adorazione dei Re Magi

dipinto,

Al centro della scena è rappresentata la Vergine, stante, con le braccia aperte e lo sguardo rivolto verso il basso, ove, nella mangiatoia, è seduto il Bambino, nudo e benedicente. La Vergine porta un lungo velo azzurro; il bambino è solo parzialmente coperto da un lenzuolo di colore grigio-azzurro. In secondo piano, a destra, stante, s. Giuseppe, barbato, osserva la scena con la verga fiorita in mano. Sulla destra sono dipinti i tre magi. Quello in primo piano, calvo, con la barba bianca, è inginocchiato e porta una veste rossa con ricami oro e manto di ermellino. Offre una ricca urna al Bambino. Gli altri due appaiono, uno lievemente chinato, barbato, con corona sul capo e tiene in mano un incensiere, l'altro, stante, con la pelle scura, orecchino circolare e il capo coperto da un turbante porge un altro oggetto. Entrambi indossano una veste argentea. Alle spalle di essi sono dipinti due paggi sotto forma di bambini e un uomo con armatura ed elmo piumato; porta i baffi. Dietro di esso altre figure maschili e femminili. Sullo sfondo, a destra, due cammelli ed un paesaggio scuro con alberi e profilo di colline. Ampio brano di cielo con nubi ed angeli. Il dipinto è collocato entro una cornice di profilo e luce centinata, in legno intagliato e dorato, modinata

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • ATTRIBUZIONI Grassi Giovanni Battista (1685 Ca./ Post 1760)
  • LOCALIZZAZIONE Chivasso (TO)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il dipinto venne commissionato per volere del vassallo Giovanni Battista Bunis di Marcorengo, secondo le disposizioni testamentarie di cui si è trovata minuta tra le carte della confraternita, datata 17/11/1750, forse in sostituzione di un dipinto di analogo soggetto presente nella chiesa già dall'inizio del XVIII secolo. La decisione di far eseguire i due quadri per il presbiterio, a lato dell'altare maggiore, ovvero la "Natività" e la "Adorazione dei Magi", risale al 1747 ed è documentata dagli atti di capitolazione stilati tra il pittore Giovanni Battista Grassi il 2/1/1747 con la confraternita del Nome di Gesù che dava il nome all'edificio oggi chiamato chiesa della Madonna degli Angeli (Capitolazione seguita tra la Molto veneranda confraternita del Santissimo nome di Gesù di questa Città e per essa il Signor abbate e canonico Mario Giacinto Tornielli di S. Rafaele priore della medesima ed il Signor Bartolomeo Pastore suo tesoriere da una parte, ed il Signor Giovanni Battista Grassis milanese pittore e abitante in Caluso, 2/09/1747). Il testamento del Bunis richiedeva di far eseguire la commissione ad un "perito pittore", dal momento che al Grassi, che non aveva rispettato i tempi di consegna delle tele era stato tolto l'incarico nel 1749 (Atti di convocazione, 2, 4, 9/09/1749). I quadri dovevano occupare gli spazi lasciati appositamente nella muratura in seguito alla ricostruzione del coro e della sacrestia della chiesa su progetto di Bernardo Antonio Vittone nel 1740. Le cornici di tali spazi furono terminate nel 1745 e Vittone venne pagato per aver controllato la loro fattura (Libro delle ragioni del Monte di Pietà de Grani, fol. 159). Tra le carte della confraternita esistono due atti di capitolazione datati 2/1/1747: l'uno prevedeva un compenso di L. 700 per ambedue i quadri, cornice compresa, l'altro, quello attuato, un compenso di L. 600, senza cornici. Il pittore ricevette come acconto L. 50 (Libro delle ragioni..., fol. 164). Tuttavia, nell'atto del 14 luglio 1755 si affidò nuovamente al Grassi l'esecuzione della tela della Natività, pagatagli in tre momenti diversi tra il 1756 e il 1757 (Parcella di L. 160 e Libro del maneggio...foll. 196-197). La cornice dorata nel 1757 venne riparata nel 1881 (Fattura 1880/1). Mancano i documenti relativi al reincarico al pittore anche per la tela in esame, ma i dati stilistici permettono di riferiglielo con certezza quasi assoluta. Nel 1820 e 1829 sono documentate spese per la coloritura delle cornici in marmo (Rettificazione del caricamento 1829-30) e nel 1881 per il restauro delle stesse (Fatture 1880/1). Lo stemma in basso a destra nel dipinto, apposto come prescritto dal testamento, è quello dei Bunis di Chieri, consignori di Marcorengo (cfr. A. Franchi-Verney, Armerista delle famiglie nobili e titolate della Monarchia di Savoia, Torino, 1873, p. 34). Giovanni Battista Grassi iniziò la sua attività per la confraternita del Gesù verso il 1740, per terminarla nel 1757 circa. Le notizie sul pittore sono discordanti: negli atti di capitolazione con la confraternita è detto "milanese abitante in Caluso"; Francesco Bartoli (F. Bartoli, Notizia delle pitture, sculture ed architetture che ornano le chiese e gli altri luoghi pubblici di tutte le più rinomate città d'Italia, Venezia, 1776, vol. 1, p. 96) lo dice torinese e il Borla (G. Borla, Memorie Istorico-cronologiche della città di Chivasso, s.d., vol. I, p. 423) scrive "Pittore Grassis di Varallo". Nei documenti della confraternita il pittore è sempre citato come Grassis, mentre nei documenti relativi ai pagamenti per i lavori al castello di Rivoli riportano "Grassi" (cfr. A. Baudi di Vesme, Schede Vesme. L'arte in Piemonte dal XVI al XVIII secolo, Torino, 1966, vol. II, p. 540). La documentazione reperita sull'attività del Grassi a Chivasso permette di completare quella raccolta da Alessandro Baudi di Vesme, costituita dai conti per le spese sostenute nella decorazione del castello di Rivoli, dove il pittore risulta attivo dal 1716 al 1733 per aggiustare, ingrandire e "lavare" quadri. Il dipinto del pittore Grassi è ricordato anche in C. Mossetti, L'intervento di Vittone a Chivasso dai registri di una confraternita, in "Ricerche di Storia dell'arte", n. 10, Roma, 1980, p. 109
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100017867
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Torino
  • ENTE SCHEDATORE Regione Piemonte
  • DATA DI COMPILAZIONE 1979
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2006
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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