Specchia Talene o Sardella o Alberosanto (specchia, struttura di fortificazione)

Ceglie Messapica, età messapica

Nel settore est del territorio è ubicata una struttura circolare nota come Specchia Talene o Alberosanto o della Sardella, in gran parte demolita o ricoperta da vegetazione, con doppia cortina circolare a tronco di cono e rampa ascendente larga m 5.20; la cortina inferiore è alta m 1.80 ca., quella superiore supera i 3 m di altezza. La rampa di accesso è parzialmente percorribile a SO. Il paramento esterno, realizzato a secco con pietrame di grandi dimensioni, sbozzato o squadrato, è disposto senza corsi di orizzontamento; il riempimento è costituito da pietrame e terriccio. La sommità, demolita a nord, è ricoperta da vegetazione spontanea. Non è stato possibile riscontrare la presenza delle due scalette sul lato ovest della struttura. La veduta dall'alto consente una maggiore leggibilità della struttura. Attualmente dalla specchia è visibile solo il centro abitato di Ceglie Messapica

  • OGGETTO specchia
  • CLASSIFICAZIONE struttura di fortificazione
  • LOCALIZZAZIONE Ceglie Messapica (BR) - Puglia , ITALIA
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La Struttura è lungo il muraglione a secco comunemente noto come Paretone, in connessione diretta o in prossimità con le specchie La Selva, Facciasquata, Puledri, Castelluzzo o Miano, Capece, Madonna della Grotta, poste a raggiera intorno all’abitato antico. Della specchia è data segnalazione archeologica nel PUTT/P; è segnalata nella carta archeologica di Ceglie a cura della Soprintendenza. Nella primavera del 1952 la specchia fu per buona parte demolita da una ditta fornitrice di ghiaia; in particolare, prima dell'intervento della Soprintendenza Archeologica, che documentò lo scavo e la struttura, fu distrutto il lato SE. Nel 1953 è stata tutelata con apposizione di vincolo archeologico ai sensi della legge 364/1909. C. Drago nel 1954 descriveva una struttura a ripiani con una rampa coclide che, partendo dal piano di campagna, si sarebbe svolta intorno ad un corpo centrale di forma conica, di pietrame informe, sostenuto da un’alta cortina di grandi blocchi squadrati rozzamente. Scalette verticali erano addossate alla rampa. C. Teofilato nel 1956 riferisce di un’altezza originaria di 16 metri, di un diametro di base di circa 40 metri, la presenza di sei piani concentrici, mura a blocchi rozzi, cella a nord, un piccolo vano incassato sul primo ripiano ad ovest, con cellette, buche a sud-ovest e sulla torretta terminale, demolita, un pilastrino e frammenti ceramici di fattura grossolana. G. Neglia nel 1970, integrando le varie descrizioni con la documentazione eseguita a cura della Soprintendenza Archeologica, nega la presenza di una rampa coclide, ritenendo che il Drago fosse stato tratto in inganno dalla demolizione di tratti orientali delle due muraglie circolari concentriche. In particolare la rampa si sarebbe formata con il salire e scendere degli operai addetti ai lavori di demolizione. E la documentazione della Soprintendenza sembrerebbe smentire anche l'ipotesi di C. Teofilato di una specchia a sei ripiani simile a quella di Castelluzzo
  • TIPOLOGIA SCHEDA Monumenti archeologici
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà privata
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1600068282
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia della Puglia
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Archeologia della Puglia
  • DATA DI COMPILAZIONE 2015
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

RELAZIONE URBANISTICO AMBIENTALE

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