La collezione dell’Istituto Prati di Forlì
L’Istituto Prati viene fondato da Paolina Savorelli Prati Muti Papazzurri tramite testamento l’8 febbraio 1944. Scopo primario dell’ente benefico, sito nel seicentesco palazzo su Corso Armando Diaz n. 49, è l’assistenza domiciliare ai malati indigenti. Non avendo discendenti diretti e per garantire nel tempo una fonte di sussistenza al suo progetto caritatevole, la contessa Paolina decide di vincolare formalmente l’intero patrimonio famigliare.
Fotografo non identificato in N.M. Liverani, L’Istituto Prati di Forlì, Nuova Tipografia SNC, Forlimpopoli (FC) 2009, copertina
Forlì, Palazzo Prati Savorelli, facciata
La collezione Savorelli Muti Papazzurri Prati si è formata nel tempo grazie all’aggregazione dei “guardaroba” provenienti dalle varie unioni parentali. Questi preziosi lasciti denotano un complesso quadro famigliare, definitosi lungo una direttrice che collega Roma alla Romagna. Si possono, infatti, indentificare da un lato seicenteschi collettori di ambito capitolino che hanno fortemente caratterizzato la raccolta e dall’altro un assetto di derivazione emiliano-romagnola. La collezione offre, dunque, un distillato delle predilezioni e degli interessi culturali riconducibili a diverse esigenze di alta rappresentatività sociale.
Oltre alle decorazioni parietali di gusto neoclassico e alla quadreria, databile dal XV al XIX secolo, l’Istituto Prati conserva sontuosi arredi, servizi di maioliche della ditta Ferniani di Faenza, cristalli, un nucleo di monete e stampe e una biblioteca composta da 14 edizioni di cinquecentine e da oltre 780 volumi. Infine, l’importantissimo complesso archivistico, costituito da una documentazione compresa tra il 1320 e il 1944: 1250 unità tra buste, registri, fascicoli e pergamene, provenienti dai diversi fondi famigliari. Il patrimonio artistico e documentale dei Savorelli Prati è sicuramente tra i più rilevanti di Forlì, dopo quelli dei Merenda e Albicini. Purtroppo, i palazzi di tutte queste famiglie hanno subito ingenti danni e perdite a seguito del bombardamento tedesco del 10 dicembre 1944, che ha inoltre distrutto la chiesa di San Biagio con gli affreschi di Melozzo. Nonostante questo drammatico evento, a cui aggiungiamo prevedibili immissioni sul mercato d’arte, le sopravvivenze della collezione dell’Istituto Prati restituiscono il valore di una pregevole testimonianza artistica, che travalica il semplice interesse locale.