Bologna - Chiesa di S. Domenico/ Arca del Santo/ Particolare

positivo, post 1939/10/24 - ante 1939/11/16

Il positivo, incollato ad un supporto secondario in cartoncino grigio a media grammatura, è stato collocato in una busta di carta conservazione e posto orizzontalmente entro una scatola di materiale inerte (all'interno i fototipi sono ordinati secondo il nuovo inventario assegnato)

  • OGGETTO positivo
  • SOGGETTO Scultori - Buonarroti, Michelangelo
    Scultura - Arche sepolcrali - Statue - Santi
    Italia - Emilia Romagna - Bologna - Basilica di San Domenico - Arca di San Domenico
  • MATERIA E TECNICA CARTA
    gelatina ai sali d'argento
  • MISURE Misura del bene culturale 0800676028: 257x190 mm
  • CLASSIFICAZIONE DOCUMENTAZIONE DEL PATRIMONIO STORICO ARTISTICO
  • ATTRIBUZIONI Malenotti, Gino (notizie 1931-1957): fotografo principale
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo Dall'Armi Marescalchi
  • INDIRIZZO Via IV Novembre, 5, Bologna (BO)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Nel faldone BO M 20 dell'archivio pratiche del SABAP BO (vedi Fonti), dedicato al complesso di San Domenico a Bologna, si conserva un carteggio relativo alla richiesta di nulla osta per fotografare le tre sculture dell'arca sepolcrale di San Domenico dovute a Michelangelo Buonarroti. Il celebre studio fiorentino Brogi, rivolgendosi il 12 ottobre 1939 alla Soprintendenza ai Monumenti di Bologna (prot. 4596), richiese di poter riprodurre dall'operatore della ditta, Gino Malenotti, le statuette a tuttotondo di San Petronio, di San Procolo, nonché dell'angelo reggicandelabro. Il seguente 17 ottobre la soprintendenza accordò il permesso - sotteso però al necessario assenso del priore, non ancora espresso - rimanendo in attesa di 3 copie positive per ogni soggetto ripreso (prot. 4604). A qualche giorno di distanza, non avendo avuto l'autorizzazione dai domenicani, lo studio fotografico si rivolse nuovamente al ministero, chiedendo di intervenire per dirimere la questione: "[il] Rettore della Chiesa, mi risulta poco disposto per il fatto che vuole riservare l'esclusività delle riproduzioni di tale monumento ad un fotografo locale. […] Vi sarei obbligato se Voi con la Vostra alta autorità voleste intervenire perché tale consenso mi venga rilasciato senza ritardo, considerato che la riproduzione delle opere d'arte non può essere riservata esclusivamente ad un solo fotografo" (23 ottobre, prot. 4672). A queste date, la ditta locale cui fa riferimento la lettera potrebbe ragionevolmente ritenersi lo studio Villani. Il soprintendente Venè, in data 24 ottobre (prot. 4686), avanzò quindi la richiesta di autorizzazione al rettore di San Domenico, sottolineando la professionalità dello studio Brogi: "pertanto vi invito a voler permettere la riproduzione che, eseguita a perfetta regola d'arte - da non dubitare data la serietà della ditta - servirà a divulgare anche fuori dal nostro paese l'eccellenza dell'opera"; quest'ultimo riferimento chiarisce che l'ente committente delle fotografie era il Kunsthistorisches Institut, l'Istituto Germanico di Storia dell'Arte di Firenze. Il 16 novembre è registrata la notizia della spedizione alla Soprintendenza delle 3 copie richieste (prot. 4889); tra queste un'immagine di ogni ripresa sarà poi inviata a Roma per implementare l'archivio del Gabinetto Fotografico Nazionale (30 novembre, prot. 4955). Nel fondo positivi dell'archivio fotografico si conservano 3 stampe (P_000705, P_000708 e P_000709) sul cui verso è presente il timbro di Brogi, che corrispondono chiaramente ai soggetti descritti nel carteggio. La datazione dei fototipi è compresa tra il 24 ottobre 1939, quando Venè richiese il nulla osta al priore (non è stata reperita l'autorizzazione dei domenicani), e il giorno della spedizione dello stesso materiale. Per la ditta Brogi, Gino Malenotti rappresentò il principale operatore nella fotografia di scultura. L'arca di San Domenico, vero e proprio palinsesto scultoreo realizzato tra il XIII e XVIII secolo, ha avuto una lunga storia di cambiamenti e aggiunte. Il sarcofago duecentesco, lavorato a rilievo da Nicola Pisano e aiuti (Arnolfo di Cambio e il converso domenicano Guglielmo da Pisa) e originariamente poggiato su colonnine, venne arricchito nel secondo Quattrocento dalla cimasa di Niccolò dell'Arca (con piccoli interventi del giovane Buonarroti); e ancora nel 1532 Alfonso Lombardi elaborò la stele istoriata sulla quale poggia il sarcofago. Infine Jean-Baptiste Boudard nel 1768 eseguì il paliotto scultoreo dell'altare su cui è stata collocata l'intera arca
  • TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0800676028
  • NUMERO D'INVENTARIO P_000708
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara
  • DATA DI COMPILAZIONE 2018
  • ISCRIZIONI supporto secondario: verso - Bologna - Chiesa di S. Domenico/ Arca del Santo/ Particolare -
  • DOCUMENTAZIONE ALLEGATA faldone documentario (1)
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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