Palazzo Conti
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DESCRIZIONE
Il palazzo ha origine con la costruzione del primo nucleo di una rocca medievale, secondo le fonti localizzato nella porzione dell’edificio posto verso levante, realizzato alla fine dell’XI secolo sotto la signoria degli Oddoni. Si tratta della parte più antica, in seguito collegata e rifusa nell’ambito dei lavori di ampliamento cinquecentesco, come si desume dall’iscrizione incisa sulla porta d’ingresso a vicolo Borboni (cfr. Marocco 1836, p. 10), quando la rocca, già di proprietà della famiglia Conti, si trasformò definitivamente in palazzo baronale. Gli interventi di ristrutturazione e decorazione furono promossi in due fasi distinte dal duca Torquato I Conti e da suo figlio Lotario II Conti; la prima, realizzata tra il 1540 e il 1560, riguarda l’impianto decorativo dell’appartamento di Torquato I al pianterreno, oggi sede degli uffici comunali, mentre la seconda, ascrivibile alla fine del’500, interessa soprattutto il piano nobile. Qui furono attivi, tra gli altri, il cavaliere d’Arpino, autore della pala d’altare della cappella, e la sua scuola, a cui spetterebbero, secondo la tradizione, gli affreschi che decorano la cappella, il salone e una sala attigua. Anna Coliva nel 1990 identificò in Vespasiano Strada (Roma 1582 circa-1622) l’autore delle decorazioni degli ambienti del piano nobile, sia per le peculiarità stilistiche, sia per l’interpretazione di un’iscrizione dipinta nel salone dove compare il nome “Vespasianus” (Coliva 1990, pp. 31-54). Da una rilettura dell’epigrafe, maldestramente ripassata forse in epoca recente, Alessandro Zuccari ha constatato che il “Vespasianus magistri Andreae Archipresbiter” citato nel cartiglio, non si riferisce all’autore degli affreschi, ma all’arciprete Vespasiano di Maestro Andrea (cfr. Zuccari 2021, pp. 101-102; Moretti in Segni d’Arte 2024, pp. 8-9). Lo studioso ha ravvisato nella decorazione degli ambienti del primo piano lo stile dei fratelli Cesare e Vincenzo Conti, artisti marchigiani molto attivi alla fine del Cinquecento nei palazzi nobiliari tra Umbria e Lazio (sull’attribuzione ai fratelli Conti, ripresa da Massimo Moretti, cfr. Zuccari 2021, pp. 101-111, 540; Moretti in Segni d’Arte 2024, pp. 6-12). Dall’inizio dell’600 è documentata a Poli la presenza dell’architetto aretino Carlo Lambardi, autore del casino che affaccia su piazza Conti e dei lavori di ampliamento del palazzo (Gordiani [1987], pp. 36-38; Massafra 1995, pp. 390-391; Pelliccioni 1996, p. 11; Azzaro 2002, p. 196). A Innocenzo XIII, ultimo papa del casato dei Conti, e a Giuseppe Lotario Conti, si devono gli ulteriori lavori realizzati nel 1720 all’interno (interventi di restauro e di decorazione) e all’esterno dell’edificio (creazione del portico e sostituzione del ponte levatoio con una scalinata d’accesso; v. Massafra 1995, pp. 390-391 con bibliografia precedente; Azzaro 2002, p. 196). Il dominio dei Conti sul Palazzo baronale durerà fino al 1808, quando, con la morte di Michelangelo Conti, privo di eredi, si estingue la famiglia e l’edificio, insieme al paese di Poli, passerà per successione prima al duca Francesco Sforza Cesarini e poi a Giovanni Torlonia. L’edificio, frazionato a partire dai primi anni Quaranta del Novecento, è oggi sede del Comune, che occupa i locali al pianterreno, mentre alcuni ambienti del piano nobile sono adibiti ad abitazione privata. Nel 2020 la Soprintendenza competente ha commissionato i lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza e consolidamento dei dipinti murali delle volte dell’atrio. Successivi interventi conservativi, realizzati nel 2023 grazie a un finanziamento della Regione Lazio, hanno riguardato in particolare, la pulitura e il consolidamento dell’impianto decorativo del ninfeo, della Sala Consiliare e della Sala di Torquato I, entrambe al pianterreno. Di seguito la bibliografia