necropoli

Nola, post 649 a.C - ante 99

Ad Est dell'area di scavo si sono individuate, in un primo momento, 7 sepolture a fossa terragna; di queste, 6 risultavano sconvolte dagli interventi che avevano interessato l’area in età basso medievale, provocando la distruzione delle fosse di sepoltura, lo sconvolgimento degli scheletri, la rottura e in parte la dispersione dei corredi ceramici. Solo la tomba 1, recuperata integra, ha restituito un corredo ceramico di 15 pezzi. Sempre nella medesima area si è individuato un altro gruppo di sepolture: 14 a fossa terragna, con il corredo di vasi distribuito ai piedi e alla testa del defunto; 3 a cassa di tufo (2 delle quali individuate soltanto nella parete di limite scavo e insistenti in una diversa proprietà e pertanto non indagate), 1 a cappuccina e 1 con copertura a tegoloni. Tra le 14 sepolture a fossa terragna le più antiche hanno restituito una gran quantità di recipienti di impasto (coppe, olle, oinochoai, anforiskoi) a cui si accompagnano unguentari etrusco-corinzi e ceramica di produzione locale di imitazione di quella greca con decorazione lineare. Nelle tombe più recenti sono state ritrovate ceramiche attiche a vernice nera e imitazioni locali della stessa. Non mancano elementi metallici, da quelli di ornamento personale (dalle fibule alle armille di bronzo, che talvolta si accompagnano a collane d’ambra) alle armi, come pugnali e coltelli di ferro

  • OGGETTO necropoli
  • CLASSIFICAZIONE area ad uso funerario
  • AMBITO CULTURALE Ambito Campano
  • LOCALIZZAZIONE Nola (NA) - Campania , ITALIA
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE E' stato possibile identificare parte dei pittori che decorarono ad Atene i vasi recuperati a Nola, essendo alcuni dei quali già noti per ritrovamenti avvenuti nei secoli scorsi: il Pittore di Calliope, ceramografo attico, operante tra il 440-420 a.C., che dipinge soprattutto piccoli vasi (oinochoai, lekythoi, pelikai, coppe, ecc.); il Pittore della Megera, ceramografo attico operante entro il secondo venticinquennio del V secolo a.C., che dipinge unicamente lekythoi, per la maggior parte a figure nere, o a puro contorno su fondo bianco, il cui nome deriva da una serie di vasi con raffigurazioni di "pirati" e satiri che torturano una "brutta vecchia"(Beldram), i quali costituiscono dei soggetti la cui interpretazione è ancora oscura; il Pittore di Icaro, ceramografo attico operante intorno al 460-450 a.C., che dipinge essenzialmente lekythoi a figure rosse o a fondo bianco con una produzione molto vicina a quella dell'officina del Pittore della Megera; il Pittore delle Seireniske, ceramografo operante in Atene (la cui produzione è distribuita, oltre che in Sicilia e nell'area di Locri, anche sul mercato campano) molto vicino al Pittore di Icaro dedito soprattutto alla realizzazione di lekythoi di piccole dimensioni con sirene, Nikai davanti a un altare, figure femminili stanti o in movimento
  • TIPOLOGIA SCHEDA Complessi archeologici
  • INTERPRETAZIONE La tomba 1, l'unica recuperata integra, ha restituito un corredo ceramico di 15 pezzi che consentono di datare la deposizione agli anni intorno al 450 a.C., con due lekythoi a figure nere assegnabili al Pittore della Megera, una lekhytos con donna che sacrifica presso un altare del Pittore delle Seireniske , un’altra con civetta del Pittore di Icaro , un askos difficilmente attribuibile. Le analisi antropologiche e paleopatologiche hanno consentito di assegnare la sepoltura ad un maschio adulto morto tra i 25 e i 28 anni d’età, che recava al polso destro sospesa una lekythos, secondo l’uso degli atleti. Una pisside dalla tomba 2, una pelike attribuibile al Pittore di Calliope e uno skyphos della produzione detta di “Saint Valentin” dalla tomba 6 consentono di circoscrivere le sepolture tra la metà del VII e l’ultimo trentennio del V sec. a.C. Del secondo gruppo di sepolture le 14 a fossa terragna presentano ugualmente corredi riferibili ad un arco cronologico che va dal VII al V a.C.. Diversamente, l'unica tomba a cassa di tufo indagata è databile alla fine del IV sec. a.C., a ragione di una coppa e di una lekythos aryballica a vernice nera, mentre le tombe a cappuccina e tegoloni sono della prima età imperiale. Se ne deduce che siamo in presenza di un'area sepolcrale di lunghissimo utilizzo dal VII a.C. al I d.C
  • SPECIFICHE DI REPERIMENTO Alla profondità di circa m 4 sono stati individuati gli strati dell’eruzione del Vesuvio del 1631, che ha ricoperto l’area. Al di sotto dello strato cineritico è stato individuato un campo arato, databile tra la seconda metà del XVI e il primo trentennio del XVII secolo. Al di sotto del campo arato è stato evidenziato un battuto stradale in direzione SO/NE, con carreggiata di m 2.90; al di sotto di tale battuto stradale è emersa una serie di scarichi di materiali edilizi, depositati in età basso medievale fino ad una profondità di circa m 7.20. Alla profondità di m 8.30 è stata raggiunta la falda acquifera, ad una quota che non ha restituito ulteriori tracce antropiche. Nella stessa area, procedendo verso Est, lo strato alluvionale successivo all'evento eruttivo del 1631 copriva gli strati relativi all'eruzione vesuviana detta "di Pollena" (472 d.C.) depositatisi per uno spessore che in alcuni punti arriva fino a m 1.60. Nell'angolo S/E del saggio lo strato cineritico di quest’eruzione obliterava una fossa di scarico con materiale di età romana alto imperiale. La necropoli oggetto di catalogazione si colloca a Nord della fossa, nella zona ad Est dell'area indagata
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà privata
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500584936
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei
  • DATA DI COMPILAZIONE 2015
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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