò che concerneva l’abito, dalle lavorazioni produttive, al mantenimento, alle riparazioni, riguardava infatti specificamente le donne scannesi, che in ciascuno di questi abiti esprimevano la loro maestria. La capacità artigiana scannese si rivela, quindi, a pieno in tutte le pratiche connesse all’abito come la filatura e tessitura della lana, il merletto a tombolo, l’arte orafa, le prime due praticate dalle stesse donne. Questo appare evidente nella sussistenza di svariati mestieri legati al costume: tralasciando filatrici, tintore e merlettaie, si notano anche le cosiddette “modiste”, donne incaricate di rimontare il #cappellitto# una volta smontato, o le sarte, il cui compito consisteva nel ricucire i numerosi panni della gonna in seguito al suo lavaggio. In questo tipico tessuto socioeconomico pastorale di transumanza (BIBR: MATTOSCIO 2023, p. 5), le donne rivestivano un ruolo gestionale di grande rilievo all’interno della comunità e della famiglia stessa, specialmente nei mesi invernali, durante i quali i pascoli raggiungevano il Tavoliere (BIBR: COLAROSSI MANCINI 1921). Era proprio in questi mesi che le scannesi creavano ciascuna la propria azienda domestica, dedita alla lavorazione della lana a tutto tondo (BIBR: GALANTI 1961). In questo senso si può parlare di “capitale sociale” per ciò che riguarda il costume muliebre di Scanno, nell’ottica in cui rappresenta tutt’oggi il senso di appartenenza e di comunità delle scannesi e di Scanno tutta (BIBR: ARDITO 2023, p. 15). Infine, è da evidenziare come l'abito festivo sia stato utilizzato sino agli anni '50 del '900 anche come abito da lavoro, nonostante il suo caratteristico ingombro
- TIPOLOGIA SCHEDA Beni demoetnoantropologici materiali
- FUNZIONE E MODALITÀ D'USO abbigliamento festivo
- CRONOLOGIA D'USO XIX-XX
- LUOGO DI REALIZZAZIONE Scanno (AQ) - Abruzzo , ITALIA
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AUTORE DELLA FOTOGRAFIA
Paletta, Donato
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà privata
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1300311200
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di L'Aquila e Teramo
- ENTE SCHEDATORE Comune di Scanno
- DATA DI COMPILAZIONE 2025
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0