sul palazzo e sulle decorazioni degli ambienti interni: G. Marocco, Monumenti dello Stato Pontificio e relazione topografica di ogni paese. Lazio e le sue memorie, tomi XI-XII, Roma, Tipografia Boulzaler, 1836, pp. 10-12, 31 e ss.; A. Nibby, Analisi storico-topografica-antiquaria della carta de’dintorni di Roma, edizione seconda, tomo II, Roma, Tipografia delle Belle Arti, 1848, pp. 566, 569; G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Venezia, Tipografia Emiliana, vol. 75, 1855, pp. 285-286; G. Cascioli, Memorie storiche di Poli con molte notizie inedite della celebre famiglia Conti di Guadagnolo, San Gregorio da Sassola, Casape, Gallicano, San Giovanni in Camporazio, Faustiniano, San Vittorino, Corcollo, Passerano, Lunghezza, Osa, Morra, Anticoli-Corrado, Saracinesco, Sambuci, e di altri castelli ora diruti, Roma, Libreria Editrice della “Vera Roma”, 1896, pp. 257-263; G. Cascioli, Guida storico-artistica di Poli (presso Roma): con appendice di uomini illustri o degni di memoria, Roma, tipografia “Madre di Dio”, 1933, pp. 16-19; S. Danielli, I. Insolera, F. Melotti, I Comuni dei Monti Prenestini. Introduzione ad uno studio urbanistico dei Prenestini, in “Quaderni dell’Istituto di Urbanistica”, n. 1, Roma 1957, p. 22 e ss.; C. Valone, Giovanni Antonio Dosio: the Roman Years, in “The Art Bullettin”, 58, 1976, pp. 528-541; L. Pelliccioni di Poli, Un affresco inedito del Cavalier d’Arpino a Poli, Roma 1987; R. Gordiani, Una comunità del Lazio in epoca moderna: Poli tra fine ‘500 e inizio‘700, Poli s.d. [1987]; A. Coliva, I conti di Poli alla fine del’500: la decorazione ad affresco del palazzo, in L’arte per i papi e per i principi nella campagna romana: grande pittura del’600 e del’700, catalogo della mostra (Roma 1990), a cura di A. Mignosi Tantillo, vol. 2, Roma 1990, pp. 31-54; A. Coliva, Classico con brìo: un ciclo decorativo inedito di Prospero Fontana nel palazzo Conti a Poli, in “Art e dossier”, 6, 1991, 58, pp. 30-34; V. Novara, Il Palazzo Ducale di Poli, in “Lunario Romano”, 20, 1991, pp. 269-274; A. Coliva, Gli affreschi dei palazzi di Poli e Bolsena: Prospero Fontana nell’ambito delle committenze farnesiane, in “Bollettino d’Arte”, 6 ser., 78, 1993, 80/81, pp. 25-54; M.G. Massafra, Palazzo Conti, in Patrimonio artistico e monumentale del Monti Sabini, Tiburtini, Cornicolani e Prenestini, IX Comunità Montana del Lazio. Coordinamento scientifico, Maurizio Calvesi, Roma, Assessorato alla Cultura, Sport e Turismo, 1995, pp. 390-400; L. Pelliccioni di Poli, Guida storico-artistica di Poli, Roma 1996; B. Azzaro, Poli, in B. Azzaro, M. Bevilacqua, S. Benedetti (a cura di), Provincia di Roma (Atlante del barocco in Italia. Lazio, 1), Roma 2002, p. 196; H. Röttgen, Il cavaliere Giuseppe Cesari d’Arpino: un grande pittore nello splendore della fama e nell’incostanza della fortuna, Roma 2002; F.R. Lisierre, Grotte e ninfei nel’500: il modello dei giardini di Caprarola, Roma 2008; M.G. Longo, R. Martinazzi, Villa Catena de Laurentiis a Poli. Memorie di una tenuta nell’Agro Romano, tra cinema, storia e paesaggio, tesi di laurea, a.a. 2017-2018, Politecnico di Torino, Corso di Laurea in Architettura per il Restauro e la Valorizzazione del Patrimonio; A. Poggi, Palazzo Conti a Poli: gli affreschi dell’androne. Lettura iconografica e iconologica, tesi di laurea, 2019, Sapienza Università di Roma; A. Zuccari, Due “pittori di Sisto V” in Palazzo Conti a Poli: gli affreschi di Vincenzo Conti nella cappella di S. Francesco, in Finis coronat opus. Saggi in onore di Rosanna Cioffi, a cura di G. Brevetti, A. Di Benedetto, R. Lattuada, O. Scognamiglio, Todi 2021, pp. 101-111, 540; Palazzo Conti. ...a Poli un gioiello riscoperto, intervista al Prof. Massimo Moretti a cura di N. Bianchi, in “Segni d’Arte”, anno XXVI n. 1/2 - 2024, pp. 6-12
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DOVE SI TROVA
indirizzo Piazza Conti, 2 (RM), Lazio