Daikokuten
fermaglio
1600 - 1889
Netsuke in legno di forma circolare nel quale è rappresentato il viso di un uomo in altorilievo. Vi sono elementi decorativi in oro e avorio
- OGGETTO fermaglio
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MATERIA E TECNICA
Avorio
legno/ intaglio/ doratura
- AMBITO CULTURALE Ambito Giapponese
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo d'Arte Orientale
- LOCALIZZAZIONE Ca' Pesaro
- INDIRIZZO S. Croce 2076, Venezia (VE)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE I netsuke sono piccoli oggetti in legno o avorio, nati originariamente per impedire che il cordino dell’inrō (scatoletta in cui venivano conservate erbe medicinali e, talvolta, tabacco) o di altri oggetti come le tabacchiere (come nel caso dell’oggetto qui analizzato) scivolasse dall’obi del kimono, svolgendo dunque un ruolo funzionale. Tuttavia, l’alto livello artistico raggiunto da molte di queste opere attirò profondamente l’interesse degli occidentali giunti in Giappone i quali, date le dimensioni ridotte dei netsuke, poterono trasportarne facilmente grandi quantità in Occidente. I soggetti raffigurati in queste vere e proprie opere d’arte potevano essere animali, scene di vita quotidiana o di racconti popolari, personaggi folklorici, maschere o altri riferimenti al teatro nō. La figura rappresentata sul netsuke di questo set, Daikokuten, ha origini indiane. Nel pantheon indiano è Mahākāla, “il Grande Nero”, la forma buddhista di Shiva e controparte maschile di Kāli, seppur non raggiunse mai l’immagine sanguinaria della dea. Le prime raffigurazioni di Daikokuten erano più vicine alle iconografie indiane piuttosto che a quelle cui siamo abituati a vedere oggi: una figura umanoide con sei braccia, seduta in mezzo a fiamme, il busto scoperto, corpo muscoloso e in tensione, viso corrucciato e una spada in mano. Il passaggio da questa immagine più dura a quella morbida e accogliente fu graduale: i primi segnali si trovano nel diario di viaggio in India di Yijing, dove afferma che a fianco dei pilastri nelle cucine dei grandi monasteri si trova una statua in legno con una grande sacca dorata, seduto su una piccola sedia, con una gamba poggiata sulla sedia, mentre l’altra scende verso terra. Inoltre “Coloro che gli offrono preghiere avranno i loro desideri soddisfatti”. Iniziò dunque ad essere associato a una divinità del focolare domestico e il colore nero della sua pelle – presente già nelle rappresentazioni indiane – venne associato alla fuliggine. Con il tempo, venne anche visto come protettore del Monte Hiei e associato a Ōkuninushi, associazione che avvenne per un errore di traduzione di Kukai, il quale scrisse 大国 (大 “dai”, 国 “koku”, ma che insieme si leggono Ōkuni) invece di 大黒 (il Grande Nero). Fu così che alcune caratteristiche di Ōkuninushi passarono a Daikokuten, trasformandolo sempre più nel dio della ricchezza e della fertilità. In particolare, dal XIV secolo, con l’aumento della classe mercantile, l’immagine di Daikokuten prese letteralmente peso e iniziò ad essere rappresentato con due balle di riso ai suoi piedi e con in mano il martello che porta ricchezza, entrando così a far parte delle “Sette divinità della fortuna”. Al santuario di Kasuga, inoltre, Daikokuten viene venerato in coppia con Okame. (Bernard Faure, 2016, pp. 45-54)
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Stato
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500272613-2
- NUMERO D'INVENTARIO 7662
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Museo d'Arte Orientale - Polo Museale del Veneto
- ENTE SCHEDATORE Museo d'Arte Orientale - Polo Museale del Veneto
- DATA DI COMPILAZIONE 1998
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DATA DI AGGIORNAMENTO
2006
2026
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0