soggetto assente

dipinto, ante 1396 - post 1416

Trattasi dell'affresco che vede raffigurate delle "Dame che raccolgono fiori e frutti" (Benazzi, 1997, p. 40, fig. 6) e che rappresenta il secondo episodio dell'esordio della vicenda amorosa tra il giovane cavaliere e una dama colpita dal dardo dell'amorino alato (scena parete sud: "La pesca delle dame"). Nell’analoga ambientazione naturalistica di un bosco, a sinistra della scena, due dame si dirigono verso il centro della scena ed esprimono attraverso la gestualità delle mani alzate, un atteggiamento di compiacimento nei confronti dei personaggi, forse dei due protagonisti. A destra della raffigurazione, altre due dame sono intente con i loro cestini, nel raccogliere fiori e frutti. Al di sotto della scena, nella parte sinistra sotto la cornice, compare un'iscrizione

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA intonaco/ pittura a fresco
  • AMBITO CULTURALE Ambito Umbro
  • ATTRIBUZIONI Maestro Della Dormitio Di Terni (attribuito): pittore
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo Nazionale del Ducato di Spoleto
  • LOCALIZZAZIONE Rocca Albornoziana
  • INDIRIZZO piazza Campello, Spoleto (PG)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Trattasi come già citato della seconda scena della vicenda amorosa, secondo la lettura iconografica della Benazzi (1997, p. 30) che evidenzia il tema del "coglier fiori" come tema che accompagnava lo sviluppo delle scene, data la superstite iscrizione, allusiva della raccolta di frutti e fiori. La De Luca (2013, p. 46; p. 46, nota 45) riprende la notazione dell'iscrizione che "sembra alludere alla raccolta dei fiori", in quanto tradotta e che recita: "De queste rose (et) fior che avem colti sparger". Altresì, si conferma che la sopracitata iscrizione correva sotto i tre affreschi con lo stesso tema della raccolta dei fiori e dei frutti. Gli elementi stilistici della Camera Pinta riconducono gli affreschi al Maestro della Dormitio di Terni, come già confermato da Andrea De Marchi (1992, p. 158 nota 60) e ancor prima da Federico Zeri nel 1963 (pp. 29-45) riferendosi alla personalità più importante del panorama artistico dell’Umbria meridionale sulla fine del XIV sec. L’attribuzione degli affreschi della Camera Pinta all’artista, databili al periodo della presenza di Marino Tomacelli (1392-1416) a Spoleto ricostruiscono una importante tassello cronologico del suo catalogo di opere che vede eseguita la decorazione nella rocca tra il 1395 e il primo decennio del Quattrocento, precedenti e prossimi al trittico dell’Incoronazione Johnson di Philadelphia databile intorno al 1415 e riproposta come datazione da Strehlke. La possibile datazione suggerita dalla De Luca (2013, pp. 132-133) già ampiamente evidenziata dalla Benazzi già nel 1996 (p. 33) pone l’accento dell’esecuzione dei due cicli, ad eccezione della Bagno nella Fontana, tra l’ultimo decennio del Trecento e il primo del Quattrocento in un periodo in cui l’Umbria meridionale era caratterizzata dalla presenza di un gruppo di artisti “compagnie” (Benazzi, op.cit., p. 33) tra i quali il Maestro della Dormitio. La datazione sopra citata viene avvalorata secondo la De Luca, anche dalle “notazioni di costume” (op. cit. pp. 132-134) che si desumono dall’abbigliamento alla moda dei personaggi degli affreschi spoletini che rimarrà tale e immutata fino al 1420, un confronto che egli pone anche con gli affreschi della Torre Aquila a Trento eseguiti anch’essi entro il primo decennio del Quattrocento. Fratini C. (2004, pp.264-266), rifacendosi alle supposizioni di Strehlke (2004) che mise in evidenza le differenze riscontrate all’interno del corpus delle opere dell’artista date dalla stretta cooperazione tra i suoi assistenti di bottega, ripropone anche per la Camera Pinta la stessa riprova che vide la presenza di due collaboratori che lavorarono a stretto contatto con il capobottega e direttore dell’opera: il Maestro Grafico e il Maestro Sintetico. Fratini C., conferma quindi “il ruolo dominante della bottega detta Maestro della Dormitio nell’ambito della civiltà pittorica dell’Umbria meridionale”, sottolineando che la stessa operò in altre imprese decorative a partire da Sant’Agostino di Narni, di S. Maria di Pietrarossa di Trevi e di Sant’Antonio di Cascia. Lo stesso Fratini C., vede nell’impresa decorativa della Camera pinta la preminenza massiccia del Maestro Grafico che considera avere un ruolo guida rispetto agli atri esecutori, rispetto, tuttavia, al Maestro Sintetico che risulta avere un ruolo più importante nelle storie di Cascia, di formazione più arcaica del quale egli avanza il nome di Domenico da Miranda documentato a Roma e a Spoleto tra il 1369 e il 1404. I dipinti della Camera Pinta secondo la De Luca (op. cit., pg. 135), riassumono secondo un clima di recupero, le tendenze giottesche di Assisi che insieme alla cultura figurativa senese di primo Trecento, sono alla base della scuola orvietana
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1000196838-6
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio dell'Umbria
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio dell'Umbria
  • DATA DI COMPILAZIONE 2016
  • ISCRIZIONI al di sotto dell'affresco, parte sinistra - "De queste rose (et) fior che avem colti sparger" - Maestro della Dormitio di Terni - a pennello - latino

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