Ritratto di Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano

dipinto, post 1691 - ante 1709

Il personaggio è rappresentato a mezzo busto. Il corpo dipinto quasi di profilo, il viso di lieve tre quarti. Lo sguardo è rivolto verso l’osservatore. Porta una parrucca con scriminatura centrale e fluenti boccoli che discendono lungo la schiena. Indossa jabot con pizzi presenti anche intorno alle maniche della camicia, una marsina di velluto con alti paramediche profilati da ricami in filo dorato. Al di sopra, petto di corazza, finemente cesellato intorno al giro maniche e lungo il fianco. Su di esso poggia il collare dell’Ordine della SS. Annunziata, mentre la placca è giustapposta su una ampia fascia drappeggiata che attraversa il busto. Un braccio è piegato, con mano sulla stessa fascia, mentre l’altra tocca un elmo da parata, dalle fasce cesellate e dorate e ornato da piume, posto sul piano di un tavolo. Sfondo neutro sfumato di colore bruno. La tela è posta entro una cornice, in legno intagliato e dorato, di formato e luce rettangolare. Tipologia a gola. Fascia interna ornata da motivo a pelacette; fascia centrale liscia; fascia esterna perlinata

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • MISURE Altezza: 89.5 cm
    Larghezza: 69.5 cm
  • AMBITO CULTURALE Ambito Italiano
  • ALTRE ATTRIBUZIONI ambito francese
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Castello Reale
  • INDIRIZZO Via Francesco Morosini, 3, Racconigi (CN)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L’esistenza di una collezione iconografica della dinastia dei Savoia-Carignano e dei suoi rami collaterali, è attestata a partire almeno dall’inventario redatto nel 1838 che riportava nella Sala di Ricevimento a sinistra di quella di accesso al secondo piano del castello la presenza di diciotto ritratti di principi e principesse di Carignano, muniti tutti di cornice in legno dorato con ornati in pastiglia e dotata di targa con l’iscrizione per il riconoscimento dell’effigiato. Questa tipologia di cornice è ancora riconoscibile in parte delle opere pittoriche esposte nella stanza 22. Lo stesso assetto è testimoniato nel successivo inventario del 1850, con l’incremento dei ritratti di Carlo Alberto e Maria Teresa di Toscana e di due tele di maggiore formato per i capostipiti, Maria di Borbone e il principe Tommaso, e poi nella Guida alla residenza di Giuseppe Casale, pubblicata nel 1873, dove si registrava anche la presenza, in questa stessa sala, dei ritratti dei più recenti esponenti del casato. La tela rappresenta Emanuele Filiberto di Savoia (Moustier, 1628-Torino, 1709), secondo principe di Carignano, figlio di Tommaso e Maria di Borbone-Soissons. Nonostante egli fosse sordomuto sin dalla nascita, dotato di una notevole intelligenza, divenne uomo estremamente colto in vari ambiti del sapere. Nel 1644 fu nominato luogotenente generale ad Ivrea; nel 1655 seguì il padre nella campagna in Lombardia. Fu nominato dal re di Francia colonnello di cavalleria nel 1657 e un anno più tardi fu nominato luogotenente generale da Carlo Emanuele II. Nel 1663 divenne governatore della città di Asti. Fu in contatto con il filosofo e architetto teatino Guarino Guarini al quale commissionò sia la trasformazione del castello di Racconigi che, successivamente, la costruzione del palazzo dinastico a Torino. Nel 1684 sposò Maria Caterina d’Este, matrimonio sgradito a Luigi XIV, che lo costrinse a riparare per tre anni a Bologna insieme alla consorte, con il titolo di marchesi de la Chambre. Nel 1701 svolse funzioni diplomatiche in occasione del matrimonio di Maria Luisa di Savoia, figlia di Vittorio Amedeo II, con il re di Spagna Filippo V. I caratteri della moda, leggibili nella parrucca e nella marsina permettono di collocare l’opera in una fase avanzata della vita del principe, tra l’ultimo decennio del Seicento e il primo del Settecento. Elena Ragusa lo considerò addirittura un ritratto eseguito post-mortem. Evidente il rimando ai modelli francesi, dominanti a livello internazionale. Il dipinto deve quindi considerarsi lavoro antico anche se le indicazioni presenti nell’inventario compilato da Noemi Gabrielli del 1951, con riferimento a una tela con forti perdite di pellicola pittorica, lasciano presupporre un intervento di restauro in passato piuttosto consistente. Difficile, pertanto, ipotizzare un’attribuzione, probabilmente al di fuori dell’ambiente artistico piemontese, considerando la vasta rete di contatti con artisti di cui poté giovarsi il principe, da Stefano Maria Legnani detto il Legnanino a Carlo Maratti, e il suo mecenatismo
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100399422
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Castello di Racconigi
  • ENTE SCHEDATORE Castello di Racconigi
  • DATA DI COMPILAZIONE 2016
  • ISCRIZIONI verso, tela, in basso, a destra - R 6340 (giallo) - corsivo alto-basso - a pennello - italiano

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