ritratto di Beatrice di Ginevra

dipinto, 1788 - 1788
Vittorio Amedeo Grassi (attribuito)
1725 ca./ notizie fino al 1795

Cornice di legno verniciato in bianco con filettature gialle

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • ATTRIBUZIONI Vittorio Amedeo Grassi (attribuito)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Castello Reale
  • INDIRIZZO Via Francesco Morosini, 3, Racconigi (CN)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il dipinto fa parte di un più ampio nucleo oggi conservato presso il castello di Racconigi. La tela, uniforme alle altre della serie per dimensioni, raffigura Beatrice di Ginevra moglie di Tomaso I. E' legata alle altre dalla catena inventariale S.M., di cui porta il numero S.M. 47, da riferirsi all'inventario del castello di Moncalieri del 1879. In quell'anno i quadri erano conservati al primo piano, nella Galleria n. 70. Nell'inventario la serie è composta da 87 dipinti, documentati anche da un altro inventario non datato, ma precedente al 1872. Questi quadri risultano, nell'inventario del 1879, scaricati nel gennaio del 1920, presso il castello di Racconigi, dove si trovano tuttora, ad eccezione di alcuni non più presenti fin dagli anni Cinquanta del Novecento. Le opere, fra cui il ritratto in questione giunsero a Racconigi negli anni di Vittorio Emanuele III e della regina Elena. Per quanto riguarda l'intera serie appare evidente che sia stata via via accresciuta con il trascorrere dei secoli, fino all'Ottocento. I ritratti sono stati oggetto non solo di ripetuti restauri, ma hanno anche subito sensibili modifiche nel corso del tempo (ampliamenti, inserimento o variazione dell'iscrizione identificativa del personaggio ritratto, uniformizzazione dello sfondo), aspetti confermati dall'attuale campagna di indagini. Già C. E. Bertana, aveva individuato la presenza di una galleria di ritratti un tempo a Moncalieri, poi trasferita a Racconigi, non collegandola tuttavia a questa serie. Nuove ricerche hanno interessato una parte delle tele in occasione della mostra di Venaria (2007-2008), evidenziandone l'appartenenza alla galleria moncalierese sulla base di un elenco conservato presso la Biblioteca Reale, datato al 1780 (Misc. Patria 46,24). Il documento del 1780, che si riferisce probabilmente ai lavori necessari alla costituzione della galleria di ritratti voluta nell'ambito del generale rilancio del castello di Moncalieri, intrapreso da Vittorio Amedeo III, appena salito al trono (P. Astrua, 1987 p. 88), riporta tuttavia solo i ritratti dei principi, da Beroldo a Carlo Emanuele III. Non vi compaiono invece le principesse, dato che induce a pensare per queste ultime a una provenienza da altre residenze. Altri documenti relativi a un intervento di restauro avvenuto all'inizio degli anni Settanta del Settecento per opera di Pietro Paolo Wehrlin elencano poi 36 ritratti di principesse sabaude su cui il pittore sarebbe dovuto intervenire, prima di inviarle a Moncalieri fra cui "n° 2 Beatrix Villelmi Contis Gebennentis filia Thoma Sab. Ducis primum nupta" (Bib. Reale, TO, Registri Recapiti, 1772, II, f. 995). Wehrlin afferma di aver compiuto ampliamenti delle tele, o di avervi aggiunto l'iscrizione con il nome dell'effigiata. Nel caso del ritratto di Beatrice è tuttavia possibile ipotizzare che si tratti di una replica dall'originale restaurato da Wehrlin eseguita pochi anni dopo, come è stato evidenziato dal recente restauro che ne ha messo in luce la firma di Vittorio Amedeo Grassi. Non solo l'opera non presenta modifiche frutto di precedenti interventi, ma un dipinto con Beatrice di Ginevra è citato come opera di Grassi nel diario manoscritto di Carlo Felice (Biblioteca Reale di Torino, Casa Savoia V, 15, 1.1.1788-17.5.1789, f.218), dove alla data 20 settembre 1788 si legge "Grassi apporta les portraits d'Amé IV et de Béatrix de Genève". Grassi, che già Bertana individuava fra gli autori dei dipinti della Galleria, firma infatti anche il ritratto, non ancora restaurato, di Amedeo IV (R1486). Nel caso di Beatrice di Ginevra il pittore copia una principessa della medesima serie, Maria di Brabante (R 1492), che compare nel già citato documento di Wehrlin ("n. 22 Maria Jhoannis Brabantiae Ducis Filia Amedei V Sab. comitis uxor II" (Bib. Reale, TO, Registri Recapiti, 1773, II, f. 996). La tela seicentesca a sua volta riprende negli atteggiamenti e nell'abbigliamento le bellissime tavole delle "Austriache Gentis Imagines" (già riferimento per Pingone), realizzate da Francesco Terzio e tradotte a stampa tra il 1558 e il 1573: Maria di Brabante viene realizzata sul modello della tavola con Blanca Maria Maximiliani (f.45)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100218174
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Castello di Racconigi
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
  • DATA DI COMPILAZIONE 2014
  • ISCRIZIONI verso su telaio regolo superiore angolo sinistro - 29 - corsivo maiuscolo/ numeri arabi - a matita blu - italiano

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