Archivio Raffaelli Armoni Moretti (archivio, bene semplice)

archivio professionale,
Armoni, Luigi
1827-1895
Raffaelli, Luigi
1860-1929
Moretti, Mario
1903-1984

Il fondo è costituito da 5000 lastre negative in vetro di vario formato (21x27, 18x24, 13x18, 9x12 e 6x6) che rappresentano il frutto dell'attività professionale dello studio fotografico Raffaelli, Armoni e Moretti attivo ad Orvieto per quasi un secolo. Gran parte dei negativi è alla gelatina bromuro d'argento ma tra i formati 21x27 sono presenti svariati collodi. Il fondo è composto inoltre dalla riproduzione a contatto di tutti i negativi, operazione compiuta al momento delle acquisizioni

  • OGGETTO archivio professionale
  • SOGGETTO Arti applicate - Ricami - Merletti
    Ritratti fotografici - Ritratti di gruppo
    Architettura religiosa - Chiese - Decorazioni scultoree - Elementi architettonici
    Umbria - Orvieto - Duomo - Cattedrale di Santa Maria Assunta
    Vedute urbane - Centri storici - Paesaggi - Panorami
  • CLASSIFICAZIONE DOCUMENTAZIONE DEL PATRIMONIO STORICO ARTISTICO
  • ATTRIBUZIONI Armoni, Luigi: fotografo
    Raffaelli, Luigi:
    Moretti, Mario:
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Istituto centrale per il catalogo e la documentazione
  • LOCALIZZAZIONE Conservatorio delle Zitelle
  • INDIRIZZO Via di San Michele 18, Roma (RM)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Lo studio fotografico Raffaelli Armoni Moretti rappresenta “la più lunga continuità operativa nel panorama della fotografia umbra” attraversando tre generazioni a partire dal fondatore, Luigi Armoni, passando per Luigi Raffaelli fino all’ultima fase di conduzione da parte di Mario Moretti. I tre professionisti hanno documentato con occhio attento ed estrema precisione tutti i mutamenti architettonici di Orvieto, il patrimonio artistico e il paesaggio, ma anche il contesto sociale, la vita della città e delle campagne. Ognuno di loro ha avuto un approccio diverso, una personalità spiccata e riconoscibile anche nell’insieme omogeneo e intrecciato del fondo. Armoni opera in epoca molto precoce, in massima parte nell’età del collodio, realizzando lastre di formato 21x27, focalizzando l’attenzione sulle emergenze architettoniche ed artistiche di Orvieto ma dando il massimo risalto al Duomo e alla sua complessità. Le vedute di insieme della chiesa, gli esterni ripresi sotto ogni angolazione, vengono poi resi più visibili nel dettaglio da Moretti, che molto più tardi (tra 1928 e 1946), si dedicherà a una sorta di “catalogazione” fotografica del duomo, avvicinandosi ai rilievi scultorei, agli elementi di architettura e alle decorazioni pittoriche. Le sue immagini andrano a integrare quanto fatto quasi cinquant’anni prima dal suo predecessore, con una grande armonia e continuità progettuale. Sempre a Moretti dobbiamo la documentazione della Chiesa di San Domenico prima della demolizione e del restauro del 1934: il suo lavoro scongiurò il totale abbattimento previsto per la costruzione della nuova sede dell’Accademia femminile ma gli costò l’alienazione dei federali che lo sollevarono da futuri incarichi. Anche Luigi Raffaelli proseguì la strada aperta dal suocero Armoni ma contemporaneamente si dedicò alla veduta di genere, molto richiesta dal pubblico nell’ultimo decennio dell’Ottocento, e per far questo si trasferisce dallo spazio urbano per riprendere anche gli insediamenti rurali e la vita campestre. Lo stesso Moretti, tra 1930 e 1945 sarà testimone della vita sociale della città di Orvieto, con riprese relative alla quotidianità, e alle attività pubbliche proprie del regime fascista. Tutti i protagonisti di questa società si dedicheranno anche al ritratto fotografico in atelier. La particolarità del fondo è la continuità che sottende anche alle diversità di sguardo e di soggetto, con la volontà costante di documentare un luogo a cui si sente di appartenere. Visionando i materiali si comprende come nel corso dell'attività dell'atelier parte delle lastre originali al collodio siano state progressivamente sostituite con altre alla gelatina, secondo una prassi consolidata che prevedeva l'uso di riprese pressoché identiche alle precedenti, ma con una emulsione più resistente e duratura dal punto di vista conservativo. Il fondo è pervenuto all'ICCD nel 1972, tramite trattativa privata tra il Ministero della Pubblica Istruzione e Mario Moretti, rappresentante legale della ditta, grazie all'interessamento di Carlo Bertelli, allora direttore del Gabinetto Fotografico Nazionale. Attraverso l'acquisizione lo studio rinunciò ad ogni eventuale diritto di riproduzione e le lastre entrarono a far parte del patrimonio del GFN
  • TIPOLOGIA SCHEDA Fondi fotografici
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1201254158
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
  • ENTE SCHEDATORE Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
  • DATA DI COMPILAZIONE 2017
  • DOCUMENTAZIONE ALLEGATA inventario (1)
    inventario (2)

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