Andata al Calvario. salita di Cristo al monte Calvario

dipinto, ca 1500 - ca 1505

Dipinto con cornice non originaria ma antica

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • ATTRIBUZIONI Bonsignori Francesco (1460 Ca./ 1519)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Palazzo Ducale di Mantova
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo Ducale
  • INDIRIZZO Piazza Sordello, 40, Mantova (MN)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Non ci sono dubbi sulla originale collocazione del dipinto, poiché il Cadioli (1763, p. 82) ricorda nella sagrestia della Scuola Segreta “un quadro, su cui è effigiato Gesù medesimo, caduto sotto l’enorme peso della Croce, fatto per mano dell’altra volta ricordato Monsignori”, cioè il pittore veronese Francesco Bonsignori. Nel 1781 il dipinto è già depositato presso il Regio Ginnasio, ma viene poi trasferito in Sant’Orsola dove è incluso nell’elenco del 1786 di Giovanni Bottani, relativo alle opere da trasportare nel Regio Ginnasio. In Accademia Virgiliana lo riconosciamo nell’inventario del 1810 (App. [8], n. 34), in quello del 1827 (App. [9], n. 3) e ancora nell’atto di cessione (1862) della quadreria – inclusa la nostra tela – al Comune. La tela comunque è nel Palazzo Accademico fino al 1915, consegnata allora al Palazzo Ducale dove – a parte un ricovero a Firenze nel 1917 a prevenzione di eventuali danni bellici (Tamassia 1996, pp. 000 e 59; R. Casarin, in Cinquecento Lombardo 2000, p. 318) – rimane sino al 2004, quando giunge in Palazzo San Sebastiano. Non priva di significato pare la collocazione originaria del dipinto, già riconosciuta nel 1827 (d'Arco 1827, p. 25), poiché Francesco Bonsignori “fu onoratissimamente sotterrato in Mantoa nella sepoltura della Compagnia Segreta in San Francesco” (Vasari 1568 [IV, 1976], pp. 582-583), da intendersi a mio avviso come la compagnia della Scuola Segreta, dipendente da San Francesco (Donesmondi 1612-1616, I, p. 393). Non escludo quindi che il dipinto sia giunto alla Scuola Segreta tramite questo legame personale dell’artista, piuttosto che per una committenza esterna. Pare che il dipinto sia citato in quasi tutte le guide ottocentesche della città, sempre con la corretta attribuzione al Bonsignori, con la sola eccezione di Soresina (1829, p. 40) e di Valery (1831, p. 252), i quali curiosamente lo dicono opera del fratello frate Girolamo. Nel 1857 Mündler ([ed. 1985], pp. 171-172) lo giudica “In stile & execution very much like Bartolomeo Montagna”, mentre per Eastlake (ms. 1857, p. 110) il Cristo è “like Raphael & A. Durer’s figure”; contemporaneamente il d’Arco ne recupera la provenienza e ne sottolinea la nobiltà della composizione, lodando la scelta del pittore di isolare il gruppo di Cristo e delle Pie Donne ed evitando di rappresentare anche i manigoldi. Positivo ma con riserve è il giudizio di Crowe e Cavalcaselle (1871, I, p. 480 nota 2): “This is a conventional picture in arrangement, wanting in life and power. The treatment is cold and careful”; essi notano anche reminiscenze della scuola umbra (poco condivisibili) e di Lorenzo Costa, su cui si è sempre insistito per spiegare una carica affettiva che proietterebbe il dipinto già oltre il gusto strettamente mantegnesco. Alla fine del XIX secolo Frizzoni prende appunti su questa tela “intatta da ristauro, ma danneggiata da uno strappo nel mezzo, e priva di cornice, tanta è la noncuranza e l’ignoranza municipale” (ms. Frizzoni 189X, f. 8r). Nel 1902 Matteucci (p. 387) nota che il gruppo della Vergine viene dalla celebre stampa del Mantegna del Seppellimento “orizzontale”. Sulle affinità stilistiche con Bartolomeo Montagna – che già Cavalcaselle sottolinea nel pittore veronese – insiste giustamente Puppi (1958, p. 8). La Tea (1910, p. 135) datava la tela al 1506-1508, ossia dopo la morte del Mantegna; Berenson (1936, p. 83) la considera opera tarda; la Schmitt (1961), ravvisando l’eco della pittura di Lorenzo Costa (giunto a Mantova nel 1506), propone una cronologia al 1510 circa, accolta in seguito in maniera unanime; di recente anche la Sogliani (2006, p. 256) sottolinea l’ascendenza costesca, che a me non sembra necessaria. La leziosità del pittore ferrarese, al suo apice nelle prime opere mantovane, dipinte per Isabella d’Este, non trova riscontro nella costruzione compatta di questa tela, ancora sotto l’astro del Mantegna e in cui la rappresentazione della tragedia è priva di orpelli e sfinamenti e mossette. Propongo quindi una datazione tra il 1500 e il 1505
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0300151964
  • NUMERO D'INVENTARIO Gen. 11497
  • DATA DI COMPILAZIONE 2010
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2009
    2013
    2023
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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