Col del Buson (sito pluristratificato)

Belluno, ca 3500 a.C - ante 1400 d.C

A seguito del fortuito ritrovamento di alcuni oggetti metallici attribuibili ad un periodo che va dall’età del Rame al Medioevo nel 1998, su un’altura prospiciente la forra del Bus del Buson nella Valle dell’Ardo in comune di Belluno, la Soprintendenza intraprese nel 1999 una serie di campagne archeologiche tese ad indagare la superficie del colle che si protrassero fino al 2011. Nel corso della pluriennale attività di indagine si è giunti a documentare una frequentazione del colle che a partire dalla fine del Neolitico e per tutta la successiva età del Rame ebbe la forma di un’occupazione permanente, e che per i successivi episodi collocabili al Bronzo Finale, all’età del Ferro ed al Medioevo fu probabilmente a carattere stagionale. L’alto morfologico su cui si trova il sito interrompe il digradare del versante della valle dell’Ardo ed è protetto sul lato est dallo strapiombo sulla forra del Bus del Buson e su quello ovest dalla ripidezza del versante. Fin dalle prime campagne si raccolsero centinaia di manufatti e strumenti di selce spesso di una qualità e di uno stato di conservazione eccezionali. All’interno dell’abitato si è rinvenuta l’intera catena operativa della lavorazione della selce: dalle fosse di cava al nucleo residuale sono documentate le fasi di prima sbozzatura dal blocchetto di selce ancora grezzo, la preparazione del nucleo, il distacco di lame e schegge e, all’occorrenza, il loro successivo ritocco. Notevole il rinvenimento di alcune schegge in cristallo di rocca (il cui centro di approvvigionamento più prossimo è da collocarsi presso le Alpi Aurine) e di alcuni blocchetti di ocra. Lo scavo ha permesso di recuperare preziose informazioni sulla vita di queste popolazioni: gli elementi di falcetto e le macine in pietra testimoniano l’importanza dell’attività agricola, mentre dall’esame dei resti ossei di pasto apprendiamo che gli animali domestici costituivano più dell’80% della carne mangiata e che tra questi la componente di ovicaprini era preponderante. Tuttavia le numerose punte di freccia rinvenute attestano ancora una certa importanza della caccia, soprattutto di cervidi. Le popolazioni tardo neolitiche ed eneolitiche insediate a Col del Buson dovevano quindi sfruttare appieno l’ambiente circostante per la pastorizia, l’allevamento e l’agricoltura e, in secondo luogo, anche per la caccia. Nell’area del sito sono poi state rinvenute strutture di abitato: data all’inizio dell’età eneolitica una capanna con una strutturazione di contenimento alla base del pendio su cui era stata edificata ed una zona di focolari ad essa associata. Il rinvenimento di una goccia di fusione fa poi presupporre la presenza di strutture per la lavorazione del metallo. Assieme ad una serie di pozzetti silos sono stati rinvenuti alcuni pozzetti ripostiglio contenenti manufatti in rame: nel più importante di questi due grandi asce (una trapezoidale, l’altra a occhio) erano state sepolte una sopra l’altra. Un’ultima struttura di notevole importanza è stata poi rinvenuta ai margini del pianoro, verso la forra del Bus del Buson: si tratta di un circolo di grandi pietre (forse un tumulo) ormai collassato ma che custodiva al suo interno una grossa fusaiola in terracotta e, colluviate lungo il versante una grande spirale e centinaia di vaghi di collana in rame. La vita dell’abitato termina col finire dell’età del Rame: le attestazioni successive si configurano come frequentazioni episodiche. Di età del Bronzo Finale è un rasoio di tipo “Croson di Bovolone”, all’età del Ferro si riferiscono alcuni manufatti in bronzo tra cui una laminetta decorata a punzone, mentre è un po’ più ricco il record di età medievale con coltelli e chiodi da riferire probabilmente ad una frequantazione stagionale da parte di pastori

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