L’opera dei pupi

a cura di Laura Carracchia

All’opra dei pupi bisogna credere!

Non vi è una finzione: è una celebrazione, un rito,

vi si esalta il coraggio e la lealtà;

vi si condanna il tradimento

(Leonardo Sciascia)

Pedalino, R., I pupi della collezione di Casa-Museo, 2017, fotografia digitale. Archivio Casa-Museo
Pedalino, R., I pupi della collezione di Casa-Museo, 2017, fotografia digitale.

dal Catalogo

L’opra dei pupi è il teatro tradizionale delle marionette dell’Italia meridionale. Il repertorio è costituito da lunghe vicende rappresentate a puntate, derivanti dalla letteratura epico-cavalleresca, particolarmente dal ciclo carolingio; comprende anche vite di banditi, vite di santi, avvenimenti storici e brevi farse. In Sicilia esistono due distinte tradizioni dell’opra: quella palermitana, quella catanese.

Il teatro delle marionette, regolato nel 700 da un rigido codice, diventa uno spettacolo popolare; sarà proprio questa rigidità che finirà per favorire la nascita di un teatro radicalmente nuovo: l’opra dei pupi che appagava le attese dei ceti popolari ed esauriva lo strutturale bisogno di riscattare miticamente la loro subalternità, di proiettare l’esigenza, sia pure inconsapevole, di un diverso ordine del mondo in eroi superumani che risolvessero, in termini mitici, le opposizioni tra l’amico e il nemico, il giovane e il vecchio, il debole e il forte, il giusto e l’ingiusto.

A. Uccello si dedicò allo studio del teatro dell’opera dei pupi pubblicando nel 1965 un saggio dal titolo L’opra dei pupi nel siracusano. Le collezioni dei pupi e dei cartelloni conservati a Casa-Museo, provengono dalle due aree di produzione più importanti della Sicilia: Palermo e Catania: molti sono opera del puparo palermitano Gaspare Canino, altri, quali un Polifemo e un diavolo, sono del palermitano Francesco Paolo Galluzzo. Vi sono anche rappresentati pupi catanesi, come il famoso Pulicani del puparo Nuzzo Speranza, di Lentini. I cartelloni, cioè gli annunzi pubblicitari che solevano reclamizzare lo spettacolo, si distinguono in “catanesi”, cioè dipinti a tempera su pesanti fogli di carta da imballaggio, orientati in senso orizzontale e “palermitani”, di dimensioni più grandi e disposti in senso verticale, dipinti a tempera su tela e divisi in vari riquadri.

Ruggero libera Milone, cartellone pubblicitario catanese, tempera su carta da imballaggio, prima metà XX secolo, 2016, fotografia digitale Archivio catalogazione Casa-Museo
Ruggero libera Milone, cartellone pubblicitario catanese, tempera su carta da imballaggio, prima metà XX secolo, 2016, fotografia digitale

Pasquale Bruno, pupo palermitano di Gaspare Canino, metà XX secolo, 2016, fotografia digitale Archivio catalogazione Casa-Museo
Pasquale Bruno, pupo palermitano di Gaspare Canino, metà XX secolo, 2016, fotografia digitale

Pulicani, pupo catanese di Nuzzo Speranza, inizio XX secolo, 2016, fotografia digitale Archivio catalogazione Casa-Museo
Pulicani, pupo catanese di Nuzzo Speranza, inizio XX secolo, 2016, fotografia digitale

Castello sulla riva di un fiume, scenario catanese, tempera su tela, prima metà XX secolo, 2016, fotografia digitale Archivio catalogazione Casa-Museo
Castello sulla riva di un fiume, scenario catanese, tempera su tela, prima metà XX secolo, 2016, fotografia digitale

Combattimento sotto le mura di Albracca, cartellone pubblicitario palermitano di Rinaldi Francesco, tempera su tela, prima metà XX secolo, 2016, fotografia digitale Archivio catalogazione Casa-Museo
Combattimento sotto le mura di Albracca, cartellone pubblicitario palermitano di Rinaldi Francesco, tempera su tela, prima metà XX secolo, 2016, fotografia digitale

Bibliografia

Pasqualino, A., L’opera dei pupi, Palermo, 1977