Madonna degli Angeli
statua
Gagini Antonello (attribuito)
1478-1536
La statua, in marmo bianco di Carrara, fu scolpita da Antonello Gagini nel 1508. Raffigura la Madonna degli Angeli e proviene dalla chiesa messinese di San Francesco d’Assisi
- OGGETTO statua
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ATTRIBUZIONI
Gagini Antonello (attribuito)
- LOCALIZZAZIONE museo pubblico
- INDIRIZZO piano terra/ingresso presso stanza dell'Alibrandi, Messina (ME)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE La statua raffigurante la Madonna degli Angeli proviene dalla chiesa di San Francesco d’Assisi. Fu scolpita da Antonello Gagini nel 1508 per il monumento funebre di Carletto de Rosa, posto nella sesta cappella a destra. L’opera fu commissionata dal mercante il 9 marzo del 1500, ma fu realizzata in ritardo dopo la morte del committente a seguito di una controversia legale risolta con gli eredi. Fu una degli ultimi lavori eseguiti a Messina, dove aveva avviato una bottega documentata sin dal 1498 come quella del padre Domenico. Lo scultore, anche dopo essere ritornato nel 1508 a Palermo sua città natale, mantenne sempre rapporti lavorativi con questa parte della Sicilia orientale e con la Calabria. L’opera è priva di scannello, presumibilmente perché era destinata ad un monumento funebre a cui lati erano collocate le figure di Carletto De rosa e della moglie. La scultura, in marmo bianco di Carrara, presenta alcune lacune per la perdita delle dita della mano destra della Madonna, della testa dell’uccellino tenuto in mano dal Bambino e del lembo del manto raccolto nel palmo sinistro della Vergine. La statua, sebbene presenti una diffusa abrasione, conserva tutta la sua bellezza per la raffinata esecuzione del modellato e per la dolcezza espressiva. Il classicismo di Antonello si distacca dagli schemi lombardi e toscani perpetuati nell’isola a partire dall’inizio del Quattrocento. Infatti l’artista elabora uno stile innovativo in sintonia con le esigenze di cambiamento di un Rinascimento maturo. La grande notorietà di Antonello raggiunta in Sicilia e nella vicina Calabria con la presenza di innumerevoli manufatti è proprio giustificata da questa formula vincente, che spezza la rigidità della precedente visione artistica per aprirsi ad una morbidezza di linea e ad una capacità di armoniosa empatia. L’immagine della Madonna comunica una serena gentilezza, rivelando una delicata esposizione di sentimenti che racconta la bellezza della nascita di Gesù. Traspare amorevole affettività nell’intimo rapporto con il Figlio, condividendo il compito di redenzione dell’umanità attraverso il sacrificio della croce. Il pomo nella mano di Maria, che ricorda il peccato originale di Eva per la sua disobbedienza, assume un nuovo significato di fedeltà e di obbedienza al Divino. Una fede vissuta nella totale accettazione nella gioia e nel dolore per la Passione del Cristo, prefigurata nel simbolo del cardellino. Emerge nella definizione delle figure un linguaggio intriso di grazia che esprime una volontà del donarsi per l’unità di un amore universale. Così la mela, archetipo della Grande Madre, prende forza sul piano spirituale poiché rappresenta il potere dell'amore, della devozione, del superamento della dualità e la comunione con l’Essere Supremo. Essa per la sua forma sferica e per la presenza al suo interno dei semi della vita, simboleggia il cosmo e diviene metafora dello scambio del reciproco amore tra tutti gli esseri. La Madre sostenendo il Bambino senza mostrare il peso materiale della sua fisicità, travalica il piano della materia spostandosi su un livello trascendentale di spiritualità, offrendo il frutto incarnato di questo amore che conduce alla salvezza. Antonello con rinnovata espressione artistica accoglie i significati teologici delle culture precedenti e memore della tradizione bizantina, che così tanto aveva permeato l’arte sacra in Sicilia, riprende nella figura di Gesù Bambino l’impostazione del Cristo Pantocratore che allude al mistero della Trinità con il gesto della mano destra benedicente. Un richiamo che aveva espresso anche l’illustre predecessore Antonello da Messina nella Pala di San Cassiano e al quale forse il Gagini voleva rendere uno stimato tributo, ricordandolo anche nella fisionomia del Redentore dal volto paffuto e tondeggiante, incorniciato da una folta chioma di riccioli
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1900382934
- NUMERO D'INVENTARIO 370
- DATA DI COMPILAZIONE 2024
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0