Madonna del Rosario con Bambino e Santi

tabernacolo, (?) 1900 - (?) 1949

tabernacolo lapideo con tetto a doppio spiovente custodente immagine sacra della Madonna del Rosario con il Bambino in braccio e i santi Domenico e Caterina da Siena. Due antine in vetro e serramento in alluminio proteggono il tutto. Al di sopra della nicchia, sul timpano, è posta una targa con iscrizione

  • OGGETTO tabernacolo
  • MATERIA E TECNICA pietra d'istria
    VETRO
    alluminio
  • AMBITO CULTURALE Produzione Veneziana
  • LOCALIZZAZIONE edificio
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE il tabernacolo votivo è opera moderna; pare che l’immagine che si conserva nella nicchia, raffigurante la Vergine del Rosario con il Bambino e i santi Domenico e Caterina da Siena, sia più vetusta e originale del 1918 (Cuman-Fabbian). E' probabile che questo capitello sia uno dei numerosi capitelli votivi sparsi per il sestiere di Castello sorti dopo la Prima e/o Seconda Guerra Mondiale. Alcuni abitanti del luogo ricordano che antecedentemente a questo tabernacolo lapideo ce n'era uno ligneo. Sul timpano vi è posta una targhetta con l'iscrizione: Ave Maria. Segno di devozione popolare, all'interno della nicchia sono poste delle fotografie raffiguranti persone probabilmente defunte, un rosario e alcune rose. Davanti alle due ante chiuse ora vi è posto un lumino con l'immagine di Padre Pio il quale campeggia anche sul fronte della cassetta delle elemosine. Ai fianchi dell'edicola sono collocati su mensola due vasi con fiori finti. Al di sotto del capitello vecchia casseta metallica delle elmosine incassata nel muro ora nascosta da altra immagine di Padre Pio sovrastata da vaso floreale. La bibliografia specifica narra che nel 1974 il manufatto in esame fu restaurato. Riguardo i tabernacoli, denominati nel veneto “capitelli”, così scrive lo storico d’arte Rizzi: “ […] la voce ‘capitello’, documentata a partire dalla metà del XV sec. […] deriverebbe dalle immagini religiose scolpite sopra una colonna, o da una statua da quella sostenuta, assumendo poi il vocabolo un’accezione più ampia fino ad indicare in generale un ‘punto sacro’ al di fuori dell’orbita propriamente ecclesiale”. E' probabile che il tabernacolo veneziano sia stato creato verso la prima metà del XII secolo per funzioni di quiete pubblica notturna per placare i continui atti di criminalità affliggenti la città. Di fatti nel 1128, sotto il dogato di Domenico Michiel, si dispose di porre dei "cesendeli", cioè lanterne alimentate a olio, per illuminare le zone più buie e pericolose: “avendosi nei primi tempi, per rendere più sicura la città dagli assassinamenti che succedevano, posto ad ardere per le strade mal sicure alcuni fanali, detti allora 'cesendeli', perché mandavano un chiarore fioco, non dissimile da quello delle lucciole, 'cicendelae' nominate, la pietà dei parroci poneva innanzi ad essi delle immagini di Santi, affinché al loro cospetto si trattenessero i ribaldi dal commettere azioni malvagie. Ecco l'origine di quegli altarini, o 'capitelli', sì frequenti tuttora in Venezia” (Tassini, 1970). I soldi per il pagamento del combustibile per le lampade e per il controllo e la tutela dei "cesendeli" erano a carico dei parroci delle diverse contrade. Successivamente, con l'aumentare dei tabernacoli nella città, per ogni sestiere venne scelto un patrizio sia per la sorveglianza notturna che per la tassazione ai cittadini per il pagamento dell'olio per l'illuminazione
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500641047
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna
  • DATA DI COMPILAZIONE 2013

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