Nell'affresco staccato sono raffigurate due specchiature frammentarie in marmo verde e porfido rosso racchiuse entro cornici modanate in marmo bianco. Al di sopra delle specchiature, a sinistra, rimane il frammento di una parasta a finti marmi intarsiati bianchi e rossi. Nella striscia affrescata superstite si intravedono un terreno eboso, i piedi nudi di alcune figure e le parti inferiori delle loro vesti

  • OGGETTO dipinto
  • ATTRIBUZIONI Andrea Del Castagno (1419 Ca./ 1457)
    Giusto D'andrea Di Giusto (1440/ 1496-1498)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo del Cenacolo di Sant'Apollonia
  • LOCALIZZAZIONE Cenacolo di Sant'Apollonia
  • INDIRIZZO via XXVII aprile 1, 50129 Firenze, Firenze (FI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L'affresco fa parte dei lacerti individuati nel coro della chiesa di Sant'Egidio nel 1938-1939, nel corso delle indagini promosse da Mario Salmi per rintracciare i resti della decorazione quattrocentesca che fu di importanza capitale per la pittura fiorentina rinascimentale. La sinopia e i cinque frammenti di affreschi ritrovati nelle pareti sotto lo scialbo furono staccati nel 1954 dal restauratore Leonetto Tintori e vennero ricoverati nei depositi della Soprintendenza, mentre alcuni lacerti rinvenuti sotto la mostra dell'organo sono rimasti in loco. Nel 1990 la sinopia e i quattro frammenti di affreschi più grandi furono esposti nel Museo del Cenacolo di Sant'Apollonia (il frammento più piccolo rimase in deposito dove si trova ancora oggi). Giorgio Vasari descrisse il ciclo come opera di Domenico Veneziano, ricordando però che il pittore lo lasciò "imperfetto" e che fu completato da Andrea del Castagno e da Alessio Baldovinetti. Nel 1594 il rifacimento della zona absidale attuato da Bernardo Buontalenti dovette comportare lo scialbo e la parziale perdita del ciclo, che divenne poi pressoché totale nel 1722-1723, quando Matteo Bonechi e Giuseppe Tonelli decorarono nuovamente la volta e le pareti. Le ricerche documentarie (Milanesi 1862; Giglioli 1905; Wohl 1971; Idem 1980; Bernacchioni 2000) hanno permesso di individuare i pagamenti a Domenico Veneziano (1439-1445, con la notizia della presenza di Piero della Francesca come aiuto), ad Andrea del Castagno (1451-1453), ad Alessio Baldovinetti (1460-1461) e infine a Giusto d'Andrea (1470), che intervenne per completare le specchiature marmoree sotto lo Sposalizio della Vergine. Come attestato dalla descrizione vasariana il ciclo raffigurava le Storie della Vergine: nella parete sinistra, dipinta da Domenico Veneziano, si trovavano l'Incontro di Anna e Gioacchino alla Porta Aurea, la Natività della Vergine e lo Sposalizio della Vergine, mentre nella parete destra, affidata ad Andrea del Castagno, erano l'Annunciazione, la Presentazione di Maria al Tempio e la Morte della Vergine. Non abbiamo informazioni precise su cosa fosse raffigurato nella volta o nella parete di fondo, dove Vasari ricorda soltanto un figura di Sant'Egidio molto lodata di Alessio Baldovinetti. I frammenti affrescati scampati alla distruzione e poi staccati riguardano la decorazione a finti marmi che rivestiva la parta bassa delle pareti e una stretta striscia delle scene figure soprastanti. Questo frammento proviene dalla parete destra del coro che fu affrescata da Andrea del Castagno. Trattandosi della scena posta più in basso, quindi l'ultima in ordine di lettura della parete, è possibile che vi fosse raffigurata la Morte della Vergine. Dalla stessa scena proviene anche il frammento raffigurante una porzione di terreno con erba e sassi (0901393359), come documenta lo scatto fotografico eseguito prima dello stacco (Gabinetto Fotografico Uffizi n. 97951) e il rilievo grafico eseguito da Cesare Benini (Salmi 1947, fig. 2)
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0901393358
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
  • DATA DI COMPILAZIONE 2023
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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