piviale, opera isolata - manifattura italiana (terzo quarto sec. XVIII)
Fondo: gros de Tours di seta avorio. Il disegno è definito da grandi maglie romboidali disposte a L con steli di piccoli fiori e foglie, bordate da una decorazione a pizzo. Al centro del rombo si spiegano due fiori fantastici. La decorazione a pizzo è definita mediante slegatura della trama di fondo. Il resto della decorazione è dato da filo d'oro filato su un'anima di seta bianca e filo d'oro lamellare broccati. Il gallone è in filo dorato lavorato al fusello. Sullo scudo, frangia in filo dorato. Fodera in tela di cotone bianca. Lo stemma è in tessuto applicato, ricamo e pallettes. I due grifoni e la corona sono in applicazione di tessuto gros de Tours di seta avorio con filo lamellare d'oro inserito in alcune trame e ricami a filo disteso in filo dorato e filo argentato. Lo scudo di sinistra, quadripartito, è in tessuto applicato: le parti inferiore sinistra e superiore destra sono in raso di seta rosso, le due rimanenti sono a quadretti in raso blu e gros de Tours bianco
- OGGETTO piviale
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MATERIA E TECNICA
cotone/ tela/ ricamo
filo dorato/ lavorazione a fuselli
seta/ broccata in oro
seta/ gros de Tours
seta/ liseré
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MISURE
Lunghezza: 80
Larghezza: 24
- AMBITO CULTURALE Manifattura Italiana
- LOCALIZZAZIONE Torino (TO)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE (segue da DESO) Fermaglio ottocentesco in metallo stampato. Da notare che il piviale è stato confezionato tenendo conto della continuazione del disegno tra una giuntura di tessuto e l'altra. Lo scudo alla destra araldica dei marchesi di San Martino è inquartato al primo e al quarto d'azzurro a nove rombi d'oro accollati ed appuntati, al sedondo e terzo di rosso. Lo scudo alla sinistra araldica della famiglia Luserna è bandato d'argento e di rosso.Il tessuto è datato al terzo quarto del sec. XVIII per l'impostazione geometrica della decorazione, caratteristica tipica della produzione tessile dal 1740 al 1770 circa. Sono evidenti, come nei tessuti di questo periodo, una stilizzazione dei motivi vegetali a scapito del naturalismo (accentuata dall'uso dell'oro) e una predominanza del motivo geometrico di fondo rispetto al motivo floreale di dimensioni ridotte.La Confraternita della SS. Trinità fu fondata nel 1577 nella chiesa di S. Pietro del Gallo, trasferita nel 1598 presso la chiesa di S. Agnese. In questi anni la moglie del pittore Carracha aveva donato alla chiesa di S. Pietro la tavola della Madonna del Popolo, poi rivendicata dalla parrocchia di S. Pietro e dalla Confraternita della SS. Trinità, e ora conservata presso l'altare sinistro della chiesa. In questa stessa epoca la Confraternita bandì un concorso per la costruzione della chiesa, ma non essendo rimasta soddisfatta dell'esito attribuì l'incarico ad Ascanio Vitozzi, già iscritto alla Confraternita e successivamente sepolto nella chiesa. Nel 1606 la chiesa fu aperta al culto, anche se mancante ancora della cupola. Nel 1627 furono immessi i Teatini, secondo il desiderio del Card. Maurizio, priore della compagnia, e tre anni dopo furono costretti ad andarsene. Nel 1635 si iniziò la sistemazione dell'altare della Madonna del Popolo, finanziata dal confratello Silvestro Monteoliveto, sepolto nella chiesa, che incaricò dei lavori Carlo Castellamonte. L'anno precedente la cappella antistante, dedicata ai SS. Stefano e Agnese, era stata concessa all'astigiano Marcantonio Gambetta. La cupola fu compiuta soltanto nel 1664. Nel 1699 fu iniziato l'altare maggiore, eseguito dal luganese Francesco Aprile sul modello di Giovanni Valle. Nel 1707 fu eseguito il pavimento, su disegno dell'ingegner Bertola, sostituito poi tra il 1848 e il 1850. Entro i primi due decenni del XVIII secolo venne eseguita la decorazione a stucco del coro, destinata a fungere da cornice ad una galleria di dipinti, con l'ovato della Trinità di Daniel Seiter e due sculture di Carlo Antonio Tantardini. (segue in OSS)
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100142230
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Torino
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0