archibugio - produzione tedesca (inizio XVIII sec)

archibugio, ca 1710 - ca 1710

Arma da fuoco portatile. Canna di piccolo calibro, con anima in ottone. Traguardo scolpito a volute e fissato tramite chiodi alla canna. Tacca di mira in ottone dorato

  • OGGETTO archibugio
  • MATERIA E TECNICA LEGNO DI NOCE
    Ottone
    FERRO
    ACCIAIO
  • AMBITO CULTURALE Produzione Tedesca
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Musei del Bargello - Museo Nazionale del Bargello
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo del Bargello
  • INDIRIZZO via del Proconsolo. 4, Firenze (FI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Gli archibusi a vento funzionavano grazie a differenti sistemi di compressione dell’aria. Questi furono sviluppati intorno alla metà del XVII sec. sulla scia degli studi di fisica sperimentale in voga in quegli anni, che incentrarono molte sperimentazioni proprio sull'archibuso a vento. A titolo di esempio si veda il quarto tomo dell'abate Nollet "Lezioni di fisica sperimentale" (dato alle stampe nel 1759), dove a pagina 325 si parla delle sperimentazioni sulla forza dell’aria effettuate con archibusi a vento. Nel XVIII secolo questa tipologia d'arma era già entrata nella storia della tecnologia (si veda "Memorie per la storia delle scienze, e buone arti", la cui prima edizione fu stampata nel 1701, in cui a partire dalla pagina 233 si parla delle macchine pneumatiche, tra cui l'archibuso a vento). Non è noto l’inventore di questo sistema. Il Lazzari ne affidava la paternità a Vincenzo Vincenzi (A. LAZZARI, "Dizionario storico degl'illustri professori delle belle arti, e de' valenti meccanici d'Urbino", Fermo 1796, pp. 28, 53). Il "Dizionario delle invenzioni, origini e scoperte relative ad arti, scienze, geografia, storia, agricoltura, commercio" (edizione italiana stampata a Livorno nel 1850, compilato da Noel, Carpantier, Puissant) chiarisce che «Questa macchina, che serve a mandare delle palle con una grande violenza non impiegando che la forza dell’aria, non fu inventata, come taluni credevano, da operai olandesi sotto il regno di Luigi XIII. David Rivaut da Firenze, maestro di matematiche di quel principe, dà ne' suoi "Elementi di Artiglieria", la forma e la costruzione di un archibugio a vento, inventato molto innanzi da un certo Marion, borghese di Lisieux, e presentato al re Enrico IV». In effetti l'esemplare più antico noto può essere datato agli inizi del XVII secolo, grazie alle sperimentazioni dell’armaiolo francese Marin Bourgeois, pittore alla corte di Enrico IV ma più noto per le sue invenzioni nel campo delle armi da fuoco, realizzate con il meccanismo descritto negli "Elementi di artiglieria" di David Rivault Flurance (volume pubblicato nel 1608). Dell’archibuso di Marin ci è rimasto solo il disegno del progetto. Gli esemplari più antichi, che avevano il serbatoio dell'aria di forma sferica avvitato sopra o, più comunemente, sotto la canna, sono conservati al Tøjhusmuseum, prodotti intorno al 1644 da Hans Köhler. Ciò fu possibile a seguito dei progressi scientifici nel campo delle sperimentazioni dell'aria compressa raggiunti dalla scuola di Otto von Guerinke. Egli inventò un pistone dalla tenuta ermetica privo di imperfezioni, usato in un progetto pubblicato negli anni Trenta del XVII secolo dal matematico Athanasius Kirchner di Würzburg. Il Köhler aveva bottega a Kitzingen, a 24 km da Würzburg, e qui venne a conoscenza del progetto del matematico, realizzando dei prototipi. Presto Würzburg divenne rinomato luogo di produzione di archibusi a vento, molti dei quali andarono a finire nelle collezioni ducali e quindi dal 1805 entrarono a far parte della collezione di Ferdinando III. Rispetto alle armi da fuoco con innesco a polvere, la potenza dei colpi era inferiore, però lo sparo del proiettile non sviluppava rumore né fumo e, soprattutto, i pericoli di scoppio erano notevolmente minori. Per questo motivo furono spesso forniti in dotazione a truppe scelte soprattutto austriache, come gli jäger che nel 1779 adottarono una carabina a vento con caricatore separato, progettata dall’armaiolo Bartolomeo Girardoni. In misura minore, gli archibusi a vento furono usati anche da alcune truppe dell’esercito britannico. Questa tipologia di armi, che permetteva ai tiratori di rimanere occultati, fu considerata particolarmente adatta per gli assassinii: per uccidere Oliver Cromwell a Utrecht, infatti, i congiurati pensarono di usare un archibuso a vento con meccanismo a valvola che permetteva di sparare fino a 7 colpi, ma durante alcune prove il serbatoio esplose convincendo i congiurati a rinunciare all'attentato. Lo scopo di queste armi venne quindi confinato alla caccia e al tiro sportivo: ad esempio, il langravio d'Assia Ludovico VIII (1691-1768) le adoperò per la caccia al cervo; gli uomini della celebre spedizione di Lewis e Clark del 1804-1806, erano armati di carabine a vento di moderna generazione. Tuttavia, la minore potenza rispetto ai modelli a polvere e i perfezionamenti avvenuti nei meccanismi d'accensione resero obsoleti gli archibusi a vento, il cui uso fu relegato principalmente al tiro sportivo e, in minor misura, alla caccia di piccoli volatili. Il presente esemplare è di seconda generazione, con il serbatoio dell’aria all’interno del calcio, che veniva svitato per essere riempito, e nuovamente avvitato alla canna tramite una valvola collegata al pistone interno. Le piastre di questi esemplari sono esclusivamente decorative. Trascrizione dall’Inventario 1878: «Archibuso a pressione d'aria da svitarsi al principio della incalciatura, nella quale trovasi una specie di stantuffo. Canna liscia con sottilissimo canale per il proiettile. Batteria bulinata con acciarino alla francese (serve per semplice ornamento). Mezza cassa di noce montata in ottone. Lung. della canna m 0,96, lung. totale m 1,45»
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0901142988
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA I Musei del Bargello - Museo Nazionale del Bargello
  • ENTE SCHEDATORE I Musei del Bargello - Museo Nazionale del Bargello
  • DATA DI COMPILAZIONE 2020
  • STEMMI sulla piastra - Marchio - Parm

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