Andromeda

dipinto,
Palma Il Giovane
1544/ 1628

Il dipinto è allo stato frammentario. La figura femminile è tagliata all'altezza delle cosce ed è visibile sul margine destro la punta della spada di Perseo e un frammento della coda del mostro marino

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • ATTRIBUZIONI Palma Il Giovane
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Musei Reali - Galleria Sabauda
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo Reale
  • INDIRIZZO via XX Settembre, 86, Torino (TO)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Ignota è la provenienza del dipinto, registrato soltanto nell’inventario corrente della Galleria, che fu compilato da Noemi Gabrielli a partire del 1952. A titolo informativo è pur necessario precisare che in quello del 1631 (Romano, 1995, p. 57), relativo alle opere d’arte appartenute ai Duchi di Savoia, si trovava un’Andromeda di formato più piccolo (cm 21,4X25,7), in quello del 1635 una “mediocre” “Andromeda allo scoglio, il drago in mare, e Perseo co’ lo scudo di Medusa in aria” dello Scarsellino (Pinto, 1994, p. 24 n. 458), della quale non erano però precisate le misure, e infine una “Andromeda allo scoglio di stile Veneziano con Perseo e mostro marino” nell’ottocentesca Nota di quadri esistenti nel guarda mobile di S.M. Sarda messa a punto dal pittore di corte Giovanni Battista Biscarra (Garavelli, 2005). Si tratta di una copia, resa parziale da un ridimensionamento di epoca imprecisata del formato originale del dipinto, del Perseo e Andromeda di Palma il Giovane della Gemäldegalerie di Kassel (inv. GK500, h. 129,5X170,5 cm), a cui corrisponde in tutti i particolari superstiti eccetto che per il velo collocato attorno ai fianchi della figura, che ancora si scorge a un esame diretto della tela torinese. L’originale, che si identifica con quello proveniente da una collezione privata dell’Aia venduto all’asta l’8 aprile 1744 e acquistato dopo un lustro dal landgravio Guglielmo VIII, è datato da Stefania Mason intorno 1610 (1984, p. 88), vale a dire nella fase tarda della produzione del maestro veneziano quando si intensificò la produzione di quadri a soggetti mitologici. E’ questo soprattutto il caso del Mercurio e le Grazie di collezione privata svizzera o delle Tre Grazie dell’Accademia romana di San Luca, noto anche nella versione offerta da un disegno preparatorio di collezione D’Arco, nei quali si rileva un trattamento del nudo femminile analogo anche al dipinto sabaudo e derivato da una resa ormai “marinista” e pienamente seicentesca (Mason, 1990, p. 222 cat. 96). Indubbi si direbbero invece i debiti compositivi fra l’Andromeda di Kassel e gli illustri precedenti di Jacopo Tintoretto e di Paolo Veronese, ma ancor più con il capolavoro tizianesco destinato a Filippo II in occasione delle sue nozze inglesi con Maria Tudor e oggi conservato presso Wallace Collection di Londra, con il quale condivide la collocazione della figura femminile sulla sinistra e l’idea del mostro e del paesaggio con la medesima torre sulla sponda sinistra, variando invece la posizione di Perseo, che in Palma è catapultato verso lo spettatore invece che verso l’interno (Mason, 1984, p. 88). Non si spiegano altrimenti nella tela torinese i dettagli mutili che compaiono in secondo piano sulla destra, nei quali sulla base del confronto con l’omonimo dipinto di Kassel inequivocabilmente si riconoscono la parte finale della spada di Perseo e un frammento della coda del mostro marino
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100350745
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Musei Reali-Galleria Sabauda
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
  • DATA DI COMPILAZIONE 2012
  • ISCRIZIONI verso tela, al centro - D.C./ C.A./ 662./ S. .3a./ 21 - capitale - a pennello - italiano
  • LICENZA CC-BY 4.0

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