Ercole uccide Nesso. Metamorfosi

affresco,
Michele Primon (attribuito)
post 1641 - ante 1711

L'affresco ritrae il ratto di Deianira, seconda moglie di Ercole, da parte del centauro Nesso, come raccontato da Ovidio (Metamorfosi, IX, 102-133), condensando più momenti della stessa vicenda: il centauro è rappresentato in primo piano, leggeremente spostato verso destra rispetto all'ortogonale mediana, con la zampa destra anteriore e il braccio destro tagliati dalla cornice. La sua fuga è stata interrotta dalla freccia scagliata da Ercole, che gli ha trafitto il cuore, facendo colare un rivolo di sangue. Agonizzante, il centauro si è accasciato sulle gambe anteriori, volta la testa all'indietro in direzione del suo assalitore con la bocca aperta, mentre con la mano sinistra serra la coscia di Deianira, che gli sta cavalcioni sulla spalla sinistra in equilibrio precario. La donna, la cui veste celeste si è aperta, lasciando il corpo completamente nudo, si appoggia con il braccio destro al torso di Nesso, mentre il sinistro è rivolto all'indietro a cercare il suo salvatore Ercole, verso il quale volge anche il volto: le labbra sono socchiuse; dai capelli biondi sapientemente intrecciati sfuggono alcune chiome. In secondo piano da un spuntone roccioso sulla destra dell'affresco spunta Ercole con in pugno l'arco, da cui ha scagliato la freccia che ha colpito Nesso: l'eroe è raffigurato stante di profilo, con la gamba e il braccio sinistro, che regge l'arco, protesi in direzione del suo avversario; la gamba destra, il cui piede è tagliato dalla cornice, ancora sollevata nel moto della corsa; la mano destra levata dietro la spalla destra, come se avesse appena scagliato la freccia. Ercole porta la faretra sulla schiena e indossa la pelle del leone di Nemea. Dietro Ercole spuntano le fronde di un boschetto, ai suoi piedi scorre il fiume Eveno, di cui Nesso era il traghettatore. In linea con la morfologia propria della Tessaglia, il paesaggio sullo sfondo è chiuso dai profili di alte vette, sulla più avanzata delle quali spicca una forma turrita, forse avamposto difensivo della città di Trachine, che Ercole avrebbe abitato con Deianira; una seconda struttura murata si intravede a metà costone della montagna più alta

  • OGGETTO affresco
  • MATERIA E TECNICA intonaco/ pittura a mezzo fresco
  • AMBITO CULTURALE Ambito Veneto
  • ATTRIBUZIONI Michele Primon (attribuito): pittore
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Complesso Cavalli
  • LOCALIZZAZIONE Complesso Cavalli
  • INDIRIZZO Via Giotto, 1, Padova (PD)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Gli affreschi sono oggi unanimamente attribuiti al frescante padovano Michele Primon sulla scorta di un confronto stilistico con la produzione (siglata) in Villa Contarini a Piazzola sul Brenta. A confermare l'attribuzione interviene anche l'inventario delle collezioni della famiglia Cavalli, redatto il 6 luglio 1722 dal pittore Zuanne Scopin, oggi irrintracciabile ma pubblicato da Pompeo Gherardo Molmenti nel suo volume del 1880, il quale recita: "Dieci quadri dipinti a fresco, tre sopra porte, sei sottobalconi, dieci sotto ovadi, sei soprabalconi, due medaglie con puttini e fiori et adornamento alle due porte, una va sopra le mura, l’altra in giardin; il tutto di mano di Primon"
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500699529-2.1
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso
  • ENTE SCHEDATORE Università degli Studi di Padova
  • LICENZA CC-BY 4.0

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