significati e procedure del restauro di manufatti antichi di ferro - (tecniche)

lavoro/restauro,

E.E. accenna ad alcuni suoi interventi di restauro realizzati su manufatti in ferro antichi per sintetizzare il senso che attribuisce al suo operare. Si tratta di seguire indicazioni codificate dagli organi di controllo competenti. Ma allo stesso tempo significa anche esprimere una attitudine di rispetto nei confronti del lavoro di un artigiano che non c’è più, ma la cui bravura continua ad essere testimoniata dalla sua opera. “Il fatto di lavorare nel restauro dipende intanto dal tipo di restauro che uno vuol fare. Se è un restauro museale è puramente conservativo e quindi tolta parte della corrosione in eccesso, tolte le cause del degrado si fa un intervento di conservazione abbastanza leggero, semplice, che deve essere anche invisibile, sotto certi aspetti, in maniera da mantenere il pezzo così com’è e amen, no? Se invece nel restauro di un cancello o di un qualcosa che deve rimanere operativo, che deve ritornare alla funzione primitiva, allora procuro di rifare i pezzi con le tecniche originali. Però i pezzi che sono sostituiti li marchio con una data, perché voglio che rimanga visibile bene il restauro fatto, gli interventi fatti, e la differenziazione tra quello che ho fatto io e l’opera in generale. Perché questo? Perché è una forma di rispetto dell’opera: io intervengo con una protesi, se vogliamo, ma la protesi devo individuarla come protesi, pur mantenendo l’aspetto estetico valido nell’insieme. Questo l’ho fatto per dei cancelli a Rialto, al Mercato del pesce che sono del Bellotto. Li abbiamo restaurati e abbiamo rifatto dei pezzi con una superficie leggermente diversa da quella originale. Nell’insieme non si nota, però se uno va a guardare un attimo con più attenzione si accorge dei pezzi nuovi e dei pezzi vecchi originali. Questo anche per tenere conto che se devo fare un cancello, se devo fare una porta, ecc., questa deve poter funzionare con la sicurezza. (...) L’abbiamo fatto alla Misericordia a Venezia, dove c’erano delle inferriate e delle lunette, delle porte che erano corrose e abbiamo sostituito i pezzi corrosi, non c’è niente da fare. (...) Le indicazioni vengono dalla Soprintendenza, ma è anche questione di buon senso, per conto mio, non sono delle cose campate in aria, è una questione di rispetto dell’opera e di chi ha fatto quell’opera. Cosa che abbiamo fatto anche quando abbiamo fatto il restauro alla punta della dogana della Palla d’oro, abbiamo cercato di mantenere al massimo tutti i ferri originali compatibilmente con la sicurezza ”.

  • FONTE DEI DATI Regione Veneto
  • SOGGETTO lavoro/restauro
  • TIPOLOGIA SCHEDA Beni demoetnoantropologici immateriali
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA S119
  • ENTE SCHEDATORE Regione Veneto
  • DATA DI COMPILAZIONE 2014
  • DOCUMENTAZIONE SONORA file digitale (1)
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0