quattro evangelisti
Gli affreschi nella volta sono assai rovinati ed in più punti illeggibili. Spiccano, disposti a croce, cinque medaglioni (forse rappresentanti i Quattro Dottori della Chiesa e quello centrale due angeli?) cinti da cornicette con motivi classiccheggianti (ovoli e dentelli), all'interno (a partire da quello che guarda alla parete e poi in senso anti-orario) si nota una figura maschile semi-sdraiata su di un leone (?) ed affiancato da due putti che reggono un libro; nel successivo un Santo Vescovo (?) con piviale allarga le braccia, nel medaglione che segue un Santo monaco seduto su una nuvola e con il pastorale si volge verso uno dei due putti che l'accompagnano; nell'ultimo si nota infine un Santo Vescovo che sta scrivendo (?) affiancato da due angioletti. Nei peducci, invece, si situano, entro aperture delimitate superiormente da una finta cornice sormontata da una cimasa a riccioli affrontata, i "Quattro Evangelisti", affiancati dai loro simboli. Al centro della volta sembra di intravvedere la raffigurazione di due angeli svolazzanti, inclusi in uno spazio poligonale retto da quattro putti. Tutto intorno si dislocano festoni, mascheroni, elementi architettonici
- OGGETTO dipinto
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MATERIA E TECNICA
muratura/ intonacatura/ pittura
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MISURE
Lunghezza: 530
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ATTRIBUZIONI
Mazzoni Giulio (maniera)
- LOCALIZZAZIONE Piacenza (PC)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Solo il Paratici (1926, p. 50) nomina gli affreschi in questione dicendoli di paternità e cronologia ignote. Per quanto il cattivo stato di conservazione ne impedisca attualmente pressocché la lettura, mi pare che essi rinviino a quella cultura romanizzante portata in Piacenza dal 1576 in poi da Giulio Mazzoni (1519-1590), pittore piacentino che aveva lavorato per più di vent'anni in Roma nell'ambiente di Daniele da Volterra, autore tra l'altro degli affreschi nella volta della Cappella del SS. Sacramento del duomo stesso, distrutti durante i restauri di fine '800. Accanto a Mazzoni anche il piacentino Ferrante Moreschi (1533-1584) ed i fratelli Eugenio e Gian Antonio Bianchi si fanno portavoce di quella decisa apertura verso i romani registrati appunto a Piacenza nell'ultimo quarto del '500 (cfr. F. Arisi, Considerazioni su Ferrante Moreschi e la diffusione della maniera romana a Piacenza, in La Madonna Sistina di Raffaello, Atti del Convegno, Piacenza 1983, pubbl. Parma 1985; A. Pettorelli, Giulio Mazzoni da Piacenza, pittore e scultore, Roma 1921; G. Fiori, Notizie biografiche di G. A. e E. Bianchi, F. Mochi, G. Mazzoni, in Boll. Storico Piacentino, 1980, pp. 68-75; G. Fiori, Notizie biografiche di Ferrante Moreschi, Gerolamo della Valle, Leoni ed altre pittori attivi a Piacenza dal XVI al XVIII secolo, in Boll. Storico Piacentino, 1983, pp. 110-118). Alla cultura romana di Giovanni Da Udine e Perin del Vaga, rimandano qui infatti i festoni di frutta ed i mascheroni tra riccioli scultorei, oltre che il generale rapporto tra parti figurate e cornicioni, mentre alcuni giochi di "contrapposti" michelangioleschi serpeggiano nella positura del primo presunto Dottore e di S. Giovanni Evangelista
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0800267604
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Parma e Piacenza
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Parma e Piacenza
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0