maschera di Okina e Daikokuten

custodia per pipa e tabacco 1600 - 1899

Piccolo astuccio in pelle (dōran), che conteneva molto probabilmente tabacco tritato, con un kanamono (decorazione in metallo) in shakudō (lega metallica di oro e rame apprezzata per la sua patina nera) in takaniku bori ed elementi di argento, avorio (il ventaglio) e oro in takaniku zōgan. Legato all’astuccio porta-tabacco è il kiseru zutsu (porta-pipa) sempre in pelle, accompagnato da un ojime e un netsuke di forma circolare nel quale è rappresentato un uomo anziano in altorilievo. Vi sono elementi decorativi in oro e avorio

  • OGGETTO custodia per pipa e tabacco
  • MATERIA E TECNICA Avorio
    CUOIO
    LEGNO
  • AMBITO CULTURALE Ambito Giapponese
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo d'Arte Orientale
  • LOCALIZZAZIONE Ca' Pesaro
  • INDIRIZZO S. Croce 2076, Venezia (VE)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La borsa per il tabacco era un accessorio utilizzato per contenere tabacco tritato, che poteva presentarsi riccamente decorato con più o meno alti livelli di maestria artistica da parte degli artigiani. Nel periodo Edo (1600–1868) le tabacchiere potevano essere realizzate in avorio, pelle, legno o carapace di tartaruga, e venivano spesso abbinate a una pipa (kiseru) e al relativo porta-pipa. Si portavano appese alla cintura (obi) grazie all’ausilio del netsuke, un piccolo fermaglio che impediva agli oggetti sospesi, come inrō (porta medicinali), portamonete o tabacchiere, di scivolare e cadere. Secondo gli storici, il tabacco arrivò in Giappone nel XVII secolo con i missionari portoghesi e, inizialmente, la sua coltivazione e il suo consumo vennero vietati, poiché considerati fonte di corruzione della morale pubblica. Inoltre, si riteneva che il tabacco incidesse negativamente sulle coltivazioni di riso e grano. Nonostante il divieto, il fumo divenne pratica diffusa tra i giapponesi, fino a diventare un bene di lusso. (https://www.jti.co.jp/tobacco/knowledge/society/history/japan/edo/index.html) Okina è una delle tre figure di anziano che si esibiscono nell’omonimo dramma nō. Oggi, Okina è uno spettacolo cerimoniale che viene eseguito in occasioni celebrative particolari o durante le celebrazioni di inizio anno, tuttavia nasce come rito dal forte valore sacro e propiziatorio. Anticamente, Okina costituiva solo una parte di uno spettacolo chiamato shikisanban (i tre riti), eseguito nei santuari shintoisti, che prevedeva una serie di danze rituali in cui venivano rappresentati tre uomini anziani, Chichi no jō (successivamente scomparso nel repertorio nō), Okina e Sanbasō; queste tre figure di anziani erano viste come manifestazione del divino. Oggi, le tre danze sono eseguite da Okina, Senzai e Sanbasō. (Noel J. Pinnington, A New History of Medieval Japanese Theatre: Noh and Kyōgen from 1300 to 1600, Palgrave Macmillan, Londra, 2019, pp. 27, 40-41, 44; dello stesso autore “Invented Origins: Muromachi Interpretations of ‘okina sarugaku’”, in Bulletin of the School of Oriental and African Studies, University of London, Vol. 61, No. 3, 1998, pp. 492, 496) Okina viene considerato “nō che non è nō”: pur essendo tra gli elementi fondativi del nō codificato da Kan’ami e Zeami (XIV-XV secolo), appartiene a una categoria a sé stante e non presenta una trama vera e propria, configurandosi a tutti gli effetti come un rito. I netsuke sono piccoli oggetti in legno o avorio, nati originariamente per impedire che il cordino dell’inrō (scatoletta in cui venivano conservate erbe medicinali e, talvolta, tabacco) o di altri oggetti come le tabacchiere (come nel caso dell’oggetto qui analizzato) scivolasse dall’obi del kimono, svolgendo dunque un ruolo funzionale. Tuttavia, l’alto livello artistico raggiunto da molte di queste opere attirò profondamente l’interesse degli occidentali giunti in Giappone i quali, date le dimensioni ridotte dei netsuke, poterono trasportarne facilmente grandi quantità in Occidente. I soggetti raffigurati in queste vere e proprie opere d’arte potevano essere animali, scene di vita quotidiana o di racconti popolari, personaggi folklorici, maschere o altri riferimenti al teatro nō. La figura rappresentata sul netsuke di questo set, Daikokuten, ha origini indiane. Nel pantheon indiano è Mahākāla, “il Grande Nero”, la forma buddhista di Shiva e controparte maschile di Kāli, seppur non raggiunse mai l’immagine sanguinaria della dea. Le prime raffigurazioni di Daikokuten erano più vicine alle iconografie indiane piuttosto che a quelle cui siamo abituati a vedere oggi: una figura umanoide con sei braccia, seduta in mezzo a fiamme, il busto scoperto, corpo muscoloso e in tensione, viso corrucciato e una spada in mano. Il passaggio da questa immagine più dura a quella morbida e accogliente fu graduale: i primi segnali si trovano nel diario di viaggio in India di Yijing, dove afferma che a fianco dei pilastri nelle cucine dei grandi monasteri si trova una statua in legno con una grande sacca dorata, seduto su una piccola sedia, con una gamba poggiata sulla sedia, mentre l’altra scende verso terra. Inoltre “Coloro che gli offrono preghiere avranno i loro desideri soddisfatti”. Iniziò dunque ad essere associato a una divinità del focolare domestico e il colore nero della sua pelle – presente già nelle rappresentazioni indiane – venne associato alla fuliggine. Con il tempo, venne anche visto come protettore del Monte Hiei e associato a Ōkuninushi, associazione che avvenne per un errore di traduzione di Kukai, il quale scrisse 大国 (大 “dai”, 国 “koku”, ma che insieme si leggono Ōkuni) invece di 大黒 (il Grande Nero). Fu così che alcune caratteristiche di Ōkuninushi passarono a Daikokuten, trasformandolo sempre più nel dio della ricchezza e della fertilità. In particolare, dal XIV secolo, con l’aumento della classe mercantile, l’immagine di Daikokuten prese letteralmente peso e iniziò ad essere rappresentato con due balle di riso ai suoi piedi e con in mano il martello che porta ricchezza, entrando così a far parte delle “Sette divinità della fortuna”. Al santuario di Kasuga, inoltre, Daikokuten viene venerato in coppia con Okame. (Bernard Faure, 2016, pp. 45-54)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500272613-0
  • NUMERO D'INVENTARIO 7662
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Museo d'Arte Orientale - Polo Museale del Veneto
  • ENTE SCHEDATORE Museo d'Arte Orientale - Polo Museale del Veneto
  • DATA DI COMPILAZIONE 1998
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2006
    2026
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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