angelo custode

dipinto, 1850 - 1850
Francesco Gonin
1808/ 1889

Dipinto entro cornice lignea intagliata e dorata, con angoli decorati da ampi motivi fogliacei. Raffigura un giovane in piedi, guidato dall'angelo custode verso una luce intensa che promana dall'alto, in atto di lasciare le lusinghe terrene rappresentate da due figure femminili ed una maschile

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • MISURE Altezza: 226
    Larghezza: 178
  • ATTRIBUZIONI Francesco Gonin
  • LOCALIZZAZIONE Castello Ducale
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Francesco Gonin (Torino 1808-Giaveno (TO) 1889), allievo di Biscarra e aiutante di Luigi Vacca, debuttò nel 1829 al Valentino con il dipinto rappresentante il "Diluvio Universale". A partire da questa data "inizia una vastissima attività di decoratore d'ambienti, frescante, pittore storico e sacro, ritrattista", litografo , come ricorda Maria Grazia Gozzoli nella scheda pubblicata nel catalogo della mostra "Cultura figurativa e architettonica negli stati del Re di Sardegna 1773-1861" (a cura di E. Castelnuovo-M. Rosci, Torino, 1980, v. III pp. 1448-1449). Francesco Gonin partecipò a lungo agli eventi espositivi organizzati in citta, presenziando alla Società Promotrice delle belle arti di Torino dal 1842 al 1892 e al Circolo degli artisti dal 1863 al 1882. La tela in esame fu presentata una prima volta al pubblico della Promotrice nel 1851 con numero di catalogo 221 e titolo "L'Angelo custode" (cfr. Eraldo Bellini, "Pittori piemontesi dell'Ottocento e del primo Novecento", Torino 1998, pp. 217-219) e poi in occasione della mostra del 1980. La scheda del catalogo ricorda che fu la tela fu commissionata da Maria Cristina nel 1848, anche se nel celebre "Diario" il pittore annotò la commissione di "SAR il Duca di Genova", che un primo mandato della regina vedova risale al 1848, in acconto, e che dopo la morte della stessa Ferdinando di Savoia Genova rilevò la commissione. La scheda riporta anche un dettagliato commento pubblicato su "L'Opinione" del 2 giugno 1851.La tela è citata da Edith Gabrielli, la quale riferisce che l'opera, "esposta al pubblico nell'aprile 2000 per la Settimana della Cultura, rivela l'attenta meditazione sugli esiti di Pelagio Palagi e Bellosio, come dimostra la semplicità della struttura. la compostezza espressiva..." (cfr. D. Biancolini - E. Gabrielli, "Il Castello di Agliè. Gli Appartamenti e le Collezioni", Torino 2001, p. 84, nn. 511 p. 102). Per un aggiornamento bio-bibliografico su Gonin si rimanda alla voce del "Dizionario biografico degli italiani", vol. 57, Roma 2001, pp. 672-676.Non sono del tutto chiare le vicende storiche del dipinto, collocato forse in un primo tempo in un palazzo torinese (il Chiablese?) e trasportato nel castello di Agliè solo il 10 ottobre 1877
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100204127
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Complesso Monumentale del Castello Ducale, Giardino e Parco d'Agliè
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
  • DATA DI COMPILAZIONE 2002
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2006
  • ISCRIZIONI in basso, a destra, in rosso - F. Gonin. 1850 - corsivo - a pennello -

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