ciavi (Carretto/ chiave, bene semplice/ parte residuale)

ca 1900 - post 1925

Blocco di legno spesso ca. 4 cm relativo ad una chiave di carretto di tipo catanese. Presenta la forma a lunetta con due incassi nelle estremità (quello di sinistra è mutilo) che servivano per l’alloggiamento della parte terminale (murra d’asta) delle aste. La superficie, decorata solo sul recto, era interamente dipinta ad olio di colore giallo (restano poche tracce) ed è ampiamente scolpita ad intaglio e ad altorilievo. In basso, sulla lunetta, un cartiglio con l’iscrizione didascalica: UZETA ENTRA A CATANIA

  • OGGETTO carretto/ chiave tipo catanese
  • CLASSIFICAZIONE MEZZI DI TRASPORTO/ A FORZA ANIMALE
  • AMBITO CULTURALE Produzione Artigianale Catanese
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Casa-Museo Antonino Uccello
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo Bonelli Ferla
  • INDIRIZZO Via Machiavelli, 19, Palazzolo Acreide (SR)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Uzeta è il protagonista di una leggenda di Catania inventata agli inizi del 900 dal giornalista Giuseppe Malfa. La storia narra di un ragazzo di umili origini che riuscì a diventare cavaliere sotto Federico II per la sua bravura. Quando gli venne chiesto di combattere contro gli Ursini, dei giganti saraceni, accettò e vinse. Dal nome dei giganti sarebbe derivato, secondo la leggenda, quello del castello noto appunto come castello Ursini. Uzeta era figlio di un tessitore di via Naumachia. A riscattare le sue umili origini, però, ci pensò il suo coraggio. Non a caso assunto a simbolo della capacità di riscatto del popolo di Catania, sarebbe stato così Uzeta, e non il conte Ruggero, a sconfiggere e uccidere i minacciosi Ursini. Uzeta diventa cavaliere e grazie alle sue imprese si conquista il favore del re Cocolo. Ma non solo: conquista anche la mano della figlia, la principessa Galatea, che infine sposa. Uzeta diventa eroe dell'Opera dei Pupi e protagonista dell'omonima storia che nasce nel 1900 dalla fantasia del famoso puparo don Raffaele Trombetta, che volle regalare al suo pubblico un "paladino" catanese. Il paladino di Catania indossa una magnifica armatura listata di nero con l'insegna dell'Elefante ('u Liotru). Personaggio amatissimo dal pubblico dell'Opira, le sue avventure sono rappresentate dalla Marionettistica dei fratelli Napoli, pupari in Catania dal 1921. Alla realizzazione del carretto siciliano partecipano diversi artigiani, ciascuno col proprio mestiere. La prima fase è competenza del carradore, colui che costruisce il carretto e ne intaglia i fregi (u carruzzeri). Altro compito importante del carradore è la ferratura a fuoco della ruota, pratica particolarmente pittoresca. La seconda fase è affidata al fabbroferraio ('u firraru), che forgia le parti metalliche quali i cintuni, le estremità delle aste ("occhiali", cioè gli anelli che servono per attaccare il cavallo alle aste) e il pregiato arabesco della cascia di fusu. Lo scultore si occupa delle parti in legno, il fabbro di quella in ferro, il carradore mette insieme le due parti e il pittore (figurinista) dà un tocco di vivacità al tutto. I due pezzi di un carretto che testimoniano l’arte di uno scultore sono: “a chiavi” e “a cascia di fusu”; queste sono le parti più lavorate sia per quanto riguarda il legno, (chiavi e cascia di fusu ) sia per quanto riguarda il ferro (cascia di fusu). “A chiavi”, soprattutto, è quel pezzo di legno che permette allo scultore di sbizzarrirsi come meglio crede, perché è quell’elemento del carretto che oltre alla funzione di irrobustire il sistema posteriore del carro, si prestava più di qualsiasi altra parte ad essere ampiamente scolpita e decorata. Nelle decorazioni del carro, inizialmente presero il sopravvento le scene religiose, ma in seguito gli scultori s’ispirarono anche alla mitologia classica e a scene epico-cavalleresche. Il fonditore ('u ramaturi) prepara le boccole, 'i vìsciuli, che sono due scatole metalliche a forma di tronco di cono, che vanno incastrate nei mozzi delle ruote, realizzate con una lega speciale, composta da 78 parti di rame e 22 di stagno. Quando la costruzione del carretto è ultimata il lavoro passa al decoratore e al pittore, che vestono il carretto di colore e vivacità. Il primo decora con motivi geometrici le superfici della cassa e dei davanzali, il secondo procede prima alla "in doratura" cioè il carretto è trattato con due o tre mani di colore e poi dipinge le fiancate, rappresentanti le gesta cavalleresche, mitologiche, storiche o romanzesche che caratterizzano il carretto siciliano. In genere, le decorazioni dei carretti avevano una funzione scaramantica e apotropaica; le scene raffigurate erano considerate come dei portafortuna, in grado di allontanare la malasorte e garantire prosperità al proprietario e alla sua famiglia. Esse potevano essere a carattere sacro o cavalleresco
  • TIPOLOGIA SCHEDA Beni demoetnoantropologici materiali
  • FUNZIONE E MODALITÀ D'USO Tecnica ed estetico-ornamentale
    Dal punto di vista tecnico, la funzione della chiave di legno era quella di bloccare e irrobustire il sistema: pianale posteriore - mensole - aste. Il termine “chiave” infatti, rimanda ad un’altra chiave che è quella architettonica, la chiave di volta, essenziale elemento strutturale per la stabilità dell’insieme. Dal punto di vista estetico ornamentale, la chiave lignea rappresenta uno dei maggiori elementi di pregio artistico pregno di valenze semiologiche, grazie alla varietà dei soggetti rappresentati
  • CRONOLOGIA D'USO XIX - XX/ fine - metà
  • LUOGO DI RILEVAMENTO (CT) - Sicilia , ITALIA
  • AUTORE DELLA FOTOGRAFIA CARRACCHIA LAURA
    carracchia laura
    Carracchia, Laura
    Carracchia, laura
    Laura Carracchia
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1900384315
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Centro Regionale per l'Inventario e la Catalogazione
  • ENTE SCHEDATORE Galleria regionale di Palazzo Bellomo
  • DATA DI COMPILAZIONE 2018
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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