paliotto, opera isolata - manifattura italiana (terzo quarto sec. XVIII)
paliotto
1750 - 1774
Tessuto in damasco di seta nero raso. Il disegno è a maglie romboidali definite da teorie parallele ad andamento ondulante, di tralci fioriti affrontati da nastri "a pizzo". Dalle anse dei tralci si dipartono rami isolati con foglie e piccoli fiori. Gallone al telaio in tela di cotone avorio con filo metallico filato lanciato e filo metallico lamellare inserito parallelamente all'ordito (disegno a maglie ovali che compongono un motivo a treccia riempito da piccoli fiori a quattro petali). Il paliotto è suddiviso dal gallone nella parte superiore in cinque bande orizzontali (le due estreme sono di larghezza ridotta). Nella parte inferiore (suddivisa da due strisce di gallone da quella sovrastante) le suddivisioni sono otto
- OGGETTO paliotto
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MATERIA E TECNICA
filo di cotone/ lavorazione a telaio
legno, intaglio
seta/ damasco
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MISURE
Altezza: 97
Lunghezza: 213
- AMBITO CULTURALE Manifattura Italiana
- LOCALIZZAZIONE Torino (TO)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Il tessuto con cui è confezionato il paliotto presenta un motivo derivato da quelli di moda verso il 1760, ma ripetuto per molti anni in formule schematiche e semplificate. Questo tipo di disegno era evidentemente prodotto da diverse manifatture italiane. Lo stato di conservazione non permette una buona lettura tecnico-stilistica del tessuto, che potrebbe anche essere prodotto da una manifattura ottocentesca che si rifà al gusto del revival storico.La Confraternita della SS. Trinità fu fondata nel 1577 nella chiesa di S. Pietro del Gallo, trasferita nel 1598 presso la chiesa di S. Agnese. In questi anni la moglie del pittore Carracha aveva donato alla chiesa di S. Pietro la tavola della Madonna del Popolo, poi rivendicata dalla parrocchia di S. Pietro e dalla Confraternita della SS. Trinità, e ora conservata presso l'altare sinistro della chiesa. In questa stessa epoca la Confraternita bandì un concorso per la costruzione della chiesa, ma non essendo rimasta soddisfatta dell'esito attribuì l'incarico ad Ascanio Vitozzi, già iscritto alla Confraternita e successivamente sepolto nella chiesa. Nel 1606 la chiesa fu aperta al culto, anche se mancante ancora della cupola. Nel 1627 furono immessi i Teatini, secondo il desiderio del Card. Maurizio, priore della compagnia, e tre anni dopo furono costretti ad andarsene. Nel 1635 si iniziò la sistemazione dell'altare della Madonna del Popolo, finanziata dal confratello Silvestro Monteoliveto, sepolto nella chiesa, che incaricò dei lavori Carlo Castellamonte. L'anno precedente la cappella antistante, dedicata ai SS. Stefano e Agnese, era stata concessa all'astigiano Marcantonio Gambetta. La cupola fu compiuta soltanto nel 1664. Nel 1699 fu iniziato l'altare maggiore, eseguito dal luganese Francesco Aprile sul modello di Giovanni Valle. Nel 1707 fu eseguito il pavimento, su disegno dell'ingegner Bertola, sostituito poi tra il 1848 e il 1850. Entro i primi due decenni del XVIII secolo venne eseguita la decorazione a stucco del coro, destinata a fungere da cornice ad una galleria di dipinti, con l'ovato della Trinità di Daniel Seiter e due sculture di Carlo Antonio Tantardini. (segue in OSS)
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100142254
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Torino
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0