Carmine Alfieri e Pasquale Galasso
positivo servizio,
XX ultimo quarto
Anonimo (xx Ultimo Quarto)
XX ultimo quarto
- OGGETTO positivo servizio
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SOGGETTO
Delinquenti - Riproduzioni
Ritratti fotografici [di] delinquenti
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MATERIA E TECNICA
gelatina ai sali d'argento (acetati)
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CLASSIFICAZIONE
FOTOREPORTAGE
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ATTRIBUZIONI
Anonimo (xx Ultimo Quarto): fotografo principale
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Archivio fotografico IL DIDRAMMO - Museo Didattico della Fotografia
- LOCALIZZAZIONE Convento di San Domenico
- INDIRIZZO Via San Domenico, Sarno (SA)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Carmine Alfieri (Saviano, 18 febbraio 1943) è un mafioso e collaboratore di giustizia italiano[1], detto anche " 'o Ntufato " (l'arrabbiato) a causa del ghigno corrucciato che aveva impresso in viso, ha vissuto a Piazzolla di Nola (frazione dell'omonimo comune), sua roccaforte, è stato uno dei massimi esponenti della Camorra napoletana tra gli anni '80 e '90. Carmine Alfieri detto "o' Ntufato" (soprannome che sta a indicare una persona sempre arrabbiata), dopo essere stato testimone dell'uccisione del padre, avvenuta al termine di un duello rusticano nelle campagne del nolano, giurando vendetta sul corpo del genitore, cosa che porterà a termine suo fratello Salvatore nel 1956 uccidendo Tore Notaro, conobbe l’ascesa nel mondo del crimine ad inizio degli anni sessanta quando ancor giovane fu arrestato per detenzione abusiva di armi da fuoco, estorsione e lesioni. Alfieri aumentava le sue entrate facendo l'usuraio, anche se ufficialmente era un commerciante di mobili e di carni, reinvestendo i soldi nella compravendita di terreni attraverso dei prestanome e nell'attività di finanziamento a commercianti e imprenditori incrementando così il suo patrimonio. Nel 1974 ricevette dalla Camorra la consacrazione a "uomo d'onore", primo passo di una carriera criminale che lo porterà, a cavallo tra gli anni '80 e i '90, ad essere riconosciuto come uno dei più potenti e temuti boss, tra i primi, insieme al sodale Antonio Bardellino, a conferire, grazie anche ad importanti agganci ed influenze nel mondo politico e finanziario, un'impronta imprenditoriale alla criminalità organizzata in Campania[4]. Alfieri fu arrestato nel febbraio del 1976 con l'accusa di aver fatto uccidere Giuseppe Glorioso, un piccolo pregiudicato di San Giuseppe Vesuviano, e in carcere a Poggioreale ebbe modo di frequentare Raffaele Cutolo; Alfieri verrà poi assolto nel febbraio del 1978 per insufficienza di prove. Nel frattempo gli uomini di Cutolo avevano preso il controllo di San Giuseppe Vesuviano e il boss di Ottaviano, dopo essere evaso dal manicomio di Aversa, propose ben due volte ad Alfieri di entrare a fare parte della nascente Nuova Camorra Organizzata. Cutolo prese male il suo ripetuto rifiuto e volle eliminarlo. Alfieri, allertato da un amico che invece aveva aderito alla NCO, insieme al fratello trovò protezione presso i fratelli Nuvoletta. Fu in questi anni che nacque una confederazione di clan camorristici, chiamata la Nuova Famiglia, in cui confluivano i Nuvoletta, il clan dei Casalesi con Antonio Bardellino, Umberto Ammaturo e il clan Alfieri, vicina a Cosa Nostra, con l'obiettivo di contrastare la NCO di Cutolo. Pasquale Galasso (Poggiomarino, 17 maggio 1955) è un ex mafioso e collaboratore di giustizia italiano, detto “o’ Galasson” è stato uno tra i più noti capi della Camorra e uno dei più importanti collaboratori di giustizia italiani. Ancora oggi, le sue dichiarazioni vengono utilizzate in molti processi a carico di boss della camorra. Nato in una famiglia piuttosto agiata (il padre Sabato Galasso era un proprietario terriero e concessionario di autocarri da lavoro FIAT), e studente universitario al secondo anno di medicina, Pasquale Galasso si trovò coinvolto nella malavita locale di Poggiomarino a causa di un singolare episodio: poco più che ventenne tre malavitosi cercarono di rapire lui e sua sorella Consiglia in campagna mentre era alla guida della sua Porsche, ma lui rubò l'arma ad uno dei due e fece fuoco, ammazzando all'istante due dei tre rapitori, mentre il terzo fuggì nei campi. Tornato a casa stravolto dall’accaduto, il padre gli suggerì di costituirsi e di invocare la legittima difesa e così dopo una settimana confessò tutto ai Carabinieri. Venne rinchiuso nel carcere di Poggioreale dove per due mesi restò confinato nella cella d’isolamento per poi essere spostato nel padiglione “Milano”, dove erano detenuti sia Raffaele Cutolo, che stava reclutando soldati per la sua Nuova Camorra Organizzata, sia i fratelli Salvatore e Michele Zaza, contrabbandieri di sigarette legati alla mafia siciliana, ed esponenti del clan Nuvoletta. Suo padre chiese aiuto ad Alfonso Rosanova, sua vecchia conoscenza e imprenditore "ammanigliato" con politici e malavitosi, il quale chiese a Cutolo di stare vicino a Pasquale. In carcere Pasquale socializzò anche con Carmine Alfieri e con il fratello che ebbe modo di incrociare nella sala colloqui
- TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà privata
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500953815
- NUMERO D'INVENTARIO da JOV_001547_ST_001 a JOV_001547_ST_002
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania
- ENTE SCHEDATORE Museo didattico della Fotografia
- DATA DI COMPILAZIONE 2025
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0