Madonna con Bambino

dipinto, 1250 - 1299
Maestro Di San Martino
notizie 1265-1290

La tavola presenta una forma a lunetta che dovrebbe essere conseguenza di una sua resecazione ai lati. Essa è costituita da cinque assi assemblati in senso orizzontale. La Vergine indossa un velo blu con bordo marrone dorato, posato su una tunica color carminio, con decorazioni perlinate alle maniche. Il Bambino veste un'imatio marrone decorato con filamenti di crisografia, che avvolge una tunica verde con sottolineature bianche, a sua volta sovrapposta a un abito diafano,visibile sulle gambe e sotto la manica; calza inoltre dei sandali allacciati.Lateralmente, nella sezione superiore della tavola, sono rappresentati due angeli a mezza figura, nell'atto di onorare la Vergine e il Bambino con le mani coperte da un lembo della veste. In basso a sinistra è rappresentato san Martino, titolare della chiesa, sopra il suo cavallo, mentre divide il suo manto per donarlo al povero; quest'ultimo è seminudo, coperto soltanto da un perizoma diafano, ed ha lunghi capelli e barba. Sul lato opposto si trova san Giovanni evangelista, raffigurato nell'atto di scrivere il Vangelo. In origine l'opera aveva un fondo in argento, di cui rimangono solo piccole tracce

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tavola/ pittura a tempera/ argento a foglia
  • MISURE Altezza: 92
    Larghezza: 128
  • ATTRIBUZIONI Maestro Di San Martino
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo Nazionale di S. Matteo
  • LOCALIZZAZIONE Museo Nazionale di S. Matteo
  • INDIRIZZO Piazza San Matteo in Soarta, Pisa (PI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L'opera, proveniente dalla cappella del Sacramento della Chiesa di San Martino, è stata restaurata nel 1948. Carli (1974) l'ha dubitativamente riferita allafase finale del cosiddetto "Maestro della Croce di Castelfiorentino" dalla Croceora conservata al Museo d'arte sacra di Volterra. Già Garrison (1949), aveva attribuito la nostra opera ad un allievo di questo anonimo maestro. Il Maestro della Croce di Castelfiorentino, seguace di Giunta, attivo tra il 1250 ed il 1270 e influenzato da Enrico di Tedice; proprio a quest'ultimo Caleca (1978) ha dubitativamente attribuito la nostra opera, datandola intorno alla metà del XIII secolo. Verosimilmente la tavola fu adattata in età moderna alla collocazione entro una lunetta nella chiesa di San Martino. Agli inizi del secolo XIX l'opera si trovava appesa ad una parete della cappella del Sacramento, annessa al lato destro della chiesa. Sottoposta a un intervento di restauro nel 1948 e successivamente nel 1985 (E. Crisanti), l'opera, ripulita delle ridipinture che ne offuscavano la superficie e consolidata nella sua struttura in legno, è attualmente esposta nel Museo Nazionale di San Matteo. La tavola doveva avere in origine una forma rettangolare a base orizzontale ed era probabilmente un dossale destinata a decorare la mensa di un altare. Il programma iconografico riassumeva le specificità cultuali della chiesa, associando in particolare il santo titolare, Martino, con la Madonna, oggetto di speciale venerazione locale, come ancora si osserva nella Madonna di San Martino; l'unità della composizione è sottolineata anche attraverso l'impiego di una serie di corrispondenze cromatiche: un gioco chiastico è realizzato ad esempio per mezzo del rosso, che caratterizza il manto di san Martino e la veste dell'angelo di destra, e del viola, che ritorna nell'angelo di sinistra e nell'imatio di Giovanni Battista; per converso la tunica di quest'ultimo è dello stesso color grigio-azzurro dell'abito di san Martino, così da creare una relazione interna, mentre la veste diafana del Bambino è posta chiaramente in parallelo con il perizoma trasparente del povero. A questi è conferito un aspetto che, attraverso la nudità e il volto coperto di barba e capelli, rimanda al tipo iconografico di Cristo ed esprime così un sottile richiamo al mistero della Passione e Redenzione del genere umano. Lo schema iconografico della Vergine, infine, riproduce il tipo bizantino della Madonna allattante, utilizzato a Pisaanche nel caso della Madonna di San Sebastiano in Banchi. Alcune soluzioni formali, quali la semplificazione grafica e la resa delle pieghe che movimentano la tunica della Vergine per mezzo di sottolineature marroni e nere, ricordano opere pisane della prima metà del secolo, come la croce n. 5721 del Museo Nazionale di San Matteo. Per converso, l'impiego delle ombreggiature verdi e rosse che caratterizzano i volti e le mani, le sfumature che segnano i passaggi tra le zone di colore e le lumeggiature per mezzo di filamenti bianchi concentrici trovano riscontri nelle pratiche pittoriche comuni a molte opere della seconda metà del secolo, dalla Madonna dei Santi Cosma e Damiano ai dipinti del Maestro di San Martino
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900528904
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Pisa e Livorno
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara
  • DATA DI COMPILAZIONE 2001
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2007
  • ISCRIZIONI sul libro tenuto da San Giovanni - IN PRINCIPIUM/ - lettere capitali - a pennello - latino

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