San Bartolomeo in trono tra angeli, Cristo benedicente

dipinto, 1340 - 1345

Colonnine tortili, modanature, arco ogivale e sottarco trilobato, formelle trilobate ai lati e alla sommità della cuspide; nella cuspide trilobo con la figura di Cristo

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tavola/ pittura a tempera/ doratura a foglia
  • MISURE Altezza: 265
    Larghezza: 121
  • ATTRIBUZIONI Landini Jacopo Detto Jacopo Del Casentino (1297/ 1349)
  • ALTRE ATTRIBUZIONI Cimabue
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Galleria dell'Accademia
  • LOCALIZZAZIONE Monastero di S. Niccolò di Cafaggio (ex)
  • INDIRIZZO via Ricasoli, 58/60, Firenze (FI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La prima ipotesi di Offner, poco dopo ritirata dallo stesso studioso, circa la provenienza della tavola dalla chiesa di S. Bartolomeo al Corso fu smentita dal Cohn che plausibilmente collegò il dipinto ad un documento del 1351 dell'Arte degli Oliandoli dal quale risultava l'esistenza di una immagine di San Bartolomeo sul pilastro assegnato all'Arte nella chiesa di Orsanmichele. Più di recente, considerando anche la presenza sul medesimo pilastro di un affresco con San Bartolomeo di poco successivo attribuibile a Giovanni Bonsi, si è ritenuto probabile la provenienza originaria del dipinto dalla Residenza dell'Arte, come era consuetudine. Tuttavia non si esclude una prima collocazione al pilastro in Orsanmichele e un successivo passaggio nella Residenza, allorquando nei primi anni Sessanta Giovanni Bonsi realizzò il suo affresco. Successivamente è passata alla Camera di Commercio e poi nel 1782 agli Uffizi dove è citata dal Lanzi, il quale avanza una improbabile attribuzione a Cimabue. I primi a fare il nome di Jacopo del Casentino, indipendentemente, furono il Khvoshinsky-Salmi e il Siren nel 1914 sulla base del confronto con l'altarolo portatile già Cagnola e oggi agli Uffizi, firmato, e con la tavola raffigurante la Madonna già in Mercato Vecchio ora al Palazzo dell'Arte della Lana; l'attribuzione è stata in seguito sempre accettata dalla critica ad eccezione del Suida (1923). Discussa è invece la datazione; la Marcucci propone di porre l'opera verso la metà del quarto decennio; per la Sandberg Vavalà verso gli anni '40 o '50. L' Offner, inoltre, suppone che questa tavola sia servita da modello a Lorenzo di Niccolo' per il suo San Bartolomeo attualmente nella pinacoteca di San Gimignano. Attualmente sembra probabile una datazione che abbia come terminus post quem il 1339, anno nel quale il pilastro in Orsanmichele fu assegnato alla Corporazione; a rendere possibile tale datazione contribuiscono anche confronti stilistici con altre opere databili a questi anni come la pala di Crespino sul Lamone del 1342
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900191307
  • NUMERO D'INVENTARIO Inv. 1890, n. 440
  • DATA DI COMPILAZIONE 1986
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2005
    2006
  • STEMMI sul vessillo - di corporazione - Emblema - Arte degli Oliandoli e Pizzicagnoli - leone di rosso rampante con ramo di olivo tra le zampe
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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